Gli omicidi dei tarocchi – Barbara Baraldi
Confessione preventiva (e autoassoluzione parziale): nonostante Barbara Baraldi sia tra le autrici italiane contemporanee più amate, questo è il primo suo romanzo che leggo. Colpa mia. La buona notizia è che, dopo “Gli omicidi dei tarocchi“, edito da Giunti, non me ne farò scappare più uno.
Siamo a Trieste, una città che qui ammutolisce per paura di un killer senza volto che lascia sulle scene del crimine due carte: la Temperanza e la Ruota della Fortuna. A indagare è la commissaria Emma Bellini, ma il gelo che la attraversa non viene solo dall’orrore: quelle carte appartengono a un mazzo disegnato a mano da sua sorella Maia, artista ed esperta di esoterismo con cui non parla da anni. Il caso diventa così anche un viaggio tra legami spezzati, ferite mai chiuse e simboli che sembrano muoversi da soli nella penombra.
La trama è cupa, attraversata da immagini archetipiche che aggiungono profondità senza ingolfare il racconto. I tarocchi sono usati come motore narrativo (e non solo decorativo): ogni Arcano è una soglia di senso che spinge personaggi e lettore a fare un passo oltre, dentro un labirinto psicologico che resta sempre nitido. E se ve lo state chiedendo, no, i tarocchi non prevedono il futuro: immaginateli come una sorta di mappa, che grazie ai simboli presenti, possono aiutare chi li interpreta a trovare una strada.
Il bello è che tanta oscurità non pesa mai sulla lettura. Il romanzo è molto, molto ritmato: capitoli che chiamano il successivo, scene che si incastrano con precisione, tanti dialoghi che coinvolgono il lettore. La scrittura è particolarmente semplice e scorrevole, capace di far scivolare il lettore nel buio senza perderlo mai, con un equilibrio raro tra tensione e chiarezza. È la classica storia che divori e che, chiusa l’ultima pagina, ti lascia addosso il fruscio dei simboli e la vibrazione dei personaggi.
È un thriller magnetico che fonde logica e mistero, sangue e legami familiari, indagine e destino. E a questo punto posso dirlo: funziona da solo per chi non conosce l’autrice e, per chi la conosce – dopo aver scambiato idee con tanti affezionatissimi! -, conferma una voce capace di suonare il noir con orecchio moderno e cuore antico.
Io, intanto, recupero i suoi precedenti: lo devo – per stare nella metafora – a tutte le carte che non ho ancora girato.
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