Intervista a Romana Massetti
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Autrice di “Infallibili“, introdotto qui al Thiller Café alcuni giorni fa, Romana Massetti è la nostra ospite di oggi. Abbiamo chiacchierato con lei del suo romanzo, di storia, misteri, progetti futuri. Leggete l’intervista qui a seguire…
[Thriller Café]: Ciao Romana, benvenuta al Thriller Café. Prima domanda semplice: chi è Romana Massetti nella vita e come scrittrice?
[Romana Massetti]: La mia vita e la scrittura oggi non sono due binari paralleli: sono la stessa dimensione. Mi ci è voluto parecchio per capirlo. Per molto tempo, ho tenuto i due piani separati, ma negli ultimi anni non è stato più possibile. La divisione tra “LaMassetti”, come mi chiamano i miei studenti, e la scrittrice è puramente funzionale alla vita quotidiana. Nella vita di tutti i giorni sono un’insegnante di Lettere immersa nella frenetica routine della scuola. La scrittura è curativa, mi dona l’equilibrio necessario. Come scrittrice, invece, mi piace definirmi un’esploratrice di zone d’ombra. Trovo esaltante il tentativo di riempire i vuoti lasciati dalla storia ufficiale. Mi insinuo nelle crepe e creo nuove possibilità.
[TC]: Ha raccontato che l’idea per “Infallibili” è nata dal ritrovamento di una fotografia di Pelizza (suo compaesano) accanto a Ettore Majorana. C’è stato un momento preciso, durante le sue ricerche successive a quella foto, in cui si è detta: “Questo non è più solo un caso irrisolto, questa è la trama del mio romanzo”?
[RM]: La vicenda Pelizza-Majorana è affascinante ed ambigua allo stesso tempo. Una storia che, se analizzata nel profondo, non tiene il passo con alcuna fantasia. All’inizio della stesura, ho provato a mantenere un legame più stretto con la vicenda reale, ma troppe questioni rimanevano irrisolte. Non volevo scrivere l’ennesimo saggio tecnico. Volevo che il lettore provasse la mia stessa vertigine, la stessa eccitazione che si prova di fronte alle possibili soluzioni di un enigma.
[TC]: “Infallibili” è una riscrittura che fonde elementi storici reali e misteri che la cronaca non è mai riuscita a risolvere. Come sei riuscita a bilanciare i fatti documentati con la libertà narrativa necessaria a costruire la tensione? Dove si ferma la cronaca e dove inizia la tua “verità” letteraria?
[RM]: Il punto di partenza è stato lo studio delle fonti: articoli d’epoca, documenti accessibili online e un’ampia letteratura incentrata soprattutto sugli scenari storici. Il mio obiettivo non era correggere la realtà, né proporre l’ennesima riscrittura della vicenda Pelizza-Majorana, ma riempire quei vuoti che la cronaca ha tralasciato. La libertà narrativa inizia proprio lì. Ho usato i fatti reali come uno scheletro, ma i muscoli e la suspense del romanzo nascono dal tentativo di indagare l’animo umano.
[TC]: Quando si maneggiano misteri reali, il rischio di perdersi è altissimo. Qual è stato il tuo metodo per selezionare i dettagli storici da inserire nella trama e quali, invece, hai dovuto sacrificare per non appesantire il ritmo della narrazione?
[RM]: È stata una sfida districarsi tra le fonti, ma ho applicato una rigorosa disciplina: ogni elemento reale inserito doveva essere funzionale all’evoluzione dei personaggi e alla trama. Ci sono stati momenti di frustrazione in cui niente sembrava incastrarsi ed altri in cui la scrittura mi ha travolto.
[TC]: Il romanzo si sviluppa attraverso una struttura narrativa particolare (es. alternanza di piani temporali, punti di vista multipli, una voce narrante che s’impossessa edonistica della scena). Come hai strutturato l’architettura del libro per mantenere agganciato il lettore?
[RM]: Ho scelto raccontare alternando voci diverse e inserendo frammenti che rompono la linearità. È questo certamente un rischio. Saltellare sulla linea del tempo e interrompere le vicende del protagonista, per seguire altri fili narrativi, costringe il lettore a non essere un semplice spettatore, ma a seguire i cambi di ritmo e di prospettiva per giungere ad un finale decisamente alternativo rispetto a quello che conoscono gli appassionati della macchina di Pelizza-Majorana.
[TC]: Lei ha descritto Orlando come un uomo “consumato dalla sua stessa scoperta”, al pari dell’eroe furioso da cui prende il nome. Cosa scatta nella mente di un uomo quando la ricerca scientifica e un segreto inconfessabile diventano più importanti della propria vita personale?
[RM]: In realtà, non scatta nulla. Quell’istinto è già lì. È insita in alcune persone una devozione innata verso un bene superiore che mette in secondo piano tutto il resto: la famiglia, il patrimonio, la vita stessa. Quando ho iniziato a guardare la storia attraverso la lente del romanzo, il mio protagonista ha cominciato a vivere la vicenda a modo suo, mostrandomi strade e soluzioni che non erano ancora state percorse. Se Orlando Dellago fosse qui a rispondere al mio posto, vi direbbe che non si ritiene affatto ‘consumato’, affermerebbe che ha fatto semplicemente ciò che sentiva di fare. L’eroe epico è furioso per aver perso il senno, Orlando Dellago lo conserva intatto e in nome di ideali inamovibili compie la sua missione fino all’ultimo respiro.
[TC]: Nel libro entrano in gioco poteri forti, cospiratori e governi senza scrupoli interessati alla macchina. L’idea di un’invenzione capace di alterare l’economia mondiale e gli equilibri bellici è spaventosamente attuale. Secondo lei, perché noi lettori siamo così affascinati dall’idea che esistano invenzioni rivoluzionarie deliberatamente nascoste o soppresse dai “potenti”?
[RM]: L’idea che esistano verità nascoste controllate da chi detiene il potere è inscritta nel DNA del lettore. Ciò che viene taciuto, oggi come ieri, dai canali d’informazione stimola la ricerca della verità attraverso altri approcci. Pensare che esista una soluzione rivoluzionaria ai problemi del mondo, deliberatamente insabbiata da ‘poteri forti’, da un lato soddisfa il nostro bisogno di giustizia e, allo stesso tempo, alimenta il nostro sano scetticismo verso l’autorità. Nel romanzo questo meccanismo funziona perché poggia su una domanda spietata: cosa succederebbe se quella macchina esistesse e funzionasse per davvero?
[TC]: Lei è laureata in Storia Moderna e insegna Lettere. Come si passa dallo studio accademico dei fatti storici alla scrittura di spy story e thriller ricchi di azione e depistaggi, come in questo “Infallibili” o nel suo romanzo d’esordio “Come pietra“? C’è un legame segreto tra l’insegnamento e il brivido dello spionaggio?
[RM]: La Storia è fondata sulla concretezza di fonti ben autenticate. È reale. Non si sottomette alla volontà di narrazione “alternativa” come sta avvenendo purtroppo troppo spesso in questo periodo.
Insegnare, oggi più che mai, significa educare i ragazzi al pensiero critico e alla complessità, aiutandoli a crescere senza però perdere la forza dell’immaginazione e della fantasia, indispensabili per colorare il mondo. La spy story, il depistaggio rappresentano la mia dimensione più intima a personale. Il mio cantuccio privato dove sono pienamente libera di esprimermi e inventare. Risolvere i nodi cruciali delle mie trame richiede ore di profonda riflessione; questo esercizio mi distoglie dalle fatiche quotidiane e mi consente di lavorare poi più serenamente con le mie classi. Da quando ho ripreso a scrivere con costanza, sono decisamente migliorata come persona.
[TC]: Progetti futuri?
[RM]: La mia curiosità per i segreti ben custoditi e per i personaggi messi con le spalle al muro non si è ancora esaurita. Sto continuando a sondare i territori del thriller e della suspense con nuovi personaggi e ambientazioni. Posso solo dire che anche questa mia nuova esplorazione conferma l’impianto narrativo dei precedenti: si parte da vicende legate alla provincia di Brescia, ma gli scenari narrativi si sviluppano ancora una volta a livello internazionale. E sì, ancora una volta il potere cinico dei soldi reciterà la sua parte.
[TC]: Vuole aggiungere qualcosa prima di salutarci?
[RM]: Vorrei ringraziare tutta la redazione e i lettori di Thriller Cafè, uno spazio dove la passione per la tensione e le buone storie si respira in ogni articolo. A chi deciderà di leggere “Infallibili” auguro un buon viaggio tra i misteri della nostra storia recente, sperando che il libro vi lasci lo stesso infallibile retrogusto di adrenalina che ho provato io scrivendolo.
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Infallibili – Romana Massetti
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