L’effimera gloria di un numero zero – Antonello Breggia
Antonello Breggia (Milano, 1960), coniugato con una figlia, laureato in Economia e Commercio all’Università Cattolica di Milano, dirigente d’azienda. Dopo il successo ottenuto con il romanzo storico d’esordio “Che cosa resta” del 2022, si è cimentato nella nuova opera “L’effimera gloria di un numero zero”, edito da Baldini+Castoldi nel 2026. Una financial story ambientata nel mondo dell’economia e della borsa, ma con risvolti psicologici ed introspettivi.
L’esistenza di Alberto Bresciani viene sconvolta dalla notizia dell’acquisizione da parte di un Fondo americano della Diamond Spa per cui lavora. A questo si aggiunge un nuovo CEO implacabile e disumano, meccanismi decisionali, rivalità interne e una promozione incerta. Alberto si ritrova così coinvolto in dinamiche di potere sempre più rischiose. Una morte improvvisa cambia la sorte del protagonista segnando una svolta decisiva alla sua professione. Ma un pericoloso contratto minaccia il crollo dell’azienda, costringendo il Bresciani a scegliere tra ambizione, morale e sopravvivenza. Una decisione difficile per un uomo scarsamente flessibile, integerrimo e per il quale non sussistono sfumature: o bianco o nero.
Lo stile del racconto risulta misurato ed elegante, con una scrittura che privilegia la precisione espressiva rispetto all’effetto spettacolare. I due protagonisti principali, sapientemente costruiti e sviluppati, sono Alberto Bresciani e Donald Schollandere.
Il primo (iniziali uguali e credo altre analogie con lo scrittore), ultra cinquantenne, responsabile amministrativo della Diamond Spa, dei fratelli Mario e Laura Marini, specializzata nel settore di prodotti di nicchia per una clientela esclusiva. Sposato con Virginia e padre della diciassettenne Alice, ama il Milan e le lunghe passeggiate. Profondamente insoddisfatto della sua mancata progressione di carriera.
Il secondo, Donald Schollander, anch’egli poco più che cinquantenne, alto, fisico imponente, capelli rossi, un sorriso sinistro che mette in soggezione, e salutista convinto (fatta eccezione per il vizio del fumo). E’ il nuovo CEO della Diamond, incaricato di risanare l’azienda per quotarla nella borsa di New York.
Entrambi hanno un obiettivo ben preciso. Alberto Bresciani aspira a migliorare il suo status all’interno dell’azienda mentre Donald Schollander, nella mansione di CEO presso la Diamond, guadagnerebbe due milioni di dollari con i quali progetta di acquistare una casa a Venice Beach, in California, per passare più tempo con la compagna.
Attorno ai due protagonisti gravitano altri personaggi in parte delineati ma non secondari. Sara Riva, affascinante responsabile dell’ufficio legale ed ex di Bresciani. Fabiola Conti, responsabile del Controllo di Gestione, bellissime gambe esaltate da vertiginose minigonne e scarpe tacco 12. Emanuele Anselmi, Chief Financial Officer. Giovanni Bonaldi Pucci, direttore generale e Amministratore Delegato, forzatamente dimissionario, spodestato da Donald. A essi si aggiunge il Capo del personale Giovanni Colombo, freddo calcolatore al quale interessa solo mantenere il proprio posto di lavoro.
Grazie a un evento funebre Alberto Bresciani riesce a realizzare il suo sogno e viene nominato CFO al posto di Anselmi, anche se osteggiato dal capo del personale. Ma i progetti dei due protagonisti principali, che, messi a confronto, hanno dei “credo” differenti, sembrano crollare all’improvviso spazzati via come castelli di carte. Donald scopre un buco nel bilancio di 30 milioni di euro per un contratto stipulato da Mario Marini con una banca giapponese e mai dichiarato, e così rischia la sua credibilità e il lavoro di CEO. Dal canto suo Bresciani con il diktat di falsare al ribasso il bilancio si trova ad un bivio: mantenere la posizione da poco acquisita per la quale ha sgobbato una vita, o cedere ai compromessi e andare contro la propria coscienza.
Non riuscendo a portare a termine il compito affidatogli, Bresciani viene quindi scavalcato da un suo sottoposto, messo con le spalle al muro, e dovrà accettare di andare via dall’azienda. Ma il Fato ci mette nuovamente lo zampino e la situazione si ribalta indirizzando la storia su nuovi imprevedibili scenari.
Il romanzo, che possiamo definire “caper story“, è incentrato sulla costruzione dei personaggi privilegiando l’interiorità rispetto all’azione: al centro non ci sono gli eventi, ma l’evoluzione psicologica, emotiva e decisionale dei protagonisti. La narrazione esplora conflitti interni, desideri e dilemmi personali, creando un legame più profondo con il pubblico. La trama è guidata dalle scelte dei personaggi, fortemente caratterizzati e determinanti per lo sviluppo della storia.
In questo tipo di narrazione, l’interesse principale risiede nel percorso umano e nella crescita individuale più che nei colpi di scena. Antonello Breggia descrive dettagliatamente il complesso mondo economico/finanziario delle quotazioni in borsa e dei bilanci aziendali. Passaggi nei quali il ritmo tende a dilatarsi e rallentare con un’apparente perdita di incisività narrativa, ma di fatto le minuziose informazioni inserite dall’autore sono propedeutiche al divenire della vicenda.
Un romanzo consigliato a chi ama le storie più riflessive, a chi cerca una narrazione più introspettiva invece che azione e colpi di scena, e a chi crede nel “karma”.
Recensione di Gaetano Balsamo.
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