Intervista a Leonce Gaiter
Leonce Gaiter ha recentemente pubblicato il suo romanzo In the Company of Educated Men. Gli abbiamo rivolto alcune domande sul libro e non solo. Ecco cosa ci ha detto.
[D]: Chi è Leonce Gaiter come persona e come scrittore?
[R]: Poiché sono uno scrittore, qualsiasi cosa ti dica su di me come persona sarebbe probabilmente una bugia, quindi eviterò l’argomento. Come sapete, gli scrittori sono dei gran contaballe. Francamente, non so quanto del mio passato io ricordi veramente e quanto invece abbia abbellito e inventato mettendo insieme vari frammenti. Non ho idea di come sia arrivato fin qui, ma ci sono; come scrittore, il mondo può scegliere di affrontare alcuni aspetti delle varie versioni di me attraverso i miei libri. Altrimenti, ne è totalmente risparmiato, e buon per lui!
[D]: Da dove ti è venuta l’idea per In the Company of Educated Men?
[R]: Il libro nasce da una sceneggiatura che avevo scritto più di vent’anni fa, la quale a sua volta nasceva dall’esistenza alquanto protetta che avevo vissuto tra liceo e università. Frequentando una buona scuola superiore in un sobborgo di Washington D.C., mi ero unito a un gruppo affiatato di tipi artistici che raramente accendevano la televisione e ascoltavano le hit radiofoniche solo per caso. Eravamo piuttosto snob ed elitari, nonostante non avessimo davvero i soldi per permettercelo. Dal liceo sono passato ad Harvard, dove molte persone avevano davvero i soldi per permetterselo. Avevo passato tutti gli anni scolastici come studente nero in mondi prevalentemente bianchi, quindi non ero estraneo alle divisioni sociali, ma lasciare la scuola e affrontare il mondo reale è stato un vero shock. La mia esistenza, in qualche modo ovattata, non mi aveva preparato a quanto fosse radicalmente diversa la vita che conoscevo rispetto a quella della maggior parte degli americani. La sceneggiatura è nata dal desiderio di esplorare la figura di qualcuno profondamente protetto costretto ad affrontare l’America in cui vive la maggior parte di noi, e viceversa. Mi ha dato la possibilità di esplorare le divisioni di classe, geografiche e razziali, tutte centrali in questo paese.
[D]: Di cosa parla il libro?
[R]: È un racconto basato sulla memoria, in cui il protagonista cerca di dare un senso agli eventi critici che hanno plasmato la sua vita. Neolaureato ad Harvard e benestante, affronta una grave perdita personale che lo obbliga a mettere tutto in discussione. Così improvvisa un viaggio, trascinando con sé i suoi due migliori amici di scuola, per trovare le risposte che cerca da qualche parte lungo la strada. Il trio di laureati incontra un ragazzo disperato armato di pistola e una bambina che cerca di fuggire da un inferno domestico. Tutti persi, tutti alla ricerca, si ritrovano per un solo momento, prima che le crudeli realtà li sopraffacciano, li minaccino e alla fine quasi li sconfiggano.
[D]: Cosa pensi che i lettori apprezzeranno di più del romanzo?
[R]: Spesso elogiamo i libri che “mettono in discussione le nostre convinzioni”, ma temo che nella maggior parte dei casi sia solo autocelebrazione. La maggior parte dei libri che conosciamo e amiamo non fa che rinforzare lo status quo, la nostra visione di noi stessi e del nostro posto nel mondo. In passato ho scritto libri che credo avessero elementi difficili da accettare per i lettori, ma non credo che questo sia uno di quelli: in realtà, è stato progettato per non esserlo. Spero che intrattenga perché dipinge un quadro vivido di un mondo visto attraverso un punto di vista unico. Non sono un realista; non sto cercando di ricreare il mondo così come lo conosciamo tutti. Sto cercando di creare un mondo che cresce dai personaggi e dalle loro situazioni: un mondo con aspetti riconoscibili, ma che è chiaramente straordinario.
[D]: Il personaggio di Lennie Ashland è basato su qualcuno che conosci?
[R]: Penso che chiunque nel libro sia una profonda distorsione di una o più persone che ho conosciuto. Lo stesso vale per ogni personaggio che ho mai scritto. A volte penso che ogni personaggio in questo, e in tutti i miei altri libri, sia basato su di me.
[D]: Hai già scritto altro?
[R]: Ne ho completato un altro. Ora tutto quello che devo fare è cercare di venderlo [a un editore], il che nella mia esperienza richiede tanto lavoro quanto scriverlo.
[D]: Ebook o libri cartacei?
[R]: Vanno bene entrambi. Copertina rigida, tascabile, ebook… non importa. Qualunque cosa vi piaccia. Ho qualche problema con il prezzo degli ebook e con gran parte del modello di business dei libri stampati (soprattutto le copertine rigide, che trovo un po’ assurde), ma il mezzo con cui leggi è irrilevante.
[D]: Un consiglio per gli scrittori e uno per i lettori?
[R]: Non oserei mai cercare di dare consigli agli scrittori. Nell’America del XXI secolo la narrativa non è molto apprezzata e, nel mondo dell’editoria corporativa, la buona scrittura e la buona lettura (almeno per i miei gusti) sono entrambe tristemente rare. Ai lettori appassionati dico semplicemente: continuate a leggere e comprate In the Company of Educated Men come regalo per tutti quelli che conoscete!
[D]: Grazie per essere stato con noi, Leonce.
[R]: Grazie a voi.

