Al Thriller Café oggi presentiamo Emory Brant e il suo “Unworthy“, romanzo ambientato in una New York dalle ombre lunghe dei palazzi dell’Upper East Side, dove il lusso serve solo a coprire le crepe dell’anima.
La protagonista è Charlotte Suvorov. Un nome che suona come una barriera, e infatti lo è. Charlotte se l’è scelto per tagliare i ponti con un passato che l’ha masticata e sputata via. Affidata a soli sette anni alla potente famiglia Hawke, è cresciuta in una gabbia dorata imparando una sola, terribile lezione: sentirsi “unworthy“. Indegna. Inadeguata. Troppo poco per meritare la salvezza. Oggi Charlotte è una donna adulta, forte, indipendente. Ha costruito un equilibrio precario lontano da chi l’ha ferita. O almeno, così credeva.
Perché il passato ha il vizio di non restare sepolto. L’equilibrio si spezza quando Oliver Hawke, il patriarca, scompare nel nulla. La polizia indaga. E quando i detective Sophia Reeves e Trent Penn posano gli occhi su Charlotte, vedono solo la sua freddezza. Quello che per lei è uno scudo costruito in anni di dolore, per loro è l’atteggiamento di una colpevole perfetta.
Ma c’è di peggio. La notte della scomparsa sono spariti dei documenti. Carte che scottano. Prove che Charlotte deve recuperare a ogni costo, perché nascondono un segreto capace di distruggerla definitivamente.
Per salvarsi, Charlotte è costretta a fare l’impensabile: allearsi con Liam Hawke. Liam è il figlio minore di Oliver. È l’unica persona di quella famiglia maledetta con cui Charlotte abbia mai avuto un legame autentico. Ma attenzione: non è un legame fraterno. È qualcosa di più complesso, fatto di non detti, tensioni e cicatrici condivise.
Il romanzo si muove su questo doppio binario, alternando le voci di Charlotte e Liam. “Unworthy” è un thriller psicologico, dove i due protagonisti agiscono tra i quartieri di una New York che sembra spiarli, cercando di capire se l’altro è un alleato, o il nemico finale. È la lotta di una donna per smettere di sentirsi “indegna” e trovare il coraggio di guardare in faccia il mostro, anche se il mostro ha il volto di chi ti ha cresciuto.
Questa la storia in sintesi; come sempre, per aiutarvi a conoscere meglio il romanzo vi lasciamo con alcune domande all’autrice e un breve estratto.
Tre domande all’autrice
Com’ è nato questo libro?
Scrivere “Unworthy” è stata la scelta migliore che potessi fare. Sentivo il bisogno di dare voce a ciò che spesso resta nascosto dentro di noi: pensieri che ci fanno dubitare di noi stessi, paure e insicurezze che a volte fatichiamo persino a riconoscere. Questo libro è stato per me un viaggio dentro me stessa: a volte doloroso, ma sempre necessario. Ho messo su carta alcune delle mie paure e dei sentimenti che ho vissuto, cercando di creare una storia che non giudicasse, capace di mostrare come le fragilità possano trasformarsi in forza e come la scoperta del proprio valore possa nascere anche nei momenti più oscuri. Seguendo Charlotte e Liam nei loro conflitti, nelle loro fragilità e nei loro attimi di coraggio, ho imparato anch’io a guardare in faccia ciò che temevo e ad accettarmi.
“Unworthy” nasce come un atto di verità e speranza: speranza che chiunque apra questo libro possa sentirsi visto e compreso, e ricordare che nessuno è “sbagliato” e che ogni persona merita di sentirsi importante, amata e “abbastanza” così com’è.
Qual è la cosa che i lettori potrebbero apprezzare di più nel romanzo?
I lettori potrebbero apprezzare soprattutto la profondità psicologica dei personaggi e il modo in cui il romanzo esplora le fragilità umane senza giudizio. Attraverso Charlotte e Liam, si viene guidati in un viaggio emotivo intenso, tra suspense, mistero e introspezione, che mostra come traumi e paure possano trasformarsi in forza e coraggio. “Unworthy” non è solo un thriller: è una storia che invita a riflettere sul valore di ogni individuo, sulle relazioni umane e sulla possibilità di riconoscere il proprio valore anche nei momenti più difficili.
Che tipo di lettore si sentirà più vicino a questo romanzo?
“Unworthy” può parlare a chi ama i thriller psicologici con forti introspezioni emotive, ma anche a chi cerca storie che esplorano l’animo umano in tutta la sua complessità. Chi ha vissuto momenti di insicurezza, colpa o conflitto interiore si ritroverà nelle sfide di Charlotte e Liam. È un libro che unisce le caratteristiche di un thriller psicologico ed è capace di coinvolgere sia chi ama l’azione e la tensione sia chi apprezza l’esplorazione dei sentimenti, delle emozioni e del coraggio di affrontare le proprie fragilità.
Estratto
New York, mercoledì 8 maggio 2013
Non era la prima volta che pensavo alla morte.
Fin da bambina ho sempre avuto la sensazione che la mia vita sarebbe finita presto. Non sono mai stata in grado di immaginare il mio futuro perché non vedevo alcuna possibilità
per me di viverlo. Per questo non credevo che potesse accadere il contrario.
Che sarei stata io a porre fine al futuro di qualcuno.
Che sarei stata io a uccidere.
Non sapevo neppure di esserne capace. Solo quando l’ho guardato negli occhi, ho capito che era già troppo tardi per lui.
I frammenti di ciò che è successo non mi hanno abbandonata un solo istante mentre camminavo verso casa.
Ho ucciso una persona.
Ho ucciso una persona.
Ho ucciso una persona.
Ho ucciso una persona.
Non importa quante volte lo ripeta: continua a sembrarmi impossibile.
Getto rapide occhiate alle mie spalle per assicurarmi che nessuno mi stia seguendo e massaggio la nuca, ancora pulsante per il colpo subito. Ignorando il dolore che mi trapassa i piedi,
accelero verso l’ingresso della villa della mia famiglia adottiva, negli Hamptons. Le mura scure brillano sotto la luce notturna, e l’eco delle onde che si infrangono piano sulla riva tenta invano
di placare il ritmo frenetico del mio cuore. Il viale è fiancheggiato da imponenti cipressi e, con mia sorpresa, i lampioni del giardino sono spenti.
La gola si serra.
Se qualcuno me lo chiedesse, come potrei giustificare il fango, il sangue e la terra che mi macchiano i vestiti?
Di una cosa sono certa: niente corpo, niente omicidio.
Salgo rapidamente i gradini in pietra nera ed entro in casa.
«Signorina? Perché non ha suonato come al solito?»
Grido, e la borsa mi scivola a terra. La raccolgo in fretta.
«Le serve aiuto?» domanda Helena Strickland, la domestica.
«Che cosa sta facendo?»
La torcia le vibra nella mano, illuminando per un momento i suoi capelli raccolti nel solito chignon.
Biografia
Emory Brant, nata nel 2002, è da sempre affascinata dalle storie che esplorano i confini della mente e i segreti nascosti della psiche umana. Attualmente studia Scienze Cognitive della Comunicazione e dell’Azione, approfondendo i processi cognitivi, la percezione e il ruolo della narrativa nella comprensione del pensiero.
“Unworthy” è il suo thriller psicologico più recente, un intreccio di suspense, introspezione e tensione emotiva che riflette il suo interesse per i misteri della mente, la letteratura e le dinamiche invisibili che guidano emozioni e comportamenti. Nei suoi lavori, Brant unisce una scrittura coinvolgente a riflessioni profonde sulla fragilità emotiva e sull’importanza delle relazioni umane, offrendo storie intense che esplorano redenzione, colpa e il valore della propria identità.
