Il gioco degli opposti – François Morlupi
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Cosa diavolo lega una spietata uccisione avvenuta in Bulgaria e il Commissario di Polizia Biagio Maria Ansaldi di Roma?
Non c’è bisogno del cinquanta e cinquanta e nemmeno dell’aiuto da casa perché, al pari di un quiz televisivo degno di tale nome, la risposta risiede nella domanda, e si tratta appunto del diavolo, nelle sembianze e fattezze, manco a dirlo, dell’uomo.
Una delle odierne e purtroppo innumerevoli personificazioni del male che rendono sempre più insicuro il mondo in cui viviamo è al centro del giallo Il gioco degli opposti che trovate oggi in bella mostra nella sempre allettante vetrina di Thriller Cafè. Griffato François Morlupi, scrittore italo-francese poco più che quarantenne con all’attivo già diversi premi letterari vinti, il romanzo è una nuova indagine dell’oramai navigato e ben noto quintetto di poliziotti del quartiere Monteverde di Roma.
I membri della squadra sono personaggi tanto variegati quanto ordinari, ciascuno con le proprie debolezze, qualità e idiosincrasie. Ma come spesso accade, come le singole tessere di un puzzle, così diverse tra loro ma che trovano il modo di incastrarsi, ogni elemento completa vicendevolmente l’altro, e nel momento del bisogno l’azione individuale diventa squadra.
A guidare il team è il Commissario Biagio Maria Ansaldi, che in fatto di insicurezze, ansie e affini non è secondo agli altri. Lui trova sollievo in tre cose: nell’arte, in particolare nei quadri dei suoi pittori idoli del Novecento, nella compagnia dell’inseparabile cane di nome Caghall (nome omen) e nella confortante presenza di Ciproxin, Discinil, Gaviscon, Imodioum, Lorazepam, Tachipirina e Tavor.
La precedente inchiesta ha lasciato squarci indelebili nella squadra, e adesso, ne Il gioco degli opposti, l’Ispettore Ansaldi è chiamato a indagare su una brutale esecuzione avvenuta in Bulgaria, una nazione dei Balcani risorta dal regime comunista ma che a distanza di quasi un secolo presenta ancora retaggi poco lusinghieri di un’epoca caratterizzata da forti squilibri sociali. Il simbolo di ciò è l’Ispettore Dimitrov, dalla personalità pressoché opposta a quella del nostro Ansaldi, e i due, richiamando celebri coppie poliziesche del grande schermo quanto mai eterogenee (personalmente mi hanno ricordato, con le dovute proporzioni, i film Arma letale e soprattutto Danko) dovranno loro malgrado collaborare per risolvere l’enigma di una catena di efferati omicidi che minaccia di sconvolgere l’intera Europa.
Come si evince dal titolo, sono gli opposti il fulcro di questo romanzo, personalità e fenomeni palesemente differenti, dai percorsi così divergenti che tuttavia, interagendo insieme, riescono, probabilmente meglio di certe affinità, ad essere all’altezza di insidie all’apparenza insormontabili.
Il gioco degli opposti è un libro di oltre 500 pagine, ma sinceramente non mi sbilancio mai nel commentare la lunghezza di un’opera, la ritengo un’opinione molto soggettiva. Fatto sta che la storia si legge con discreta fluidità, e in un’epoca di frenetiche “scorpacciate di conoscenza”, ho la sensazione che immergersi nella trama e nelle odissee della squadra di Monteverde infonda paradossalmente un po’ di salutare decelerazione e perché no, pure un pizzico di refrigerio al riparo da temperature roventi.
Il monito di Morlupi è non dimenticare mai l’opposto degli opposti, ovvero il bene e il male, entrambi frutto del libero arbitrio umano e dalle azioni da esso conseguenti.
Ho iniziato con una domanda e concludo con una domanda: Può esistere il bene senza il male e viceversa? Una risposta ce la dà lo stesso Morlupi per bocca di uno degli antagonisti:
“…del resto l’essere umano è l’unico che prova gioia nel procurare del male ai suoi simili. Tutte le altre specie lo fanno per necessita; lui invece no, per diletto, per passare il tempo. O per raggiungere scopi ben precisi che non siano la mera sopravvivenza”.
Libri della serie "I cinque di Monteverde"
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