Salva la faccia, Parker! – Richard Stark

Salva la faccia, Parker! – Richard Stark

Serie: Parker
Editore: Fanucci
Giuseppe Pastore
Protocollato il 24 Gennaio 2026 da Giuseppe Pastore con
Giuseppe Pastore ha scritto 1161 articoli
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Oggi al Thriller Café si va di whisky di sottomarca, bevuto in un bicchiere sbeccato in un motel di periferia. La recensione odierna è dedicata a un classico intramontabile del noir più duro e puro: “Salva la faccia, Parker!” (titolo originale “The Man with the Getaway Face”), pubblicato nel 1963 dal maestro Richard Stark (pseudonimo di Donald E. Westlake).

Se pensate che gli antieroi moderni siano cattivi, non avete ancora fatto i conti con Parker.

Siamo nel seguito diretto del leggendario “Anonima carogne” (“The Hunter“). Parker ha appena compiuto l’impossibile: è sopravvissuto al tradimento della moglie e del suo ex socio, e si è vendicato dell’Organizzazione. Ma ora ha un problema pratico: la sua faccia è su tutti i bollettini dei ricercati. La soluzione? Una clinica clandestina e un bisturi. Parker si regala un volto nuovo, quella che nel gergo criminale si chiama “faccia da fuga” (getaway face).

Ma la nuova identità ha un prezzo, e i fondi di Parker stanno finendo. Il chirurgo, il dottor Adler, è bravo ma avido, e la convalescenza è un lusso che il nostro protagonista non può permettersi a lungo. Così, quando il fidato Handy McKay gli propone un colpo apparentemente pulito nel New Jersey, Parker non può dire di no. L’obiettivo è un furgone blindato. Il piano sembra perfetto. Ma nell’universo di Richard Stark, non esiste un piano che sopravviva al contatto con l’avidità umana. Parker si ritrova a dover gestire non solo la complessità meccanica della rapina, ma anche le variabili impazzite dei suoi complici e le ombre che il suo nuovo volto non è riuscito a cancellare.

Questo romanzo è una lezione magistrale di economia narrativa. Richard Stark scrive come Parker agisce: in modo diretto, brutale, senza una parola di troppo. Non ci sono giustificazioni morali, non c’è introspezione psicologica lacrimevole. Parker è un professionista del crimine. Per lui rubare non è una questione di bene o male, è un lavoro come un altro, da svolgere con la massima efficienza. La violenza non è mai sadica, è solo uno strumento necessario per rimuovere gli ostacoli.

È affascinante come l’autore riesca a farci tifare per un uomo che, oggettivamente, è un mostro sociopatico. La polizia è quasi un rumore di fondo e la tensione deriva solo dal timore che l’ingranaggio perfetto del colpo si inceppi a causa dell’incompetenza altrui.

“Salva la faccia, Parker!” è un ingranaggio a orologeria unto di olio motore e sangue. È il romanzo che consolida il mito di Parker, trasformandolo da semplice personaggio a icona del crime mondiale. Se volete capire dove autori come Quentin Tarantino o Elmore Leonard hanno imparato il mestiere, dovete passare da qui.

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