Quattro presunti familiari – Daniele Mencarelli
C′è un nuovo, grande scrittore di noir in circolazione ed è italiano. ″Quattro presunti familiari″, edito da Sellerio, è il primo noir di Daniele Mencarelli, uno scrittore già noto al grande pubblico anche per la serie televisiva Netflix tratta dal suo celebre romanzo ″Tutto chiede salvezza″.
Mencarelli è un poeta e il suo approccio al noir, il genere narrativo, a mio parere, più poetico in assoluto, è quello di chi conosce l’importanza e il peso di ogni singola parola.
Se Chandler, per creare un clima di sospensione e attesa scriveva (cito a memoria) che non esiste nulla di più vuoto di una piscina vuota, lo scrittore romano, con le medesime intenzioni di quello statunitense, ci rende consapevoli che ″la speranza, quando dura troppo, diventa una forma di violenza.″
″Quattro presunti familiari″ è un capolavoro a partire dal titolo. Generalmente il soggetto ″presunto″ è ″colpevole″, ″innocente″, ″vittima″ o ″autore″ di un reato. Nel romanzo, di ambientazione contemporanea, i presunti sono i familiari della persona il cui scheletro viene scoperto a Norma, nell′agro pontino, da due cacciatori. I carabinieri di Latina decidono di convocare due coniugi attempati (i Martelli), una donna (Liliana Parrino) e un ragazzo (Lucio Marini) che, una ventina di anni prima, hanno perso le tracce, rispettivamente, della figlia, della sorella e della madre. La chiamata è leggermente prematura perché l’esame del DNA è in corso e, quindi, i quattro si trovano a convivere sotto lo stesso tetto, la pensione della signora Garvan, gentilmente offerta dal comune laziale.
La voce narrante è quella del giovane carabiniere, Circosta, una antieroe dei nostri tempi pieno di dubbi e contraddizioni, cui viene affidato l′eterogeneo gruppo di superstiti. Circosta subisce il fascino del brigadiere Liberati, personaggio negativo a tutto tondo e, soprattutto, contagioso nell′esercizio banale del male quotidiano.
E poi ci sono i quattro presunti familiari: Mencarelli riesce a renderli umani fino all’antipatia. I Martelli sono strazianti e insieme insopportabili; Liliana Parrino è dura e respingente; Lucio Marini è ″invisibile″, ma con un lato cupo che affiora in modo inquietante, con la plurima richiesta di sostanze stupefacenti da cui è dipendente.
Uno degli elementi più interessanti del romanzo è l’atmosfera creata dall’autore che si può definire realistica con discese nel perturbante. L’episodio della ″figura di donna″ intravista dai familiari fuori dalle finestre, donna che sembra assumere le fattezze diverse attese da ciascuno dei parenti, non è tanto un topos della narrativa horror (che non appartiene a questo romanzo) quanto una metafora narrativa: quando il dolore raggiunge determinati livelli, la realtà diventa plasmabile.
La prosa è asciutta, con dialoghi serrati e un io narrante che alterna osservazioni brutali a improvvisi cedimenti emotivi.
Il romanzo, da noir autentico, non offre consolazione. Neanche alla fine della storia quando i poveri resti verranno attribuiti a una delle scomparse.
Il libro lascia addosso una sensazione fastidiosa e, per questo, salutare: la verità è necessaria, sì, ma non necessariamente consolatoria. Certi dolori, con il tempo, invece di finire, cambiano semplicemente forma.
Recensione di Enrico Ruggiero.
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