La famiglia – Jo Nesbø
Dopo “Il fratello”, Jo Nesbø riporta in libreria i fratelli Opgard, Roy e Carl, i loro omicidi, i mille guai e i modi per sfilarsi, per un noir intenso, avvolgente, ad alto tasso di adrenalina.
Nesbo non ha bisogno di presentazioni. Attore, musicista e scrittore di romanzi appassionanti che vendono sempre milioni di copie, è diventato famoso con la serie su Harry Hole, ma ha anche scritto divertenti libri per bambini, raccolti nella serie dello scienziato pazzo Dottor Prottor. Nel 2022 è uscito “Il fratello” facendo conosce gli Opgard al pubblico. Ora ritornano ed è di nuovo un successo.
Comprensibile da solo, anche senza aver letto il libro precedente, “La famiglia” si fa amare dalle prime pagine. La scrittura è ritmata, confortevole e confidente, perchè la narrazione in prima persona da parte di Roy Opgard, il maggiore dei fratelli, non solo fa vivere in presa diretta le azioni, ma permette di esplorare la morale e l’etica di quest’uomo che non è buono, ma in alcuni casi ha abbastanza ragioni dalla sua parte da farci apprezzare quello che è: alla somma dei fatti, un assassino.
In “La famiglia” i guai cominciano subito con il progetto per costruire una galleria che taglierebbe fuori dalle rotte turistiche e isolerebbe il paese di Os, dove gli Opgard hanno tutte la attività: l’hotel, la pompa di benzina, il negozio, il podere, appartamenti, un locale, la nuova villa di Carl. Possedimenti di valore che diventerebbero polvere, condannando Os stessa a diventare una città fantasma. In più c’è un agente rurale deciso a far luce sul suicidio del proprio padre, che si mette a recuperare le auto finite nel dirupo della curva delle capre, deciso a trovare le prove dei crimini di Roy e Carl. Tanti problemi per i quali Roy, da buon fratello maggiore e come ha sempre fatto, s’incarica di trovare una soluzione definitiva, non legale, ma che gli permetta di continuare a vivere tranquillo, magari con qualche rimorso di coscienza, ma nemmeno troppi.
C’è da divertirsi in questo libro. Può disorientare il punto di vista criminale che l’autore adotta per la sua opera, soprattutto se si è estimatori di Harry Hole che, non è un santo, ma persegue la giustizia. Roy e Carl sono assassini. Fanno di necessità virtù, sono nati e cresciuti in un ambiente ostile, con estati calde e brevi e inverni rigidi e difficili, in una cittadina di mille abitanti. Il padre ha impartito loro la lezione definitiva: solo la famiglia è importante, solo la famiglia conta e per tutto il resto siamo noi contro di loro. Un padre che ha inflitto più dolore che regalato amore; una madre che per amore del marito ha sacrificato i figli. Con queste fondamenta è normale che i fratelli siano cresciuti contando solo uno sull’altro, scoprendo che per salvarsi non si parla, non si chiede, ma si agisce.
Partendo da questo, man mano che nel libro vengono raccontati i pregressi e cosa ha portato alle soluzioni definitive, non solo si entra in empatia con i protagonisti, ma ci si scopre vicini a Roy, non solo il narratore, ma di certo il più affidabile dei fratelli. Roy è quello che ripulisce i casini, risolve e si fa carico dei problemi. Carl è più impulsivo, si prende quello che vuole, quando vuole, convinto che il mondo e il fratello, siano in debito con lui. Si vogliono bene, certo, si affidano l’uno all’altro mostrando una famiglia, disfunzionale, ma una famiglia, e al contempo sono il primo esempio della grande domanda dell’opera: fino a dove ci si può spingere per amore di un famigliare? Fino a quando si scusa, si perdona, si giustifica, sulla base di un legame forte come quello del sangue?
Altri esempi di legami famigliari vengono offerti da diversi personaggi, che per il ruolo che hanno nel romanzo, non si possono definire secondari. C’è l’agente rurale Kurt e la sua ricerca di verità per il proprio padre; c’è Natalie, che dal padre si era distaccata, che avrebbe tutte le ragioni per odiarlo, eppure ha il cuore diviso a metà tra rabbia e amore; c’è l’ex sindaco Jo che cerca di essere l’esempio di famiglia per la figlia e per il genero.
Padri e figli, che sono il tema forte, profondo, emozionante di “La famiglia”, un libro dove c’è tanto per riflettere.
Non essendo un romanzo di mera narrativa, ma un noir in grande stile, adrenalina e altri tipi di emozioni vengono offerti dalle sorprese, dai piani, dai capovolgimenti, da ciò che sembra e da ciò che poi si rivela e gira intorno a diversi crimini. Ci sono truffe, delitti, raggiri. Accanto al calcolo e alla lucidità di ragionamenti raffinati, ci sono azioni mosse dalla rabbia, dalla vendetta e dalla disperazione. E dove c’è un’azione c’è poi una reazione e parare le reazioni a catena diventerà un gioco di equilibri e agilità mentale non solo difficile, ma sincopato.
Roy paragona la sua vita a un video game, dove deve schivare i pezzi di un asteroide che si fanno sempre più veloci e numerosi. In un gioco puoi aspettare la fine in relativa serenità, al massimo con un po’ di delusione, ma quando tutto ciò accade nella vita, il game over è un’eventualità da evitare ad ogni costo.
Belli i dialoghi, sono perfetti per mostrare la storia e, in alcuni casi, in loro si ritrova un sarcasmo, un’ironia beffarda, che rende la lettura più leggera.
“La famiglia” è un romanzo intenso che si beve e descrive l’essere umano: colui che cammina in bilico tra luce e ombra. Qui le ombre sembrano predominanti e vi stupirete di trovare del buono, del bello e della luce.
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