Maschi a pezzi – Eliza Clark
Al Thriller Café oggi è protagonista “Maschi a pezzi“, romanzo edito da Bollati Boringhieri. Si tratta del thriller d’esordio di Eliza Clark (Newcastle, 1994), un libro con cui l’autrice britannica ha ha ottenuto importanti riconoscimenti letterari nonché una trasposizione teatrale.
La storia, tutt’altro che semplice, trascina lentamente ma inesorabilmente il lettore in un precipizio di cui non si intravede il fondo. La protagonista, Irina detta Rini, ha ventotto anni, fa la barista ma vive ai margini: fotografa borderline, dipendente da droga e alcol, a un passo dall’anoressia. È ossessionata dal ritrarre uomini comuni, talvolta dall’aspetto ambiguo o effeminato, che adesca per le strade di Newcastle convincendoli a posare “anche insieme a lei” in scatti espliciti destinati a una clientela ricca e perversa appassionata del fetish. Ha un pessimo rapporto con la madre, dipendente dal botulino, che la critica continuamente, specialmente per i suoi scatti fotografici, e un’unica vera amica, Flo, che si prende cura di lei. Anche Flo, però, possiede una personalità complessa e disturbata. Infatti è ossessionata da Irina con cui ha una relazione sentimentale altalenante, tanto da riversare su un blog tutto ciò che accade nella propria vita e in quella dell’amica. Durante un periodo di congedo forzato a seguito di un’aggressione subita al lavoro, Irina viene invitata a esporre i suoi scatti in un’importante galleria londinese. La sua vita sembra finalmente prendere la giusta piega. Ma la ricerca ossessiva tra i vecchi book fotografici degli scatti migliori da esporre, riporta Irina inevitabilmente indietro nel tempo, costringendola a fare i conti col passato e a dover rivivere frammenti di vita che riteneva di aver rimosso. Irina narra la storia in prima persona e la sua voce si alterna a quella di Flo, attraverso il suo blog e gli sms. Ciò crea un duplice punto di vista, amplificando maggiormente il disagio, l’ossessione e la fragilità celata delle due protagoniste.
Durante l’ excursus narrativo e i dejà vu, si avrà modo di vedere come Irina ribalta completamente lo stereotipo dell’uomo macho: ora è lei a occupare quel ruolo. Da adolescente che concedeva il suo corpo a un professore in cambio di voti, diviene una figura dominante, manipolatrice e predatoria. A causa della sua personalità destabilizzata e destabilizzante, Irina passa continuamente dal subire il dolore ad infliggerlo agli altri, senza alcuna reale soluzione di continuità, alternando anche gesti di autolesionismo. Sceglie gli uomini, li mette in posa, li modella quasi fossero sculture sessuali da esibire. Li usa, li sfrutta, li trasforma in oggetti del proprio sguardo e strumenti del proprio tornaconto economico. Irina, utilizzando le sue stesse parole, si ispira al voyeurismo cinematografico di Pasolini: guarda e ritrae gli uomini allo stesso modo in cui di norma il corpo femminile viene osservato e desiderato. Qui, però, sono i maschi a diventare oggetto del desiderio.
La scrittura di Eliza Clark è scevra di orpelli: dura, algida, capace di colpire e mettere ko il lettore; addirittura si sarebbe tentati di interrompere la lettura. Il perno fondamentale del racconto è il disagio giovanile e il vuoto esistenziale, che i personaggi tentano di colmare con droga, alcol e sesso. Non è certamente un argomento nuovo, ma l’autrice riesce comunque ad inquadrare un tema così scottante ed attuale da un’angolazione che fa la differenza. A ciò si aggiunge un mix di terminologia contemporanea, cultura online e ritmo serrato che crea un romanzo crudo, disturbante che spesso disorienta: una vera e propria sad hot girl novel. La protagonista mette a nudo il mal di vivere posto in essere dalla sua generazione che è incapace di dare un senso alla vita e di colmare il vuoto interiore. Irina non si assolve per il suo essere borderline, anzi spesso se ne compiace. Nel contempo, come molti giovani della sua età, è pronta a scaricare sugli altri la responsabilità di ciò che le accade. Ma di fatto è lei stessa, come per i personaggi che le fanno da corollario, a scegliere consapevolmente l’autodistruzione e gli eccessi. Non è un thriller classico, ma un noir psicologico, con elementi fetish ed erotici.
Un noir tossico: il confine tra il carnefice e la vittima non è ben definito con un continuo ribaltarsi dei ruoli. Il romanzo non dà soluzioni né risposte, anzi lascia il lettore con un legittimo dubbio: è realmente accaduto tutto quello che ci ha raccontato Irina? È un romanzo consigliato non a chi si arrende alle prime pagine tentando di chiudere il libro ma a coloro che sono in grado di reggere una continua tensione emotiva. Infatti le costanti droga, degrado e pornografia si amplificano pagina dopo pagina con un crescendo estenuante e ripetitivo.
I lettori più giovani dovrebbero approcciarsi a questo romanzo cogliendone la dimensione dissacrante e autoironica, e non come modello da emulare. Infatti, quello raccontato da Eliza Clark, in modo crudo e spesso volutamente sgradevole, è un girone dantesco contemporaneo fatto di dipendenze, autodistruzione e vuoto emotivo: è una discesa all’inferno dalla quale difficilmente si può riemergere.
Fedele all’originale la traduzione di Francesca Manfredi che ha mantenuto intatto lo slang contemporaneo del romanzo, contribuendo a renderlo ancora più incisivo e autentico.
Recensione di Gaetano Balsamo.
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