Due colpi in uno – Ed McBain
Dopo una manciata di thriller moderni avverto sempre la necessità di tornare al classico. È come il richiamo della foresta per Buck, una sorta di urgenza che viene da lontano.
Il Barman, dietro l’aspetto severo nasconde un cuore d’oro, e mi ha girato da recensire “Due colpi in uno“, una pietra miliare tra la vasta produzione di Ed McBain, al secolo Salvatore Lombino, nato a New York nel 1926 da una famiglia di immigrati di Potenza.
Autore più che prolifico, ci ha lasciato in eredità qualcosa come 130 opere, tra romanzi – scritti sotto numerosi alias – e sceneggiature.
Più di venti film sono stati tratti dai suoi lavori e, pensate, si è occupato in maniera diretta del soggetto di un caposaldo del grande schermo come Gli uccelli di Hitchcock, oltre che di alcuni episodi del tanto amato e mai dimenticato Tenente Colombo.
Non fa eccezione il lavoro che ho sottomano, il cui adattamento è stato presentato al Festival del Film di Cannes proprio quest’anno. Pellicola recentissima, dunque, che vede nel cast un attore navigato come Denzel Washington vestire i panni del protagonista.
Si intitola Highest 2 Lowest, e per ora lo trovate su Apple TV.
“Due colpi in uno” è un poliziesco procedurale, rientra tra gli scritti che fanno capo alla serie più fortunata di Ed McBain, ovvero quella dedicata all’87º Distretto di Isola, una città di fantasia degli States che ricalca la New York degli anni ’50.
Una sequenza di ben 57 libri, nei quali assistiamo alle avventure (e disavventure) della compagine di agenti della menzionata circoscrizione, i quali si alternano tra le pagine del racconto occupando diversi ruoli.
Un racconto corale, pertanto, dove viene a mancare la figura del vero e proprio eroe protagonista, anche se nella seconda parte del romanzo sembra spiccare su tutti la personalità dell’italo-americano Steve Carella, un agente dotato di una buona dose di umanità, che sfrutterà con l’obiettivo di redimere la personalità narcisista del signor King.
Costui incarna infatti la tipica figura del self-made-man, un arrampicatore sociale che, partito dal basso, ha scalato i vertici dell’azienda per cui lavora, la Granger Shoe Company, passando sopra a tutto e a tutti.
Messo alle strette da un gruppo di altri dirigenti che intendono assumere il controllo del consiglio d’amministrazione, architetta un piano per accaparrarsi la maggioranza delle azioni e auto eleggersi presidente.
Per disporre della liquidità necessaria ad acquistare i titoli ipoteca tutte le sue proprietà e, proprio mentre sta per esaudire i suoi sogni, una gang di balordi decide di rapirne il figlio e chiedere per il suo rilascio un ingente riscatto.
Peccato, però, che il bambino finito tra le mani dei cattivi sia invece quello dell’autista di King, simile per età e aspetto al piccolo Bobby, col quale è solito giocare nei dintorni della tenuta di Smoke Rise.
Da questo punto in poi si snoda un serrato thriller che vede gli agenti dell’87º distretto impegnati in una lotta contro il tempo, mentre i furfanti sono in grado di anticipare tutte le loro mosse grazie alle capacità radioamatoriali di Eddie Folsom, un membro della banda che si è costruito un apparecchio capace d’infilarsi sulle onde radio della polizia.
Di fatto, a giocare un ruolo fondamentale nella sequenza degli eventi, è l’intervento di due donne. Da una parte abbiamo Kathy, moglie di Eddie, in totale disaccordo col piano del marito di rapire un bambino; dall’altra Diane, moglie del signor King, che mette in discussione il proprio matrimonio dal momento in cui il magnate decide di non pagare il riscatto per un bambino che non è il suo, dicendo così addio al suo progetto di scalata aziendale.
Due unioni messe in crisi, due donne che d’improvviso s’accorgono che l’uomo che hanno al proprio fianco non è altro che un mostro capace di passare sopra la vita di un bambino, pur di raggiungere i propri obiettivi.
Il tessuto di un romanzo che potrebbe occupare non più di 50 pagine, tanto semplice è la trama, arriva a superare di poco le 200 grazie alla maestria dell’autore nel gestire i dialoghi.
Come detto in apertura del discorso, Ed McBain è stato anche un abile sceneggiatore, i suoi romanzi hanno un taglio cinematografico, dove il parlato è fondamentale per caratterizzare personaggi e situazioni. Di fatto, sembra di leggere un film.
Altro punto a favore di questo autore è la scelta di nomi corti e facili da memorizzare, soprattutto all’interno di un’opera che vede l’avvicendarsi di numerosi personaggi, cosicché il lettore non si senta costretto a tornare indietro per ricordare chi ha detto cosa e perché. Abbiamo infatti i già citati King, Diana e Carella, Kathy ed Eddie, ma anche i detective Parker, Meyer, Hawes, il tenente Byrnes e il tecnico di laboratorio Kronig. E poi Raynolds, Jeff, Liz, Cameron e il capobanda Sy.
Se come me soffrite le ostiche nomenclature dei gialli scandinavi, qui avrete vita facile.
Una gran bella prova d’autore, questa, che non a caso è uscita per la collana Oscar Moderni Cult di Mondadori. Consigliato a tutti gli amanti del classico americano, ma anche dei thriller d’azione e di quei volumi non troppo corposi che si leggono in un finesettimana.
Recensione di Mauro Piva.
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