Uomo di mezzo. Eterno check in – Barbara Fabrizio

Uomo di mezzo. Eterno check in – Barbara Fabrizio

Redazione
Protocollato il 10 Agosto 2026 da Redazione
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Fuori dal Thriller Café oggi imperversa una tempesta memorabile, di quelle che nei romanzi non arrivano mai per caso. Parliamo di “Uomo di mezzo. Eterno check in“, prova narrativa firmata da Barbara Fabrizio (SBS Edizioni).

La storia comincia nel modo più classico e sporco possibile. Carmen Maria Romero è in fuga da Madrid, alla disperata ricerca della sua libertà dopo anni di abusi fisici e psicologici subiti dal marito. La conosciamo bloccata in mezzo a un nubifragio, mentre tenta di cambiare la ruota forata della sua auto. È il primo, simbolico ostacolo del suo viaggio di rinascita.

La strada la porta alle pendici della Sierra de Gredos, dove trova rifugio in un hotel isolato. Qui incontra Elías Castillo, il proprietario. Elías è un uomo strano, accogliente e fin troppo comprensivo: quando lei si rifiuta di mostrare i documenti, lui non fa domande e la registra sotto falsa identità come Alma Sol de Los Rios.

Ma l’incubo di Carmen non è finito. Sulle sue tracce c’è Marcos Acero Montoya, un investigatore di polizia convinto che la donna abbia ucciso il marito prima di sparire. Anche Marcos, sorpreso dalla tormenta, finisce nello stesso hotel. Quando incontra “Alma”, non la riconosce: il trauma e la prigionia l’hanno cambiata troppo rispetto alle foto segnaletiche.

Tra i due, complice la condivisione forzata della tempesta e persino il salvataggio di un cucciolo ferito, scatta una scintilla immediata e potente. Tutto sembra andar bene, almeno fino a che il meccanismo di questa strana trappola non si rivela in tutta la sua sconvolgente, metafisica verità.

Questa in breve e senza spoiler la storia che narra “Uomo di mezzo. Eterno check in“. Volete saperne di più su Carmen e la sua storia di riscatto, in quest’hotel che non è un semplice rifugio sulle montagne? Continuate a leggere la breve intervista all’autrice e l’estratto del romanzo.

Tre domande all’autrice

​Com’è nato questo libro?

Il libro è nato dall’urgenza di narrare il percorso di chi si trova bloccato in una condizione di profonda sofferenza esistenziale. Il cuore della storia è un albergo isolato tra le montagne, che diventa per i protagonisti un luogo di sosta forzata. Volevo creare un “non-luogo” dove la realtà si dilata e le maschere cadono, mettendo i personaggi di fronte al proprio passato, in una sospensione temporale che li costringe a fare i conti con se stessi prima di poter decidere quale direzione dare al proprio futuro.

Qual è la cosa che i lettori potrebbero apprezzare di più nel romanzo?

I lettori saranno catturati dall’atmosfera carica di tensione e dal gioco di specchi costante tra ciò che è reale e ciò che è percepito. Il romanzo non è una semplice narrazione di una fuga, ma un viaggio introspettivo dove il mistero circonda l’albergo e il suo enigmatico proprietario, Elías. L’incertezza costante su chi stia realmente conducendo il gioco e il modo in cui il dolore passato si intreccia con le nuove possibilità offrono una lettura immersiva e psicologicamente complessa.

Qual è il ruolo del destino e del libero arbitrio nel percorso di redenzione dei personaggi? 

Il romanzo interroga profondamente il concetto di destino. Sebbene Elías crei le condizioni affinché i personaggi si incontrino e si confrontino con i propri fantasmi, essi mantengono sempre la responsabilità ultima delle proprie azioni. Marcos e Carmen non sono marionette; attraverso la loro interazione e la scoperta della verità, compiono scelte che, seppur influenzate dalla loro natura, definiscono il senso della loro esistenza. La redenzione non è imposta ma accolta attivamente attraverso la consapevolezza e l’accettazione del proprio passato, rendendo la loro scelta finale un atto di profonda libertà.

Estratto

Non aveva mai cambiato una ruota, nemmeno sapeva come si facesse. Non si perse d’animo, in qualche modo doveva proseguire il viaggio. Recuperò il ruotino e tutto l’occorrente dal portabagagli e si mise all’opera. Un lampo si riflesse nei cristalli dello sportello mentre spingeva con vigore il cilindro idraulico. Trasalì, interrompendo per qualche secondo l’operazione. Pioveva a dirotto, proiettili d’acqua le ferivano il volto e le trapassavano la lunga gonna di cotone, conficcandosi nelle ossa con la stessa violenza con cui era stata strappata alla quotidianità. Aveva freddo, il giubbotto di pelle non la proteggeva a sufficienza. Si passò il dorso della mano sulla fronte, facendo il possibile per frenare i brividi che le percorrevano il corpo, e inspirò. Mentre lottava con il martinetto, la memoria la riportò agli anni dell’Università quando presso la facoltà di veterinaria ad Aravaca, la vita era più semplice e piena di promesse. Il mondo poteva offrirle infinite possibilità, spettava a lei cogliere le opportunità che le si presentavano. Tutto, però, era cambiato dopo aver conosciuto León. Per un attimo, si lasciò prendere dai rimorsi e fu con una scrollata di capo che tornò al presente, recuperando il pieno controllo delle emozioni in una manciata di secondi.
Un ultimo sforzo e l’auto fu in posizione. Mise mano alla chiave dinamometrica e cominciò a svitare i bulloni uno alla volta. Stava andando alla grande e si congratulò con se stessa, era il primo successo dopo i fallimenti che avevano caratterizzato la sua esistenza dopo gli anni dell’Università. Rappresentava una rinascita per lei: aveva rotto il guscio e, come un pulcino, veniva alla luce, pronta a guadagnarsi un posto nel mondo.
Le giornate spensierate trascorse con gli amici, le risate e le discussioni appassionate sui sogni e le ambizioni future rappresentavano momenti felici ormai lontani, ma le davano la forza di continuare, erano il propulsore di ogni sua azione, la riserva di fiducia a cui attingere quando lo sconforto premeva sul cuore. Ripensò a quello che León le ripeteva sempre: le diceva che non era buona a niente e, per tale ragione, non le aveva permesso di rinnovare la patente. Dopo il matrimonio, infatti, non aveva più guidato. “Non c’è bisogno che tu prenda l’auto! Non sei capace. Pensa se dovessi bucare: non saresti all’altezza della situazione”. Quelle frasi le si erano insediate fra le pieghe del cervello e risuonavano nei ricordi, pronte a rinfocolare la determinazione, di cui si era armata per compiere il passo. Era riuscita a recuperare l’auto, un’utilitaria in pessime condizioni priva di GPS e di qualsiasi ritrovato della tecnologia, ed era scappata. Sarebbe andata lontano e avrebbe ricominciato da capo, lasciandosi tutto alle spalle.
Sostituì la ruota, fissandola con precisione, e mise via attrezzi e gomma forata. Diede una strizzata ai lunghi capelli scuri che sfuggivano al cappuccio e tornò al volante. Inzuppò il sedile coi vestiti fradici, ma poco importava. Mise in moto e ritornò in strada.
Durante il percorso incontrò molti ostacoli. Aveva imboccato l’autostrada da Madrid, fatto il pieno, raggiungo Talavera de La Reina e ora percorreva strade di campagna dove sarebbe stato più difficile individuare la sua vettura. Dovette fermarsi spesso per evitare alcuni tronchi abbattuti dal maltempo. Si avvilì quando fu costretta ad arrestare la fuga davanti a un albero che impediva il passaggio.
Picchiò i pugni sul volante, imprecando a denti Stretti, e fece risuonare il clacson nel nulla in cui era Finita. L’ottimismo si infranse contro la barriera che La separava da una vita migliore, preda del panico le Venne l’affanno, una fame d’aria e di riscatto che, per poco, l’annientò. Si diede coraggio, non poteva mollare proprio ora. Non c’era nessuno ad aiutarla, doveva contare solo sulle proprie forze, così si concentrò e, in pochi minuti, recuperò la calma.
Provò a spingere lo sguardo oltre la coltre di pioggia E intravide un percorso sterrato sulla sinistra.
Decise di tentare, se avesse fiutato un pericolo, avrebbe fatto inversione cambiando direzione.
Ripartì, animata dalla voglia di non rendere vani gli Sforzi compiuti, e si immise nella stradina.
Il mondo intorno a lei era immenso nell’oscurità, non si vedeva a un palmo di naso. Era come finita in un banco di nebbia in cui riusciva a malapena a distinguere i suoi stessi pensieri, avvolta in un panno freddo e umido che alleviava il prurito dell’anima, inibendole, però, la vista e il ragionamento. I tergicristalli spazzavano via l’acqua in uno stridio serrato che amplificava il terrore.

Booktrailer

Barbara Fabrizio

Nata a Maddaloni (CE), vive a Latina. Fa parte del Collettivo Creativo Latina con cui ha pubblicato racconti per Edizioni All Around e ha partecipato alla raccolta “Lettere al fronte“. Nel 2024 esce il suo primo romanzo “Lei non tornerà” (Edizioni All Around). “Uomo di mezzo. Eterno check in” segna il suo esordio per SBS Edizioni.