L’ora delle decisioni irrevocabili – Enrico Picardi

L’ora delle decisioni irrevocabili – Enrico Picardi

Redazione
Protocollato il 2 Ottobre 2026 da Redazione
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Già incontrato ne “Il leone sul monte“, ritroviamo oggi al Thriller Café Alfredo Buscaglia, il funzionario di polizia protagonista della serie di romanzi storici di Enrico Picardi. La sua nuova storia si intitola “L’ora delle decisioni irrevocabili“: ve la presentiamo qui a seguire.

Siamo nel Giugno 1940. Mentre l’Italia si affaccia sul baratro del secondo conflitto mondiale, Buscaglia è tornato a Casale Monferrato, portando con sé la ritrovata consapevolezza del proprio mestiere, ma anche i germi del dubbio. Abituato per indole e per ruolo al rispetto rigoroso delle gerarchie e della disciplina, si trova ora a fare i conti con un apparato statale che non gli ispira più una fiducia incondizionata.

La sua nuova indagine parte con una morte che solo a prima vista pare una tragica fatalità. A Villa Serena, clinica irreprensibile, perde la vita una governante. La donna era stata internata frettolosamente con l’etichetta di “impazzita”, ma raccontava una verità scomoda: l’esistenza di un figlio segreto nato da un legame con una potente dinastia industriale. Solo il delirio di una mente malata? Buscaglia vuole vederci chiaro e investigando arriva a scoperchia un vero e proprio vaso di Pandora, fatto di silenzi complici, cartelle cliniche addomesticate e segreti borghesi che la buona società ha deciso di seppellire sotto il tappeto del decoro.

Tutto questo sullo sfondo di un’Italia che muta pelle. Il tempo della narrazione scorre attraversando il logoramento della dittatura, la caduta del fascismo e lo sbando dell’8 settembre. E mentre la Nazione cambia, anche il protagonista si trasforma, perché in un Paese che si sfalda indossare una divisa e servire lo Stato non significa più necessariamente servire la giustizia. Fino a che punto – si chiederà – si può restare fedeli a un’istituzione, quando questa ha smesso di incarnare i valori in cui crediamo?

Questa la vicenda che in breve racconta “L’ora delle decisioni irrevocabili“: se volete saperne di più, proseguite la lettura con le nostre domande all’autore e un breve estratto, qui a seguire.

Tre domande all’autore

Com’è nato questo libro?
È nato dalla necessità di non lasciare Alfredo Buscaglia fermo al 1938. Il leone sul monte chiudeva un’indagine, ma lasciava aperta una domanda più grande: che cosa succede a un uomo delle istituzioni quando la storia mette in crisi proprio le istituzioni alle quali ha affidato la propria identità? Portarlo dal 1940 al 1945 significava sottoporlo a una prova diversa da quella di un singolo caso criminale. La guerra, la caduta del fascismo e l’8 settembre obbligano Alfredo a verificare, giorno dopo giorno, se obbedienza, legalità e giustizia coincidano ancora. Il romanzo è nato da questa frattura.

Qual è la cosa che i lettori potrebbero apprezzare di più nel romanzo?
Credo il fatto che l’indagine non venga mai separata dalla dimensione umana e istituzionale del protagonista. Buscaglia non è un investigatore onnisciente né un eroe senza esitazioni: è un funzionario che conosce il peso delle procedure, delle gerarchie e delle responsabilità. Il lettore segue quindi un mistero, ma nello stesso tempo vede come ogni scoperta cambi valore quando entra in contatto con il potere, con la famiglia e con la storia. Mi interessava che la tensione nascesse non solo dal sapere chi ha fatto cosa, ma anche dal chiedersi che cosa farà Alfredo quando finalmente lo saprà.

Quanto conta la Storia nella costruzione del romanzo?
Conta moltissimo, ma non volevo che diventasse una lezione inserita dentro un giallo. Gli avvenimenti storici sono la pressione che agisce sui personaggi: modificano il significato di una divisa, di un ordine, di una fedeltà, perfino di una scelta privata. Ho cercato di far entrare il periodo 1940-1945 nella vita quotidiana e nelle decisioni di Buscaglia, senza trasformare i personaggi in semplici strumenti della cronaca. La vicenda è narrativa, ma il contesto storico serve a rendere più difficile ogni scelta e a togliere progressivamente ad Alfredo la possibilità di rifugiarsi in risposte semplici.

Estratto

CAPITOLO 1 — LA PORTA
Quando arriva davanti alla porta di casa, Alfredo Buscaglia si blocca.
Ha la chiave già pronta fra le dita e il cappello nell’altra mano. Dovrebbe entrare. Dietro il legno sente muoversi la vita che conosce: un piatto appoggiato sul tavolo, il passo leggero di Ines, la voce di Carlo che dice qualcosa da una stanza all’altra, Enrica che risponde con voce stanca.
Resta sul pianerottolo.
Prima di partire si è lavato le mani due volte. La prima al Ministero, al termine dell’incontro col Ministro. La seconda alla stazione, in un lavabo piccolo, sotto un filo d’acqua fredda che non portava via bene neppure l’inchiostro dalle dita.
Le guarda adesso.
Sono pulite.
Eppure, sente ancora addosso l’odore della camera di sicurezza. Il fiato dell’uomo che Giorno e Ozzano avevano cercato di impiccare per trasformare un delitto in suicidio. Il sudore dei due quando erano stati sorpresi. La paura improvvisa che compare negli occhi degli uomini nel momento esatto in cui capiscono che l’impunità è finita. E il peso della stanza del Ministero, dove aveva consegnato ciò che non poteva più trattenere.
Alfredo non prova rimorso.
Li ha arrestati. Ha fatto ciò che doveva fare. Se tornasse indietro, impartirebbe gli stessi ordini, con la stessa voce e forse con meno pazienza.
Non è rimorso.
È qualcosa che gli somiglia soltanto da lontano.
La conoscenza precisa di ciò che gli uomini possono fare quando portano una divisa, conoscono i corridoi e sono convinti che nessuno arriverà ad aprire la porta al momento giusto.
Per anni Alfredo aveva pensato che il mestiere consistesse soprattutto in questo: arrivare in tempo. Mettersi fra chi può fare violenza e chi non ha modo di difendersi. Separare i fatti dalle parole che cercano di nasconderli. Impedire che la forza privata, il denaro, la paura o il potere decidano da soli ciò che è vero.
Nel caso appena concluso era arrivato in tempo.
Non sempre. Non per tutti. Ma abbastanza.
Non per Sandra D’Acquino, di cui aveva ricostruito la morte. Aveva seguito la polvere, il furgone, le carte, gli uomini delle forniture. Era entrato nella Cittadella e ne era uscito con più domande di quante ne avesse portate. Aveva visto il leone sul monte prendere forma sulle bandiere di Grazzano e aveva capito che la frase di una morente saliva molto più in alto di quanto un commissario di provincia potesse raggiungere con un verbale.
Aveva arrestato i responsabili che poteva arrestare.
Gli altri li aveva consegnati allo Stato.
La parola gli si ferma dentro.
Lo Stato.

Enrico Picardi

Enrico Picardi è autore di narrativa e saggistica storica. Nei romanzi della serie “Le indagini di Alfredo Buscaglia” racconta l’Italia tra fascismo, guerra e crisi delle istituzioni attraverso lo sguardo di un funzionario di polizia chiamato a misurare continuamente la distanza fra legge, potere e giustizia. Il primo volume, “Il leone sul monte“, è ambientato nel 1938; “L’ora delle decisioni irrevocabili” segue lo stesso protagonista dal 1940 al 1945. Picardi ha pubblicato anche il saggio “Mussolini e Petacci. Indagine su un duplice omicidio“, costruito come una verifica critica di luoghi, corpi, testimonianze e versioni sulla morte di Benito Mussolini e Claretta Petacci. Nei suoi lavori la ricostruzione storica non è soltanto sfondo narrativo, ma il terreno sul quale i personaggi sono costretti a scegliere.