The beast

The beast

Romano De Marco
Protocollato il 18 Aprile 2013 da Romano De Marco con
Romano De Marco ha scritto 5 articoli
Archiviato in: Serie TV
Disponibile su: Amazon Prime Video
Genere: Action

Concludiamo questa breve escursione nel mondo delle serie “rifiutate” dal grande pubblico con un prodotto davvero eccezionale. Parlo di THE BEAST, prodotta nel 2009 dal network A&E. Un immane sforzo produttivo e un protagonista d’eccezione: Patrick Swayze alla sua ultima interpretazione prima della prematura scomparsa. La storia narra le vicende di due agenti infiltrati dell’FBI, il veterano irascibile e risoluto Charles Barker (Swayze) e la giovane recluta Ellis Dove (Travis Fimmel, già visto in vari serial e prossima star del colossal televisivo-storico VIKINGS). Tra i due si crea subito un rapporto d’intesa, turbato dal fatto che a Dove viene chiesto di tenere sotto controllo l’esperto collega Barker, ritenuto corrotto da varie agenzie governative. Tutte e 13 le puntate sono giocate sull’ambiguità del ruolo di Swayze, perennemente in bilico tra il bene e il male, e nel turbamento del suo giovane collega combattuto fra il senso del dovere e la volontà di mostrarsi leale al partner per il quale prova una grande stima.
In questo caso, l’interruzione della serie fu dovuta soprattutto alle difficoltà di recitazione di Patrick Swayze già molto malato e sofferente, spesso in ritardo sul set e in condizioni di salute tali da non essere in grado di girare. Un vero peccato, sia per la dipartita dell’attore (deceduto per tumore al pancreas poche settimane dopo aver girato il tredicesimo e ultimo episodio della serie) che per la cancellazione di quella che prometteva di essere una delle più interessanti novità degli ultimi anni.

In sostanza, tutte le serie citate erano prodotti di qualità, accomunati da un destino implacabile, benché lasciassero intuire un potenziale inespresso pronto ad esplodere col passare del tempo. Ma la vendita degli spazi pubblicitari, il cui costo sale in virtù del numero di spettatori certificati dai dati di ascolto ufficiali, è l’unico potenziale che pare interessare i produttori dei grandi network televisivi. Non ci resta, quindi, che archiviare le “One shot series” aspettando che ci capiti per le mani un altro dei tanti capolavori periodicamente sfornati da una industria televisiva che pare non conoscere segni di cedimento, al contrario di quella nostrana che continua, imperterrita, a clonare stancamente i suoi format politically-correct fatti di preti, suore e mamme detective, sempre più edulcorati, anemici e uguali a se stessi.

Recensione di Romano De Marco.