Serie: "Parker"
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Biografia di Donald Westlake
Donald Westlake è stato uno dei più importanti autori del giallo, e il fatto che sia spesso riuscito a farlo con leggerezza e una magistrale vena di umorismo lo rende ancora più importante e necessario.
Sono molti gli scrittori, anche bravissimi, che riescono a metter in scena omicidi e crimini, investigatori e investigati con una vena dura, cruda, molto realistica, che non risparmia il dettaglio più cruento. Molti, molti meno quelli che, nel parlarci di morte, galera e furti, riescono a farlo strappandoci un sorriso.
Donald Westlake (Brooklyn, 12 luglio 1933 – San Tacho, 31 dicembre 2008) nasce da madre irlandese e da un padre, pastore protestante, mezzo irlandese e mezzo inglese, e trascorre la sua infanzia ad Albany.
Per sua stessa ammissione, frequenta vari college senza molta fortuna e passa anche due anni e mezzo nella United States Air Force e, di nuovo usando le sue stesse parole, impara ben poco se non alcune parole in tedesco.
Segue quindi un periodo ricco di mestieri molto diversi fra loro, periodo che, man mano che il sottoscritto procede con lo scrivere queste brevi biografie per Thriller Café, sembrano essere un passaggio quasi obbligatorio per un numero consistente di grandi scrittori.
E quindi Donald saltella di lavoro in lavoro: si dedica un po’ al teatro, è impiegato presso un ufficio di collocamento e una compagnia di assicurazioni, fa il trovarobe e, evento ben più importante, trova una occupazione in una agenzia letteraria, impegno che si rivelerà molto utile nel futuro.
Ma fra tutti questi lavoretti, in mezzo agli scarsi successi al college, Westlake ha un punto fisso, una certezza che lo coglie quando ha undici anni: sa di essere uno scrittore.
Il problema, al massimo, è il resto del mondo, che non lo sa ancora e che impiegherà almeno altri dieci anni prima di accorgersene.
La prima, fondamentale rivelazione per il futuro Maestro arriva a quattordici anni: ha scritto un racconto di fantascienza, lo fa leggere al padre che, da buon pastore, prima si complimenta con il figlio per alcuni dettagli e quindi gli pone la domanda morale più importante di tutte: perché hai scritto questa storia? Di cosa parla questa storia?
Ci sono molti scrittori che riescono a essere buoni professionisti evitando per tutta la vita questa domanda. Scrivere serve anche a mettere il pane in tavola e non c’è nulla di male in questo, per molti è più che sufficiente.
Ma Donald non può più evitare quel dilemma morale e lo risolve modificando un po’ la domanda, che per lui diventa: cosa significa questa storia PER ME e perché mai dovrei impiegare il mio prezioso tempo a scriverla?
È così che nasce come scrittore: il resto è gavetta, tante letture, l’impiego nell’agenzia letteraria, l’affinare il metodo, lo scovare le tematiche, ma è quella domanda che lo distinguerà da tantissimi altri pur bravi professionisti.
A furia di leggere per manoscritti su manoscritti Donald Westlake assorbe inconsapevolmente o meno un sacco di mestiere, e da lì a riuscire a pubblicare finalmente le sue opere il passo è breve.
Il 1960 è l’anno in cui cede finalmente la diga Westlake e la sua produzione letteraria straripa in vari generi, sotto una gran numero di pseudonimi, inarrestabile ed eterogenea. Ci sono i gialli umoristici, ma anche la fantascienza o le sceneggiature per il cinema.
Tucker Coe, Samuel Holt, Timothy J. Culver, Alan Marshall, Morgan J Cunningham, Curt Clark, Judson Jack Carmichael o Edwin West: i rivoli-pseudonimi formati dal crollo della diga sono tantissimi, ma su tutti devo far emergere Richard Stark, autore di una serie di romanzi aventi come protagonista Parker, un rapinatore professionista che, forse memore della domanda morale postagli dal padre, Donald Westlake descrive e scrive in modo amorale e terribilmente efficace, con uno stile scarno, incisivo, indimenticabile. Parker incontrerà un grande successo e favore da parte dei lettori, al punto di diventare protagonista anche di alcune pellicole cinematografiche.
Impossibile entrare nel dettaglio di una bibliografia sterminata, tradotta e pubblicata solo in parte nel nostro Paese, una produzione che è più importante nell’effetto globale che nello specifico di qualche singola opera.
Meglio quindi ricordare i riconoscimenti tributati a questo grande scrittore.
Non sono molti gli autori che possono vantare ben tre Edgar Award in tre differenti categorie: migliore romanzo nel 1968 con Un bidone di guai (God Save The Mark), migliore racconto nel 1990 per Too Many Crooks e migliore sceneggiatura nel 1991 per Rischiose abitudini (The Grifters). Ricordiamo un altro grande scrittore che è riuscito nell’impresa: Joe Gores.
E che dire della nomination all’Oscar, sempre per la sceneggiatura di Rischiose abitudini? Aggiungiamo il premio Shamus alla carriera ottenuto nel 2004 e il prestigiosissimo Grand Master tributatogli dall’associazione Mystery Writers of America nel 1993, uno dei riconoscimenti più ambiti e qui mi fermo, sono titoli più che sufficienti per fornirci una idea della dimensione di questo autore.
In tempi di scrittura di genere che deve anche essere “impegnata”, di gialli e polizieschi che non possono limitarsi alla pura narrazione ma sembrano quasi avere l’obbligo di essere, “efficace e significativo specchio della società e dei tempi”, un autore come Donald Westlake può forse sembrare superato e desueto.
Così non è, così non sarà mai.







