Intervista ad Anna Bailey

Intervista ad Anna Bailey

Federica Cervini
Protocollato il 22 Agosto 2025 da Federica Cervini
Federica Cervini ha scritto 53 articoli
Archiviato in: Interviste

L’ospite al bancone del Thriller Café per lo spazio interviste è oggi la scrittrice inglese Anna Bailey, di cui Federica ha letto e recensito qui il thriller “I nostri ultimi giorni selvaggi”.

Cresciuta nel Gloucestershire, dopo aver studiato scrittura creativa alla Bath Spa University si è trasferita in Colorado, e quando è rientrata in Inghilterra ha scritto “I nostri ultimi giorni selvaggi” – basandosi sulla sua esperienza di vita in una cittadina di provincia americana.
Il thriller è diventato subito un bestseller per il Sunday Times ed è in corso di pubblicazione in otto paesi.

[Federica Cervini]: ciao Anna è un vero piacere conoscerti e chiacchierare con te di “I nostri ultimi giorni selvaggi”.
Sono meravigliose ed affascinano il lettore le descrizioni del territorio che vi si trovano: paludi, acquitrini nonché alligatori e serpenti velenosi.
Come a tuo avviso il territorio in cui cresciamo e viviamo influisce sul carattere e lo forgia?

[Anna Bailey]: Uno degli aspetti per me più importanti quando abbozzo una storia è pensare a come l’ambientazione plasma i personaggi.
Sono cresciuta in una piccola cittadina rurale, e la claustrofobia e la mancanza di privacy che accompagnano quel tipo di ambiente hanno sicuramente plasmato me e la mia scrittura.
In “I nostri giorni selvaggi“, la famiglia Labasque è cresciuta nelle profondità delle paludi, molto isolata dal resto della comunità, e così ha imparato a cavarsela da sola.
I Labasque interagiscono con poche persone e quindi sono diffidenti nei confronti degli estranei e, di conseguenza, gli abitanti della cittadina vicina sono diventati diffidenti nei loro confronti.
In questo modo, sono un prodotto diretto del paesaggio in cui sono cresciuti, e questo gioca un ruolo fondamentale nella storia.

[FC]:Si tratta di Cutter, e lei non c’è più, e Loyal non avrà mai più la possibilità di dirle che le dispiace. Nessuna possibilità di dirle che anche Cutter l’aveva ferita”.
Parlaci del valore dell’amicizia e dell’importanza di dire “mi dispiace”.
Amicizia significa perdonare?

[AB]: Penso che la capacità di chiedere scusa non sia solo importante, ma vitale tra persone che si amano.
Un elemento chiave di “I nostri giorni selvaggi” riguarda proprio queste due donne, Cutter e Loyal, che hanno litigato da adolescenti ma che purtroppo non hanno mai avuto l’opportunità di riconciliarsi.
Credo che molti di noi abbiano avuto amicizie simili – ed in particolare durante l’adolescenza le amicizie sono così potenti ed emozionanti che un giorno ci si può odiare a morte e il giorno dopo adorarsi.
Ma nel mio romanzo Loyal si trasferisce in Texas prima che lei e Cutter possano fare pace, e quindi non ha mai avuto la possibilità di scusarsi per averla ferita.
Dopo tutti questi anni, scopre che Cutter è morta, e cercar di sapere cosa sia successo veramente – per ottenere giustizia per la sua amica – è l’unico modo per provare a sistemare finalmente le cose.

[FC]:Gli alligatori hanno il cervello più piccolo dei loro stessi bulbi oculari. Non pensano un bel niente, si preoccupano solo del loro prossimo pasto”.
Di cosa si preoccupano i Labasque? Come sono cresciuti? Raccontaci come vivono.

[AB]: Penso che i Labasque si preoccupino soprattutto dei soldi.
Vivono essenzialmente in povertà, ricavando la maggior parte del loro reddito dalla caccia e dalla cattura di animali.
Essendo cresciuti nel bayou sono molto in sintonia con l’ambiente, quindi sanno quali piante e animali possono mangiare – vivono davvero dei prodotti della terra! – ma questo non è uno stile di vita particolarmente stabile.
Il maggiore dei fratelli, Dewall, ha l’ulteriore responsabilità di essere considerevolmente più grande di suo fratello e sua sorella: li ha praticamente cresciuti lui, da quando i loro genitori sono morti in un incidente stradale causato da guida in stato di ebbrezza, e per questo prova risentimento.
Tutto ciò lo ha reso un capofamiglia un po’ tirannico.
Ma la pressione di dover prendersi cura dei suoi fratelli in crescenti situazioni di difficoltà lo porta a prendere decisioni discutibili, che hanno conseguenze catastrofiche per il futuro della famiglia.

[FC]: Il territorio in cui ambienti il tuo thriller è quello che fu colpito nel 2005 dall’uragano Katrina.
Come è la situazione oggi lì dopo 20 anni?
Come si può sopravvivere dopo aver vissuto una tale devastazione?

[AB]: Non vivo (e non ho mai vissuto) nelle zone colpite dall’uragano Katrina, quindi non voglio parlare a nome di chi ha vissuto realmente quel tipo di devastazione ambientale e personale; ma durante gli anni in cui ho vissuto e viaggiato nel Sud degli Stati Uniti, circa un decennio dopo Katrina, l’impatto dell’uragano era ancora visibile e molto sentito.
In particolare in Louisiana, uno stato con livelli di povertà immensi, le infrastrutture soffrono ancora dei danni causati dalle tempeste e, invece di destinare i fondi alle riparazioni, il governo statale ha convogliato enormi quantità di denaro in settori come il petrolio e la plastica, che contribuiscono solo ulteriormente al cambiamento climatico e quindi aumentano il rischio in futuro di tempeste fatali come Katrina.
Non potevo scrivere della Louisiana odierna senza menzionare questo aspetto.
È un luogo che spesso si sente abbandonato dai funzionari incaricati di proteggerlo e, nel mio romanzo, questo contribuisce a far sentire abbandonati anche i personaggi.

[FC]: Come ti sei documentata circa la caccia agli alligatori?

[AB]: Ho letto molte informazioni su stagioni e relative pratiche di caccia, ma soprattutto ho cercato di recuperare filmati della caccia agli alligatori, per farmi un’idea di come si svolge realmente e di come i cacciatori ne parlano.
È una professione che richiede grande abilità.
Un cacciatore deve essere estremamente preciso per riuscire a colpire il punto esatto sulla nuca di un alligatore, dove le squame sono abbastanza sottili da permettere a un proiettile di penetrare – ma è necessaria anche un’enorme forza fisica per estrarre il corpo dell’alligatore dall’acqua e caricarlo a mano sulla barca.
È una professione fortemente dominata dagli uomini, quindi mi interessava capire la portata ed il significato di una donna che fa questo lavoro – ed è così che è nato il personaggio di Cutter.
Circondata da uomini e costretta a dimostrare costantemente il suo valore, ha una certa durezza ma è anche sempre immersa nella natura e, in effetti, per l’intera famiglia Labasque è lì che risiede la vera passione e la vera gioia.

[FC]: Rugaru, leggende cajun e “un pizzico di vudù”: parlaci delle tradizioni popolari creole di cui sei venuta a conoscenza durante la stesura del tuo thriller.

[AB]: Mi è piaciuto molto fare ricerche sul folklore cajun/creolo per questo romanzo.
Per chi non avesse familiarità con i termini, tradizionalmente “cajun” si riferiva ai discendenti degli Acadiani – coloni francesi espulsi dal Canada dagli inglesi nel XVIII secolo – mentre il termine “creolo” (specificamente nel contesto della Louisiana) si riferisce a persone di qualsiasi estrazione razziale, discendenti di immigrati arrivati in Louisiana durante il periodo coloniale – quindi in discendenti da immigrati, rifugiati e schiavi.
E quindi si ottiene un vero e proprio mix di culture che si fondono per creare un folklore davvero ricco.
Alcune delle usanze da me preferite, di cui ho letto, erano forare una moneta da dieci centesimi e appenderla al collo per tenere lontani i fantasmi, o il detto che se ti prude la mano significa che rivedrai un vecchio amico – lo diciamo anche nel West Country, da dove vengo io.

Ho guardato molte interviste con gli abitanti della Louisiana di oggi per capire quali pratiche popolari conoscessero ancora (se ce n’erano), così come un paio di lezioni online sul folklore cajun.
Come il folklore di tutto il mondo, gran parte di esso deriva da veri e propri avvertimenti a evitare certi luoghi pericolosi o piante velenose, e questi consigli prendono piede nel tempo fino a trasformarsi in veri e propri mostri e maledizioni – anche se ho sentito alcune interviste con pescatori cajun che vivevano nel profondo del bayou e che raccontavano storie davvero agghiaccianti su strani occhi che avevano intravisto nei boschi, o cose che li avevano seguiti fino a casa.
Il termine “rougarou” deriva dalla parola francese “loup-garou” che significa lupo mannaro, anche se a seconda della storia che si ascolta il rougarou può essere un lupo mannaro, una specie di strega, un’entità succhiasangue/cannibale, o tutte queste cose insieme.
Poiché il rougarou è così intrinsecamente legato alla cultura cajun e creola, in “I nostri ultimi giorni selvaggi” per me rappresenta anche lo spirito della natura selvaggia – e il fatto che Cutter ci creda è rappresentativo di quanto lei stessa sia legata alla natura selvaggia della regione del bayou.

[FC]: Parlaci dei “sovranisti/suprematisti bianchi” della Louisiana: chi sono, che mondo vorrebbero, in cosa credono?

[AB]: … ovviamente – e spaventosamente – anche in Europa abbiamo i suprematisti bianchi, sebbene in questo romanzo io parli specificamente del movimento suprematista bianco degli Stati Uniti meridionali.
In questa storia, i personaggi provengono dal Texas, piuttosto che dalla Louisiana; ho fatto questa scelta perché ho vissuto in Texas per diversi anni, e quindi la mia esperienza di razzismo, xenofobia e nazionalismo negli Stati Uniti è fortemente influenzata dal Texas – il che fa la differenza.
Il Texas a un certo punto era un paese a sé stante – e ci sono diversi texani che ritengono che dovrebbe esserlo di nuovo – prima di unirsi alla Confederazione durante la Guerra Civile per combattere non solo a favore della schiavitù, ma anche contro le “interferenze” del governo del Nord.
A causa della frattura del rapporto del Texas con il governo centrale, c’è un senso di vittimismo nella coscienza collettiva di chi è originario di quella zona.
Questo è diventato un fattore che ha contribuito al diffondersi lì del movimento suprematista bianco, in cui i texani bianchi credono che la loro dignità sia minacciata dal progresso sociale ed economico che sentono li escluda attivamente.
Al Nord persiste la convinzione che le persone del Sud siano più povere, meno istruite e meno progressiste dal punto di vista sociale.
Alcuni recensori di New York mi hanno detto che ritenevano irrealistico che uno dei personaggi suprematisti bianchi di “I nostri ultimi giorni selvaggi” fosse andato all’università, con l’implicazione che le persone istruite non possano essere radicalizzate – cosa che io contesto fermamente.
Credo che questo tipo di pensiero non faccia altro che contribuire a far sentire i sudisti disprezzati e porti a reazioni anti-nordiste (e quindi, in molti casi, anti-democratiche).
Naturalmente, niente di tutto questo è una scusa per l’odio, il moralismo e l’ipocrisia, e parimenti condanno la supremazia bianca, ma credo che possiamo imparare dai modi in cui viene coltivata negli Stati Uniti e, si spera, così facendo, possiamo impedire che aumenti anche da noi in Europa.

[FC]: siamo alle ultime battute della nostra piacevole chiacchierata Anna.
vorrei sapere quali sono i tuoi scrittori prediletti e che ami leggere?
E per concludere, ti chiedo di lasciare un messaggio ai lettori di Thriller Cafè.

[AB]: La mia autrice preferita è la scrittrice americana Annie Proulx: adoro la sua capacità di evocare paesaggi bellissimi e brutali con scelte linguistiche inaspettate, i suoi racconti hanno avuto un’enorme influenza su di me.
Sono anche una grande fan di Mariana Enriquez, la scrittrice horror argentina: il suo romanzo “La nostra parte di notte” è uno dei miei libri preferiti in assoluto e mi ha insegnato moltissimo sulla tensione e sulla narrazione di storie incentrate sui personaggi.
A tutti i lettori di Thriller Café dico che spero che “I nostri ultimi giorni selvaggi” vi piaccia, e se avete consigli di lettura, condivideteli certamente con me sul mio account Instagram @annabaileywrites: sono sempre felice di parlare di libri!

La foto di Anna Bailey è pubblicata per concessione dell’autrice; credits: Robin Christian.