I nostri ultimi giorni selvaggi – Anna Bailey

I nostri ultimi giorni selvaggi – Anna Bailey

Editore: Feltrinelli
Federica Cervini
Protocollato il 9 Agosto 2025 da Federica Cervini con
Federica Cervini ha scritto 54 articoli
Archiviato in: Recensioni libri

I nostri ultimi giorni selvaggi” di Anna Bailey, tradotto da Elena Cantoni ed edito Feltrinelli, è un thriller che ci permette di conoscere gli Stati Uniti del Sud di matrice trumpiana.

Cutter. A faccia in giù in quell’oscurità fangosa”.

E’ così che viene rinvenuto il cadavere di Cutter Labasque nei torbidi acquitrini di Jacknife – Louisiana -, dove la protagonista Loyal May (amica d’infanzia di Cutter) torna per accudire la propria madre.
Dopo essere cresciute insieme ed avere condiviso gli anni dell’adolescenza, il rapporto tra Loyal e Cutter si era irrimediabilmente rovinato in seguito ad un velenoso articolo pubblicato da Loyal sul giornale locale – in cui diffamava i fratelli Labasque e definitivamente chiudeva il rapporto con l’amica.

“Un tempo correvano insieme nei boschi, incidendo i loro nomi sui tronchi degli alberi, solo per dimostrare di essere esistite in questo mondo, sia pure per poco”.

Loyal torna a Jacknife portando con sé forti sensi di colpa per quel famigerato articolo e sofferenza per aver distrutto il suo più importante rapporto di amicizia, peraltro avendo contribuito colpevolmente con le proprie parole taglienti ed offensive ad emarginare Cutter – già reietta in una piccola comunità rurale chiusa e bigotta, che non vedeva di buon occhio i tre fratelli Labasque.
Tre “poco di buono” i Labasque: Beau, il più giovane, è drogato; Dewall bazzica con un gruppo poco raccomandabile, i Ragnarok Boys, i cui traffici illeciti sono da tutti conosciuti; Cutter è sempre stata polemica e violenta.

“I Labasque sono gente che morde, che beve, che va a caccia di serpenti”.

Loyal vorrebbe avvicinare Cutter e forse ricucire quell’amicizia di gioventù, ma quest’ultima viene ben presto rinvenuta morta nella palude; Loyal decide quindi di indagare su quanto accaduto sulla base di quel personale senso di colpa che, da quando è rientrata in città, si è fatto via via più forte – e con l’aiuto di Sasha batte ogni pista, avventurandosi nelle paludi della zona spinta da senso di giustizia e da un forte e personale desiderio di far luce sulla morte dell’amica.
Gli elementi chiave del thriller sono molteplici – primo fra tutti l’ambientazione in Louisiana e la descrizione della comunità di Jacknife; l’autrice porta il lettore con sè nel bayou, ove l’afa è opprimente e la vita è condizionata dalla presenza di paludi, torbidi canali e maleodoranti acquitrini infestati dagli alligatori.
Le zone paludose del delta del Mississipi e le lagune ove sorge Jacknife sono lo sfondo di una indagine pericolosa nonché il luogo in cui i Labasque sono cresciuti, adattandosi alle esigenze del territorio e facendo della caccia agli alligatori la loro principale attività.
La descrizione della caccia a questi pericolosi animali in zone infestate da serpenti velenosi affascina il lettore, come anche quella del “rapporto” che lega i Labasque a queste spaventose creature.
Il rinvenimento del corpo della giovane Labasque ed il disinteresse dei suoi concittadini svelano al lettore l’esistenza di una comunità rurale che vive di pregiudizi, egoismo, fanatismo religioso (elemento molto presente nella cultura creola e cajun) ed omertà; l’autrice mette sotto la lente di ingrandimento le fragilità di quel mondo chiuso e puritano, costruendo un thriller teso e dall’atmosfera soffocante.
La trama procede a tratti piuttosto lentamente, ma questo espediente permette ad Anna Bailey di far concentrare il lettore sul senso del dolore, sull’incapacità di superare i pregiudizi, su quanto essi possano avvelenare alla radice i rapporti umani.
Il linguaggio crudo dei personaggi riflette la rabbia della protagonista che vuole scoprire cosa sia accaduto a Cutter, e quanto marcio possa esserci nell’animo umano: uno degli elementi principali del thriller è infatti la denuncia di un tessuto sociale fatto di miseria, corruzione, droga, disinteresse e criminalità.
Dinamiche meschine muovono i personaggi della comunità di Jacknife – in particolare coloro che dovrebbero essere difensori della legalità e che invece ipocritamente strumentalizzano quanto accaduto a proprio piacimento e rimescolano le carte.
Ci sono sbirri corrotti e politici depravati, poi poveri disadattati preda di pregiudizi, ed infine da un lato la fede e dall’altro la droga – ed il tutto contribuisce ad inquinare ed avvelenare i sentimenti.
Con uno stile suggestivo e ricco di particolari, l’autrice ci accompagna nell’indagine che Loyal affronta per poter riparare alla colpa commessa, assumendosene la responsabilità e cercando di rimediare al danno causato ai Labasque – e così trovare anche pace nel proprio animo.

“Non andrà da nessun’altra parte finchè non avrà scoperto cos’è successo davvero alla sua amica di un tempo”.

I nostri ultimi giorni selvaggi” è la storia di una amicizia che è stata tradita, del desiderio di fare ammenda per quella colpa, di una morte non causata da negligenza ma inferta intenzionalmente; nel territorio della Louisiana, tradizioni antiche e misteri (ad esempio quello del rugaru, un leggendario licantropo che vivrebbe in quelle paludi infestando gli incubi dei bambini) si mescolano a mode recenti (i capelli rosa di Sasha), costruendo una vicenda che ruota interamente attorno ai temi del lutto, della colpa e della redenzione.

“E’ mia la colpa?
Ho contribuito anch’io a quel che è accaduto?
Come se avesse premuto il grilletto, e a distanza di anni il colpo è andato a segno.
E’ stata lei a rendere intollerabile la vita di Cutter?”.

Anna Bailey, nata a Bristol nel 1995, ha studiato scrittura creativa; ha pubblicato nel 2021 per Feltrinelli Editore “Chi ha peccato”, già best seller e successo internazionale.
Vive a Bordeaux con la moglie.

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