Crudele come un inverno in Kirghizistan. Brutale come le rivoluzioni ferocemente combattute che hanno devastato questa repubblica dell’Asia centrale, incastonata tra Uzbekistan e Cina. “A Killing Winter“, romanzo d’esordio di Tom Callaghan, proietta il lettore in un mondo molto lontano dalle comodità a cui siamo abituati. Un mondo di corruzione, povertà, cultura tribale e speranze infrante, dove corruzione e massacri sembrano convivere con disinvoltura. Non siamo nel Medioevo, però: è il 2015 e l’ispettore della squadra omicidi Akyl Borubaev, nella capitale del Kirghizistan, Bishkek, inizia la sua giornata lavorativa indagando sulla morte di una giovane donna senza nome. È stata orribilmente massacrata a coltellate e abbandonata ai margini di un parco cittadino, sotto una fitta nevicata.
Non aspettatevi il lusso della polizia scientifica o indagini ad alta tecnologia. Bishkek non è esattamente nel Medioevo, ma sembra ferma al XIX secolo. Un’illegalità dilagante pare permeare il tessuto della società, o almeno di quella parte con cui il rude e cinico Akyl Borubaev deve fare i conti. Prostitute, sfruttatori, tossicodipendenti da krokodil con piaghe purulente, scagnozzi muscolosi e contrabbandieri senza scrupoli. Tutti l’uno contro l’altro per una manciata di valuta locale o per gli onnipresenti dollari americani. Operando quotidianamente in questo mondo oscuro e gotico, Akyl Borubaev è una sorta di detective uscito direttamente da un romanzo di Mickey Spillane, ma che vive e lavora in un paesaggio kirghiso desolante che fa sembrare la New York più violenta un asilo nido.
Borubaev è violento, astuto e abile tanto con i pugni quanto con la pistola. È anche dedito a far rispettare la legge e afflitto dalla perdita dell’amata moglie, morta di recente per un cancro. È un uomo solo e schivo e, miracolosamente, non beve vodka ventiquattro ore su ventiquattro come sembrano fare la maggior parte dei suoi compatrioti. Un John Rebus kirghiso senza l’alcol e con una potenza di fuoco decisamente superiore; altrettanto duro e indipendente — di fatto allergico all’autorità — pur essendo la punta di diamante della squadra omicidi. Una “star” al punto che, quando la vittima viene identificata come la figlia di un ministro, diventa l’uomo di fiducia del capo della polizia. Dall’altra parte della barricata, però, sembra che tutti ce l’abbiano con lui, sia per i suoi metodi sia per il vespaio che inizia a scoperchiare indagando sul crimine. Tutti, dai piccoli delinquenti al “Cerchio dei Fratelli”, la mafia kirghisa.
“Vespaio” è in realtà un eufemismo, dato che la conta dei cadaveri sale rapidamente e in modo raccapricciante, e presto diventa difficile capire chi stia dalla parte di Borubaev, se mai qualcuno lo sia. Tra i possibili alleati figurano Kursan, un lontano parente della moglie — trafficante di vecchia data con un lungo curriculum criminale — e Saltanat, una bellezza tenebrosa che afferma di lavorare per i servizi segreti uzbeki ed è persino più letale di Borubaev con la pistola.
‘A Killing Winter’ non è per i deboli di stomaco: Tom Callaghan non ci risparmia la violenza e la brutalità. A volte mi sono chiesto se la vita in Kirghizistan sia davvero così dura e senza speranza come la descrive; la mia sospensione dell’incredulità da occidentale viziato è stata messa a dura prova in certi punti. Ma non riuscivo a smettere di leggere. Callaghan ha una scrittura potente e gestisce bene la trama, arricchendola con più colpi di scena di quanti tornanti abbiano le strade tra le montagne del Tienshan, al confine tra Kirghizistan e Cina: è davvero difficile prevedere dove andrà a parare.
Lo stesso Borubaev fatica a comprendere i motivi della follia omicida che attraversa Bishkek e il resto del paese, arrivando fino all’Uzbekistan e persino all’interno di una base militare russa ermeticamente sigillata. La portata delle sue indagini — e di questo poliziesco che funziona bene anche come thriller politico — è molto ampia. E il finale è adeguatamente sorprendente e soddisfacente. Ne sono uscito senza fiato e con i nervi tesi, e attendo con ansia la prossima indagine del tenace detective kirghiso.
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