Infallibili – Romana Massetti
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Al Thriller Café presentiamo oggi una spy story intrisa di mistero internazionale. Al centro del bancone c’è “Infallibili“ di Romana Massetti, un libro che trae ispirazione (seppur romanzando i nomi) da una delle vicende più controverse del Novecento italiano: la storia di Rolando Pelizza e della sua leggendaria “macchina di Majorana”, che – si diceva – fosse capace di manipolare la materia e perfino di trasmutare i metalli in oro.
Nel libro, Rolando diventa Orlando Dellago, un giovane sognatore che nel silenzio di un antico monastero riceve le chiavi di una fisica rivoluzionaria da un misterioso Maestro. Da quel momento, dal dopoguerra fino al ventunesimo secolo, la vita di Orlando viene consumata da un’unica, titanica ossessione: perfezionare questa macchina portentosa.
Ma una scoperta capace di alterare la materia – e potenzialmente l’economia mondiale e gli equilibri bellici – non può passare inosservata. Orlando si ritrova ben presto nel mirino di potenze globali, governi senza scrupoli e cospiratori pronti a tutto pur di impadronirsi del suo “raggio”.
Romana Massetti costruisce un intreccio che mescola tratti di fantascienza, l’avventura e il thriller di spionaggio, in un romanzo che riaccende i riflettori su uno dei grandi enigmi del nostro passato recente. La domanda che ci resta alla chiusura del libro non è banale: cosa succederebbe se qualcuno avesse davvero avuto in mano il potere di cambiare le leggi dell’universo?
Se questa breve introduzione ha acceso il vostro interesse, approfondite meglio con due domande all’autrice e un breve estratto.
Due domande all’autrice
Com’è nato questo libro?
L’idea di Infallibili nasce da un’immagine. Non da un concetto, non da una trama, ma da una fotografia ritrovata online: un uomo in un giardino di rose accanto a Ettore Majorana. Quel distinto signore era Rolando Pelizza, un mio compaesano, una presenza lontana e sfocata nei ricordi d’infanzia. Qualcuno di cui avevo sentito parlare senza mai davvero capire. Quella fotografia, però, ha ha trasformato una memoria indistinta in curiosità. Ho iniziato a cercare, a leggere, a ricostruire. Le pubblicazioni sulla cosiddetta macchina Pelizza-Majorana mi hanno aperto uno scenario ambiguo, sospeso tra scienza e leggenda. E’ stata, tuttavia, un’osservazione di Rino Di Stefano, nel suo libro sul caso, a segnare il punto di svolta: quella vicenda funzionava meglio come romanzo che come realtà.
Così che ho capito cosa fare.
Non volevo verificare una verità storico-scientifica, ma esplorare l’animo umano e la scia di mistero che quella vicenda ha lascito. Ho preso quella storia — o forse quel mito — e l’ho attraversata con gli strumenti della finzione, cercando di restituirne il fascino, le zone d’ombra, il potenziale perturbante.
Infallibili nasce così: da un’immagine reale e da un dubbio. E dal desiderio di raccontare ciò che accade quando qualcosa è troppo potente per essere creduto… ma troppo suggestivo per essere ignorato.
Qual è la cosa che i lettori potrebbero apprezzare di più in questo libro?
L’ossessione per una scoperta capace di cambiare il mondo e il prezzo umano che comporta.
Orlando, come l’eroe furioso da cui trae il nome, è consumato dalla sua stessa scoperta. Non è solo una storia personale: entrano in gioco poteri forti, segreti storici e cacce all’uomo in bilico tra la scoperta scientifica che potrebbe risollevare il mondo e il pericolo dato da chi la vuole controllare per farne un’arma.
Estratto
Il soprabito lo mascherò tra la folla della stazione centrale.
Solo dieci minuti lo separavano ancora da quel che rimaneva della vita che aveva conosciuto.
Avviandosi verso il binario 18, notò due poliziotti che provenivano dalla direzione opposta. Uno di loro aveva la mano appoggiata al fianco dal quale pendeva la pistola. Visualizzò il nome e il volto di Orlando Dellago campeggiare dalla bacheca in sughero del loro ufficio e un proiettile roteante che gli trapassava da parte a parte la cistifellea. Si disse certo che la latitanza avrebbe trovato la sua fine prematura tra i convogli locali. Si ispirò pensando alle sue letture preferite, non Hercule Poirot stava per incrociare, ma dei pistoleri da saloon che non avrebbero trovato un indizio nel sudore della tempia. Non ebbe bisogno di fingere di essere un uomo d’affari innervosito dalle lancette del suo orologio, mascherò bene l’incertezza quando salutò la coppia delle forze dell’ordine prima di porre piede sugli scalini della carrozza.
Si sistemò accanto al finestrino, allungò le gambe nella speranza che nessuno prendesse posto di fronte a lui. Ripose il borsone sulla cappelliera. Sfogliò il giornale.
Il volto di Orlando Dellago, calzolaio di Roccaclara e truffatore indomito, compariva nella cronaca interna. Nessuna traccia che il malvivente fosse ricercato da un mandato internazionale. Si chiese dove mai avessero trovato il suo ritratto, ma sperò fosse quella la fotografia ufficiale, se mai fosse stata diramata. Le guance erano piene al punto che sembravano scoppiare. S’indignò, sicuro di non essere mai stato così grasso. Aveva spesso portato la barba estremamente curata, ma lì in quel riquadro sembrava non si radesse da giorni.
Fortunatamente si era sistemato nei bagni della stazione ferroviaria. Non credette di essere stato notato, un giovane dall’aria dismessa si era chiuso a chiave nel cesso e non era più uscito; il secondo uomo aveva slacciato la patta ancor prima che la porta si richiudesse alle sue spalle, richiamo d’emergenza certo comprensibile.
Osservò la sua immagine riflessa nel finestrino.
In lontananza, i due poliziotti con un paio di militari gesticolavano verso la sua direzione.
Muovi il culo treno maledetto. Scollati da questo binario prima che quelli per davvero capiscano che un latitante gli è passato ad un centimetro dal naso.
Quando le bielle trasmisero il loro movimento, il convoglio si allontanò lentamente dalla stazione. Il profilo del Pirellone si fece sempre più piccolo.
Orlando non aveva mai percorso così tanti chilometri sui binari come in quei giorni del 1978. Consumare l’autostrada o strizzare i poggiabraccio di un aereo durante il decollo erano stati la sua unica idea di viaggio. La ferraglia che pesantemente dondolava di stazione in stazione gli dava la sensazione di trovarsi nel ventre di un elefante transumante.
I treni puzzavano di grasso meccanico, di cenere di sigarette e sudore di umanità.
Per ingannare il tempo, osservò la vita degli altri passeggeri.
Due asiatici armeggiavano con la Nikkon appesa al collo, pronti per lo scatto del secolo.
Un ragazzo con il mento immobilizzato nel giubbino sorvegliava il corridoio in entrambe le direzioni.
L’avvistamento del controllore all’orizzonte confermò ad Orlando che il giovanotto stava scroccando uno strappo alle Ferrovie dello Stato. S’infilò fulmineo fra il portellone della carrozza prima che il capotreno arrivasse al suo sedile.
Quanto ci vorrà salendo e scendendo ogni fermata per raggiungere la meta?
Orlando trovò una interessante affinità con la sua vicenda. Gli anni in cui era stato un commesso viaggiatore erano stati un treno locale che sbuffava ad ogni stazione. Il successo finanziario lo aveva posto su un diretto che i bambini non riuscivano nemmeno a salutare dai seggiolini delle biciclette.
Chi non si dava da fare restava sui binari a subire il vuoto d’aria.
L’incontro con il Maestro gli aveva sradicato i piedi per farlo librare nel cielo, la possibilità di guardare le cose umane dell’alto acquietava l’indomito guerriero che planava sulla superficie con la leggerezza di un airone.
La visione d’insieme la preferiva al torbido delle acque in cui si muovevano i suoi accusatori. A tutti i costi avrebbe proseguito l’evoluzione della macchina e i costi Orlando li avrebbe pagati tutti personalmente.
Lui vibrava in alto nel cielo come l’aquilone e Isadora con i bambini a tenere il filo sulla spiaggia, non per tirarlo giù, ma per guardarlo volare sperando che lo sguardo si posasse su di loro.
Intrapresa la strada senza ritorno, aveva preso il treno per Tirano, ma non avrebbe mai potuto varcare i confini con un documento a nome di Orlando Dellago, per questo era sceso alla stazione di Bellano e si era incamminato verso il rendez-vous.
La Corte d’Assise, se mai la sua fuga fosse finita, lo avrebbe finalmente processato per un crimine reale: possesso di documenti di identificazione falsi.
Avrebbe attraversato la Svizzera su convogli pendolari per raggiungere la Foresta Nera e, varcato il Reno, l’Alsazia si sarebbe aperta per mostrargli la direzione dei Pirenei.
Decuri gli aveva consigliato di comportarsi come un cittadino qualunque, viaggi in prima classe e voli diretti erano il tipo di trasporto che ci si aspettava da un riccone come lui.
«Un operaio sarà sempre uguale ad un altro operaio, barba incolta e volto stanco ti assicureranno l’anonimato. Per favore, levati il Constantin e i gemelli dai polsini!»
Le lunghe maniche del mackintosh gli avevano coperto la camicia sartoriale, avrebbe potuto tenersi la barba incolta come un lavoratore qualsiasi che si alza prima del gallo per raggiungere il cantiere, avrebbe anche potuto indossare scarpe commerciali, ma un abito stinto e sciupato lo avrebbe fatto sembrare un crepuscolare. Rimase se stesso, soltanto che i suoi panni avevano un altro nome sul passaporto, quello di Antonio Ferrante Dìaz.
All’ora in cui prese la coincidenza per Basilea, i mandanti del suo sequestro scoprirono che assemblando i pezzi dei singoli progetti disegnati prendeva luce un sorprendente sotto-cofano antiurto. Messo in produzione, non avrebbe annichilito alcuna materia, ma salvato un bel po’ di vite umane in un frontale fra autovetture.
Persa la sua famiglia, non avrebbe potuto permettersi di non mantenere la parola data al suo Maestro. Gli studi sulla macchina sarebbero proseguiti fino al completamento delle quattro fasi stabilite, al termine delle quali, non un monumento, ma il Nobel sarebbe stato consegnato dalle mani del re di Svezia al suo Maestro geniale.
Romana Massetti
Romana Massetti è una scrittrice nata e cresciuta a Chiari, in provincia di Brescia, dove risiede tuttora con la sua famiglia.
Dopo aver conseguito la laurea in Storia Moderna presso l’Università degli Studi di Milano, ha intrapreso la carriera dell’insegnamento. Dal 2008, è docente di Lettere presso la scuola salesiana della sua città, con l’intento di trasmettere la sua passione per la materia alle nuove generazioni. Oltre all’attività didattica, Romana Massetti ha all’attivo il romanzo intitolato “Come pietra“, spy story che segna l’esordio letterario nel panorama editoriale nel giugno del 2024.
Altri casi da indagare
Intervista a Romana Massetti
Autrice di "Infallibili", introdotto qui al Thiller Café alcuni giorni fa, Romana Massetti è la nostra ospite di oggi. Abbiamo chiacchierato con lei del suo romanzo, di storia, misteri, progetti futuri. Leggete l'intervista qui a seguire... [Thriller Café]: Ciao Romana, benvenuta al Thriller Café. Prima domanda [...]
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