L’algoritmo del male – Francesco Galardo

Editore: Homo Scrivens
Tatiana Vanini
Protocollato il 6 Giugno 2026 da Tatiana Vanini con
Tatiana Vanini ha scritto 113 articoli
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Il riassunto
L’algoritmo del male – Francesco Galardo

Francesco Galardo (Napoli, 1967) esperto di economia, torna in libreria con il seguito del thriller finanziario “Default“, “L’algoritmo del male“, riprendendo proprio da dove si era fermato.

Sono passati quattro anni dal Default che ha messo in ginocchio il mondo e cancellato in un attimo i risparmi e i sogni di miliardi di persone. Una vera e propria apocalisse, dalla quale non si vedono vie d’uscita, o forse sì, perché i governi occidentali, gli Stati Uniti in primis, stanno per attuare una nuova politica, che libererà il mondo dal denaro, introducendo i crediti che verranno assegnati a ogni persona in base a un algoritmo. Spacciato come il modo per abbattere le diseguaglianze, dando valore al merito, è la gabbia finale nella quale rinchiudere tutti. Ma dov’è Giovanni Santoro? Il traditore che tutti considerano il responsabile del Default? Morto o vivo? Colpevole o innocente? Colui che ci ha portati sulla strada della dannazione o l’unico che ci può salvare? Di certo c’è che sua figlia Maria, è sulle sue tracce, decifrando puzzle di numeri, equazioni e versetti biblici che il padre le ha insegnato a leggere, maneggiare e usare e che ha disseminato come una caccia al tesoro. Il destino dell’umanità è nelle mani di Maria e dell’algoritmo, chi vincerà la partita è una storia tutta da leggere.

L’algoritmo del male è un cyber thriller che corre, velocissimo, tra scene d’azione, ricerche, indizi svelati e codici da scrivere. Essendo il seguito di Default, la lettura dell’opera precedente è imprescindibile per capire cosa sta succedendo. Si riparte da dove si era concluso, anzi, il nuovo romanzo motiva alcune scene finali di Default che potevano apparire deboli, ci riporta a Giovanni e dà spazio alla figlia di Santoro, Maria.

Maria è un personaggio molto interessante. Là dove suo padre è genio e follia, freddo calcolo e un continuo contare, dove i numeri servono a tenere sotto controllo la sua mente, Maria è intelligenza allenata, formata fin da piccola per comprendere il linguaggio del padre, ma soprattutto è carne, sangue, sentimenti, rabbia, abbandono e amore. Maria si arrabbia, si dispera, cade e si rialza, prova, sbaglia e alla fine comprende, ma riusciamo a capirla, sebbene non a seguirla in tutti i suoi passaggi mentali.

La penna di Galardo in questo libro è intensa, scorrevole, ma a volte ha una sovrabbondanza di effetti speciali, tanto che certe azioni risultano, a una lettura attenta, confuse, quasi come se mancasse qualcosa, un passaggio saltato. Inoltre, soprattutto nei capitoli dedicati a Giovanni, nella sua condizione di ostaggio, drogato e rinchiuso, ci sono delle ripetizioni che unite a una scrittura più criptica per dare un senso di angoscia e mistero, non si assorbe con totale piacere.

L’algoritmo del male“, come tutti i libri di Galardo, non è uno scritto da leggere dritto per dritto. La scrittura è a strati, a tratti allegorica, metaforica, per mitigare in una lettura adrenalinica le storture del nostro tempo, le trappole che stanno scattando intorno a noi e non vengono valutate davvero pericolose. Come ci è stato mostrato in “Default“, il mondo della finanza gioca con molti più soldi di quello che esistono realmente, con la ricchezza in mano a pochi. In L’algoritmo del male, proprio come stanno facendo le eminenze grigie che nel libro manipolano la sorte di tutti, ci sono vari stadi di catene che si avvolgono come spire intorno alle persone. Noi, come moderni Laocoonte, stiamo per essere stritolati dall’algoritmo, che sempre più spesso decide cosa dobbiamo scrivere, quali opinioni possiamo esprimere, difatti dirigendo il pensiero e ingabbiandolo. L’algoritmo decide cosa ci piace, cosa comprare, come vivere in base alle scelte fatte in precedenza e che lui ha immagazzinato ed elaborato, nel mondo di Galardo andiamo un passo oltre, per decidere chi mangia, chi si cura, chi viaggia in auto, insomma chi vive e chi muore. Un passo oltre, ma basta riflettere un po’ per capire che non è così tanto oltre.

Come sempre la Bibbia torna, coi suoi versetti, come codice principale usato da Santoro, come ponte tra terra e cielo. Chi conosce la produzione letteraria dell’autore, non si stupisce di questo filo conduttore, chi magari non ha letto la prima opera di Galardo Il viaggio dell’anima, potrà non capire le ragioni profonde dietro la scelta, ma trovare l’unione di sacro e terreno suggestiva e interessante.

L’algoritmo del male” trasforma il mondo in un gioco, dove le pedine si muovono su un percorso prestabilito, dove tutte le variabili sono state calcolate e previste. In campo ci sono i buoni, che non sono così specchiati e tanti cattivi con diversi livelli di colpa da scoprire. Il romanzo scuote, è questo il suo scopo, al di là dell’essere una lettura piacevole e accattivante. Galardo vuole che le persone riflettano, risveglino l’attenzione e guardino a certi slogan con diffidenza.

Il finale lascia una porta aperta, proprio come la creatura di Santoro che ha uno spazio nel quale una variabile può infilarsi. Galardo ci porta dove i numeri non sono solo numeri, seguono delle regole e a volte mentono, e poi ci racconta dell’ego umano, delle decisioni avide, del silenzio, dell’accettazione supina e del risveglio della coscienza in alcuni, che forse sarà l’unica speranza di salvezza.