Intervista a Paolo Ricchiuto

Intervista a Paolo Ricchiuto

Federica Cervini
Protocollato il 18 Giugno 2026 da Federica Cervini
Federica Cervini ha scritto 70 articoli
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Al bancone del Thriller Café è oggi seduto per chiacchierare con la nostra Federica l’autore Paolo Ricchiuto, in libreria con il suo nuovo thriller psicologico edito da Giunti “Non sai niente di me”.

[Federica Cervini]: Ciao Paolo, ho letto con piacere il tuo thriller “Non sai niente di me”. Come è nata l’idea di una trama così particolare?
[Paolo Ricchiuto]: Nel mio lavoro di avvocato, occupandomi soprattutto di privacy, incrocio spesso norme di legge interessanti.
Molte, leggendole con altri occhi, nascondono dei temi tremendamente letterari.
E’ un po’ quello che è successo con il mio esordio, “Le chiavi di casa” (Giunti 2023): in quel caso il nucleo della storia era il diritto all’oblio.
Stavolta, la mia attenzione è caduta su una regola rimasta troppo sotto silenzio: come fare a tutelare i contenuti dei propri smartphone, quando non ci saremo più?

[FC]: Privacy post-mortem, testamento digitale e Diritto di Internet: come mai hai voluto affrontare questi temi?
[PR]:Hands off my data” – potremmo tradurlo: giù le mani dai miei dati personali!
Molti di noi si misurano giornalmente con gli strumenti per tutelare la nostra privacy: gli attacchi, lo sappiamo, arrivano ormai da ogni dove. Pochissimi, invece, si stanno ponendo il problema di creare lo stesso sbarramento per far sì che la nostra isola di riservatezza (chiamiamola così) possa rimanere tale anche dopo la nostra morte.
Eppure gli strumenti esistono.
Ecco: i protagonisti di “Non sai niente di me” sono costretti a fare i conti con queste regole.

[FC]:La gente ancora non ha capito bene quanto sia cambiato il mondo da quando qui dentro – prese in mano il suo smartphone – c’è tutta la nostra esistenza”: a parlare è l’avvocato Antonio Caso, a cui il tuo protagonista Valerio si rivolge nel tentativo di accedere ai dati memorizzati nello smartphone di sua moglie Anna.
Quali sono a tuo avviso i principali cambiamenti nelle relazioni umane e nella vita di tutti i giorni a cui siamo andati incontro con l’evoluzione della tecnologia?
[PR]: E’ inutile girarci intorno: noi (e parlo della generazione dei 40enni/60enni) abbiamo appaltato alla tecnologia una parte consistente della nostra vita.
I nostri figli, invece, quelli che chiamiamo i “nativi digitali” gli hanno consegnato tutto!
E la nostra più grande colpa, come società, è di lasciarglielo fare nella stragrande maggioranza dei casi, senza alcuna consapevolezza.
Sia chiaro: io sono un grandissimo fan della tecnologia, in ogni suo aspetto.
Quello che abbiamo in tasca per me non è affatto “il diavolo” (perdonami questa citazione “inversa”), ed io sono davvero felice di poter comprare una macchina, entrare in banca, gestire un’udienza, o organizzare un viaggio stando steso a letto con il mio smartphone in mano.
Dovremmo, però, prendere coscienza che se si guida una Ferrari, non lo si può fare di notte a fari spenti, e con una patente presa due giorni prima!
I pericoli sono tantissimi. Dovremmo semplicemente imparare a riconoscerli ed a gestirli, ed insegnare ai nostri figli a farlo (anche perché, sono in realtà molto più bravi di noi).
Si può fare!

[FC]:Li vedeva crescere senza una passione, senza un Dio o un ideale che li mettesse in gioco sul serio” – qui Alex sta parlando dei suoi figli adolescenti.
So che tu sei padre: come sono gli adolescenti oggi secondo la tua esperienza?
[PR]: I ragazzi di oggi sono meravigliosi, come quelli di qualsiasi altra stagione dell’umanità.
Li abbiamo schiacciati in un passaggio epocale che li sfida oltre ogni misura sostenibile.
E noi dovremmo soltanto cercare di aiutarli, e di stimolare la loro creatività partendo dall’assunto che … non è la nostra.
Alex, un manager di mezza età che ha dedicato ogni energia al suo lavoro, lascia spazio nel passaggio che hai citato a delle sensazioni scure, che secondo me a volte attraversano la mente di ogni genitore (anche la mia!).
Ma la chiave non è questa, e pensare di gettare la croce addosso ai nostri ragazzi è solo un modo molto comodo che abbiamo per giustificare il fatto di non riuscire ad accompagnarli nel modo giusto.
Un esempio? E’ inutile che continuiamo ad urlargli di mettere giù quel telefono (lo faccio spessissimo, ahimè); dovremmo semplicemente indurli a farsi una domanda: in questo momento, sei tu che stai usando il telefono, o è lui che sta usando te?

[FC]: Esiste secondo te un limite al diritto alla privacy all’interno di una coppia?
Che rapporto c’è tra privacy e segreti?
[PR]: Capiamoci su cosa significa avere dei segreti.
In una coppia, siamo portati subito a pensare a derive pruriginose e tradimenti: questa prospettiva secondo me altera l’approccio al tema.
Io, provando ad allargare lo sguardo, penso che in un rapporto di coppia sia non solo sano, ma imprescindibile, mantenere una propria area franca lontana dal nostro partner.
E questo non per poter coltivare chissà quali pulsioni distorte, ma per il puro e semplice piacere di continuare ad essere “uno”, anche quando si è in due per tutta la vita.
Mentre scrivevo il romanzo, mi è capitato di fare una piccola indagine fra i miei conoscenti ed ho scoperto con orrore che moltissime coppie si scambiano il PIN del telefono, ed usano quello dell’altro come fosse il proprio.
Secondo me è un errore gravissimo!

[FC]: Avevo letto con uguale grandissimo piacere anche il tuo precedente thriller “Le chiavi di casa”, Giunti 2023 – in cui raccontavi di come una casa (che rappresenta la nostra essenza, la nostra intimità) viene violata.
Perché secondo te il tema dei segreti di una coppia – e quindi della privacy – è così affascinante ed avvincente per i lettori?
[PR]: Innanzitutto, spero proprio che lo sia!
Non amo i filoni ed i sotto generi (tantomeno le forme ormai dilaganti di personaggi seriali di ogni tipo) – ma, insomma, quando un mio amico mi ha proposto la definizione di “Privacy thriller” per i miei romanzi, mi è piaciuta davvero tantissimo!
Chissà: magari funziona anche per “Non sai niente di me”.

[FC]: Un’ultima riflessione circa la geniale copertina del tuo thriller, in cui è raffigurato il volto di una donna ed in sovraimpressione – in corrispondenza delle sue labbra – un cellulare stilizzato con lucchetto.
Chi ha realizzato questa copertina?
[PR]: Tutte le copertine della collana M di Giunti sono il frutto del lavoro stupendo di Rocio Isabel Gonzales.
Non smetterò mai di ringraziarla, anche per la disponibilità a discutere assieme qualche piccolo aggiustamento, come fanno solo le persone davvero grandi.

Thriller Café e Federica Cervini ringraziano l’autore per la piacevole chiacchierata.

Photo credit: Valentina Morizio.