Intervista a Steve P. Vincent

Intervista a Steve P. Vincent

Nicola Mira
Protocollato il 16 Ottobre 2014 da Nicola Mira
Nicola Mira ha scritto 99 articoli
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Oggi al Thriller Café intervistiamo Steve P. Vincent, autore di “The Foundation“. Ecco cosa ci ha raccontato.

[D]: Ciao Steve, benvenuto. La nostra prima domanda è molto semplice: chi è Steve P. Vincent come persona e come scrittore?

[R]: Grazie per l’invito, è un piacere essere qui! Come persona? Sono un tipo normale: amo la mia famiglia e i miei amici, tifo per i Chicago Bears e per gli Essendon Bombers [squadra di football australiano, ndr], mi piacciono i salumi, la birra e il whisky; amo leggere e guardare film pieni di esplosioni e suspense. Come scrittore? Sto ancora imparando e cercando di migliorare, provando a scrivere storie avvincenti che siano impossibili da mettere giù e piene di personaggi complessi.

[D]: Come ti è venuta l’idea per The Foundation?

[R]: Stavo chiacchierando con qualcuno davanti a una birra a proposito della concentrazione di potere dei media moderni. Mi chiedevo cosa sarebbe successo se le risorse e l’influenza della più grande organizzazione mediatica del mondo fossero state deviate per scopi malvagi. Quello spunto iniziale mi ha portato a chiedermi chi avrebbe operato tale manipolazione. Poco dopo sono nati la Foundation for a New America e il personaggio di Michelle Dominique.

[D]: Puoi raccontarci brevemente di cosa parla il libro?

[R]: Certamente. Fondamentalmente è un libro sul trasferimento del potere dagli elettori – io e te – alle mani di potenti organizzazioni come le grandi corporazioni, i media e i think tank. Parla della manipolazione degli eventi globali da parte di questi attori potenti per raggiungere fini terribili. È la lotta di un uomo solo, Jack Emery, che si trova nel mezzo di tutto questo e deve tirarsene fuori, sullo sfondo di una tragedia personale, di una guerra imminente e di un sacco di persone pronte a fermarlo.

[D]: Perché i nostri lettori dovrebbero leggere The Foundation?

[R]: Beh, ovviamente perché è un fantastico thriller politico, divertente da leggere, pieno di azione, intrighi e suspense. Ma questo è scontato, giusto? Oltre a ciò, spero che i lettori apprezzino i personaggi imperfetti. Nel mio lavoro non ci sono “buoni” o “cattivi” bidimensionali. Tutti hanno una forte motivazione per il ruolo che interpretano, tutti fanno cose di cui non vanno fieri e tutti, alla fine del libro, ne escono cambiati. Spero anche che i lettori apprezzino il ritmo: la storia accelera fino a una velocità vertiginosa nei primi capitoli, per poi correre fino quasi alla fine, dove inchiodo con una brusca frenata. È stato molto divertente da scrivere e spero che lo sia altrettanto da leggere. Ci sono alcune scene difficili, ma non credo nell’uso della brutalità gratuita, a meno che non abbia un posto preciso nella storia. A quel punto della trama, nulla dovrebbe sembrare fuori luogo.

[D]: Il personaggio di Jack Emery è basato su qualcuno che conosci realmente?

[R]: Non proprio. Onestamente, Jack viene maltrattato, picchiato, coinvolto in esplosioni e torturato così tante volte che, se fosse basato su qualcuno che conosco, quella persona probabilmente non mi parlerebbe più. Oppure si allontanerebbe lentamente chiamando la polizia.

[D]: Stai già lavorando a un seguito?

[R]: Assolutamente sì: il seguito di The Foundation. Sta procedendo bene. Spero che ai lettori piaccia il libro abbastanza da voler restare a bordo per un altro giro.

[D]: Ebook o libri tradizionali: qual è la tua opinione?

[R]: I libri sono libri, le storie sono storie. Sono loro che contano, non il formato. Proprio come per il dibattito tra letteratura “alta” e narrativa di genere: non mi interessa. Qualunque cosa aiuti le persone a leggere più spesso, per me va bene. Leggo sia ebook che cartacei. Il modo in cui leggo una storia non cambia la mia opinione su di essa, e penso che gli ebook stiano diventando onnipresenti come qualsiasi altro mezzo di distribuzione narrativa.

[D]: Un consiglio per gli aspiranti scrittori e uno per i lettori appassionati.

[R]: Se sei un aspirante scrittore, scrivi. Ritagliati del tempo regolarmente, impegnati anche se è difficile, finisci qualcosa, mostralo agli altri, accetta le critiche con eleganza (anche se non sei d’accordo), rendilo il meglio che puoi e poi invialo. Cosa hai da perdere? Oh, i lettori appassionati… Loro sono fantastici. Continuate a comprare e divorare libri, qualunque sia il vostro genere preferito. Siete la sottile membrana che impedisce agli scrittori di finire in miseria e che protegge la Terra dall’oblio delle orde di Kardashian e dai reality show.

[D]: C’è qualcos’altro che vorresti aggiungere?

[R]: Wow, è una bella responsabilità! Non sono molto saggio, quindi farò una previsione: Arriverà un momento in cui i lettori di thriller saranno i nuovi surfisti: idolatrati da donne bellissime e uomini affascinanti (a seconda delle preferenze), ammirati da chi non legge thriller ed eletti a modello di ciò che i bambini vorranno diventare da grandi. Fino ad allora, solidarietà fratelli e sorelle!

[D]: Vuoi mandare un saluto ai nostri lettori?

[R]: Certo! Grazie per aver letto fin qui. E se per caso comprerete il libro, grazie anche per quello. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate.

[D]: Il piacere è stato nostro. A presto, Steve.