Anita de Monte ride per ultima – Xochitl Gonzalez

Editore: Fazi
Monica Bartolini
Protocollato il 7 Settembre 2026 da Monica Bartolini con
Monica Bartolini ha scritto 143 articoli
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Il riassunto
Anita de Monte ride per ultima – Xochitl Gonzalez

Il romanzo della scrittrice americana Xochitl Gonzalez dal titolo “Anita de Monte ride per ultima” (Fazi) è già un consolidato successo negli Stati Uniti, tanto che i diritti sono stati acquisiti per la realizzazione di un film con la regia di Eva Longoria. Anche a me è piaciuto, e ora vi spiego perché.

“Intorno, sentivo i loro pensieri, i loro giudizi e le loro congetture. Anita de Monte, vincitrice del premo Roma, vincitrice del Guggenheim. Anita de Monte, voce artistica unica della sua generazione. Anita de Monte, stronza fortunata. Anita de Monte, la stronza più disperata sulla faccia della terra. Senza rendersi conto che io ero tutto questo e non solo.”

Durante un party molto chic a New York, nell’Autunno del 1985, Anita de Monte, artista emergente cubana, si sente un pesce fuor d’acqua. Il marito Jack Martin – lui sì, già affermato – non perde occasione per metterla in imbarazzo, arricciare il naso ad ogni decisione di lei, che sia indossare un paio di pantaloni di pailletes per la serata o irrompere nelle conversazioni con gli ospiti con motivi pretestuosi.
Era indubbio che ogni volta riuscivano a dare spettacolo, ma le intemperanze degli artisti talentuosi venivano tollerate di buon grado.

“Gli americani adorano vedere i latino-americani ballare. Ballare, scopare, litigare. Qualsiasi cosa possa essere fatta con passione.”

Anita si sente soffocare da Jack ma sa benissimo qual è il vero motivo per il quale il marito si comporta in questo modo becero: è geloso della brillante carriera che lei si sta costruendo e furioso perché sostiene che la moglie tragga ispirazione dalle sue opere. Le liti coniugali sono sempre più furibonde, liti portate avanti a suon di colpi bassi e di recriminazioni.

“No, è stato che, grazie alla mia decisione di sottrargli potere, sono riuscita a trasformare la rabbia in gioia. Il tipo specifico di gioia che si prova solo quando si manda ai matti qualcuno. Andando a insistere sui suoi punti deboli. I punti che soltanto un’amante, e di certo una moglie, sa trovare.”

Ma per quanto Jack possa sbraitare e lei mandarlo in bestia, Anita è l’unica che custodisce la verità sul proprio talento e su quanto, invece, il marito abbia attinto per le sue creazioni dal suo genio caraibico, sregolato e colorato, nonché dalla sua tecnica.
Durante una di queste accese liti, Anita cadrà dal terrazzo di casa e finirà sull’asfalto.
Anita e la sua arte sarebbero destinate a finire nel dimenticatoio se non fosse per una studentessa di arte di Providence, Rachel Toro, che tredici anni dopo la morte della donna, si appassiona ai suoi dipinti, tanto da volerci costruire una tesi con il professor Temple.

“Voglio analizzare l’influenza di Anita de Monte sull’opera di Jack Martin, in particolare nel periodo dopo l’omicidio. Se riesco a produrre il materiale critico che lega la sua opera al corpus del marito, lei non potrà più essere dimenticata. Né qui né altrove”.

Rachel si immedesima bene nell’outsider Anita, perché studia in un college prestigioso composto quasi interamente da ragazzi bianchi. Per una donna di colore, quindi, la scalata di quel mondo è ancora più impervia e Rachel tenta il tutto per tutto con un argomento per la testi tanto originale.
Ma scavando nell’arte di Anita de Monte in rapporto con quella del marito Jack Martin, Rachel scoprirà delle verità sconvolgenti, che renderanno finalmente giustizia alla figura di Anita. Che riderà per ultima.

“Amava Anita in maniera selvaggia cruda, indomita, imprudente. Uh, come aveva bisogno di lui all’inizio! Ne aveva bisogno ancora prima di conoscerlo.”

“Anita de Monte ride per ultima” è un buon romanzo che ho apprezzato per la capacità della Gonzalez di toccare temi universali e sempre attuali.

La paternità di un’opera d’arte figurativa o scultorea è sempre stata a centro di dibattiti, ora come nei secoli passati. Resta famoso – e paradossale – il caso del restauratore inglese Tom Keating che dipinse oltre duemila tele copiando la tecnica di pittori famosi del passato ma lasciando deliberatamente delle tracce o delle firme false da scorgere ai raggi X. Tutto questo per una deliberata protesta sociale contro i mercanti d’arte e il sistema di attribuzione di valori stratosferici ad alcuni autori.

Già secoli fa, però, i grandi artisti sapevano bene di dover stare in guardia da contraffattori. Tanto per dirne una, Gianlorenzo Bernini fu costretto a scolpire un bottone mezzo slacciato su ogni busto della propria produzione per lasciare la propria firma indelebile.
Ma qui la Gonzalez inverte la prospettiva, mettendo in luce la mancata attribuzione di “maternità” dell’arte – passatemi il pessimo neologismo -. Il talento delle donne pittrici è stato purtroppo oscurato dagli uomini del loro tempo in maniera deliberata e costante, fino ai giorni nostri, afferma la scrittrice con quest’opera, giacché il suo personaggio è una talentuosissima pittrice che si muove nella Londra degli anni ’70 del 900.

Lo stile della Gonzalez è scorrevole e la struttura a più voci ben delineata.

La voce più potente è sicuramente quella di Anita stessa, per la quale l’Autrice riserva la prima persona singolare, rendendola talmente incisiva che gli intermezzi stonano quasi.
Le pagine più belle dell’intero romanzo sono quelle relative alla sua caduta dal terrazzo, un ralenti da manuale con un finale estremamente poetico.
A che pagine si trova? Non saprei proprio! Per me, era la posizione 2037 perché leggevo da Kindle!