Il libro che presentiamo oggi al Thriller Café è “Testa o croce. Il gioco dell’inganno” di Dionisio Botti, primo capitolo di una saga crime/noir che ci porta a Sanremo, tra il sapore del mare, il fruscio delle fiches del casinò e i corridoi ovattati del business che conta.
La storia comincia nel settembre 2013. Alle prime luci dell’alba, il corpo senza vita di Diego Bostanzi viene ritrovato sul lungomare. Diego è un giovane imprenditore di successo: affascinante, spericolato, amante del rischio e del gioco d’azzardo. Nelle sue tasche c’è il denaro di una ricca vincita incassata la sera prima al casinò, al polso un orologio di lusso e in tasca le chiavi della sua Audi. Niente è stato toccato: la rapina è immediatamente esclusa.
A prendere in mano le redini di un’inchiesta scivolosa è Laura Predetti, brillante magistrato della Procura di Imperia. Ad affiancarla sul campo, il maresciallo dei Carabinieri Giordano Urbano, investigatore concreto, pragmatico e diretto.
Scavando nella vita della vittima, Laura e il maresciallo risalgono a una serie di relazioni complesse che si snodano tra Sanremo, Milano e sulle sponde del lago di Lugano, in Svizzera. Attorno al cadavere di Diego ruotano figure inquietanti: il socio e amico fraterno Ludovico Cotto, la gelosa ex moglie Oriana, amanti misteriose, collaboratori ambigui e uomini d’affari dai metodi spietati. In un mondo in cui denaro e tradimenti sono la moneta corrente, ognuno ha un segreto da difendere.
Più l’indagine va avanti, intanto, più la vita personale di Laura inizia a venirne contagiata. L’incontro con Claudio Bentivoglio la costringe a confrontarsi con lo stesso conflitto che attraversa il caso: controllo e desiderio, razionalità e abbandono, ciò che mostriamo agli altri e ciò che preferiamo nascondere.
Cosa succederà alla protagonista e all’investigazione, potrete saperlo leggendo il romanzo. Per ora se volete saperne di più, potete approfondire con le domande all’autore e un breve estratto.
Tre domande all’autore
Com’è nato questo libro?
È nato dall’incontro tra mondi molto diversi che, in realtà, hanno attraversato la mia vita per molti anni. Prima la musica, i night club, i casinò e quel particolare universo fatto di persone che vivono soprattutto quando gli altri dormono; poi l’impresa, la consulenza, la finanza e i rapporti che inevitabilmente si creano quando entrano in gioco denaro, ambizione e potere.
Non volevo però raccontare la mia vita, né scrivere un romanzo autobiografico. O meglio, mi interessava partire da esperienze vissute, utilizzare quegli ambienti e quelle personalità che ho conosciuto molto bene per costruire personaggi di fantasia, sì, ma con le loro contraddizioni, le loro disarmonie, le loro debolezze, e vedere cosa sarebbe accaduto mettendoli di fronte a un evento estremo come un omicidio.
Da qui è nato Diego Bostanzi e, soprattutto, Laura Predetti: una magistrata razionale, determinata, abituata a indagare sugli altri, che progressivamente si trova costretta a confrontarsi anche con le proprie fragilità e con quelle zone d’ombra che nessuna indagine giudiziaria può davvero mettere agli atti.
Qual è la cosa che i lettori potrebbero apprezzare di più nel romanzo?
Credo soprattutto l’ambiguità dei personaggi. In “Testa o Croce. Il gioco dell’inganno” quasi tutti hanno qualcosa da nascondere, ma avere un segreto, tradire qualcuno o comportarsi male non significa necessariamente essere un assassino.
Mi piaceva l’idea che il lettore fosse portato a formulare un giudizio sui personaggi e, qualche pagina dopo, fosse costretto a rimetterlo in discussione. Anche l’indagine di Laura procede su due piani: quello criminale, naturalmente, e quello umano.
Intorno alla morte di Diego ci sono business, denaro, gioco d’azzardo, passioni, gelosie e rapporti di potere, ma soprattutto persone che reagiscono in maniera diversa alla paura, al desiderio, alla perdita e all’ambizione.
Forse è proprio questo l’aspetto che il lettore può apprezzare maggiormente: non soltanto chiedersi chi abbia ucciso Diego Bostanzi, ma scoprire progressivamente chi siano davvero le persone che gli stavano intorno. Laura compresa.
Quanto contano il mondo del business e la sua esperienza professionale nella costruzione di “Testa o Croce“?
Molto, perché volevo che il business fosse parte della macchina narrativa e non un semplice fondale. Nel romanzo società, investimenti, energia, finanza e rapporti tra soci producono alleanze, conflitti, interessi e, inevitabilmente, anche possibili moventi.
La mia esperienza professionale mi ha aiutato soprattutto a rendere credibili certe dinamiche: il modo in cui nasce una trattativa, come cambiano i rapporti quando entrano in gioco denaro e potere, quanto possa diventare sottile il confine tra una grande opportunità e un’operazione poco trasparente.
Ho cercato però di non trasformare mai il romanzo in un manuale di finanza. Il lettore deve comprendere ciò che serve alla storia senza essere sommerso dalla tecnica.
Perché, alla fine, dietro numeri, contratti, società e operazioni finanziarie ci sono sempre persone. E le persone portano con sé ambizione, paura, lealtà, tradimento e passioni.
E sono proprio le passioni a diventare il secondo grande elemento portante della trama: quello più privato e istintivo, capace di guidare le reazioni dei personaggi quando escono dal mondo degli affari e si trovano a fare i conti con desideri, debolezze e contraddizioni della propria vita personale.
Estratto
1. Strana alba sul lungomare
Il corpo era lì disteso, come un grottesco ornamento inerte, supino, con la testa appoggiata all’indietro in quel vaso di fiori cementato alla base di una palma e il sole, che non era ancora completamente sorto, dava una luce fioca a quel mattino colorando tutto di un grigio opaco, quasi irreale. Il tronco ruvido della palma si stagliava affianco al corpo senza più vita di lui e le foglie ondeggiavano appena al vento leggero che portava con sé l’odore salmastro del mare. Il rumore delle onde che si infrangevano pigramente contro la riva era l’unico suono a interrompere quel silenzio inquietante.
Il braccio destro dell’uomo, appoggiato sul bordo del vaso come se stesse eseguendo una manovra di retromarcia, richiamava alla mente un gesto automatico, familiare mentre le dita di quella mano, distese in una posa quasi sacrale, puntavano verso il mare, ricalcando la famosa immagine di Adamo che sfiora il dito di Dio nella Cappella Sistina, ma qui, sulla passeggiata del lungomare di Sanremo, tutto appariva crudo, senza gloria.
Il sangue scorreva lentamente, un rivolo scuro che si disperdeva sotto il corpo, mischiandosi all’acqua salmastra. Non si vedeva alcuna ferita ma era chiaro che qualcosa di violento aveva causato quella situazione a dir poco inconsueta.
Forse l’uomo aveva provato a trascinarsi tra le palme, cercando riparo, ma la morte era giunta più veloce ed implacabile.
[…]
Uscì dall’auto con un’espressione che non lasciava adito a dubbi, lei era il capo, i tacchi che risuonavano sul pavimento di pietra servirono ad attirare ancor di più l’attenzione su di sé mentre l’aria del mare, pungente e salmastra, le sferzava il viso mentre si avvicinava al gruppo di agenti. La scena era surreale, con l’odore del mare ancora molto forte.
“Buongiorno, sono Laura Predetti, della procura” disse con voce ferma all’appuntato che le venne incontro.
Il maresciallo Giordano Urbano si fece avanti con una stretta di mano formale “Buongiorno, dottoressa, la trovo bene. Mi spiace averla fatta alzare a quest’ora. Ecco cosa abbiamo finora.”
Il rapporto fu conciso ma dettagliato.
La vittima era Diego Bostanzi, un imprenditore milanese, trovato esanime con tutti i suoi beni personali intatti, nessun segno di rapina. Aveva addosso un orologio di lusso, abito e scarpe firmati, una ricevuta del casinò per la vincita di oltre 40.000 euro, che erano stati raccolti dalle sue tasche della giacca, insieme ad un assegno da 15.000 Euro. Il corpo non mostrava ferite di alcun tipo alla vista, motivo che faceva pensare ad un colpo alla schiena, un agguato?
Laura ascoltava, annuendo, mentre il mare continuava a rumoreggiare in sottofondo. Le onde si infrangevano ritmicamente sulla costa, quasi a scandire il tempo che passava.
Si fece strada tra la folla, seguendo Urbano fino al punto in cui era stato ritrovato il coltello.
Biografia
Dionisio Botti nasce a Bergamo nel 1965. Conosciuto anche come Dennys, per anni vive professionalmente il mondo della musica come cantante, pianista, autore, compositore e frontman dei Todo Modo, gruppo attivo nel rock italiano tra gli anni Ottanta e Novanta. Svolge anche attività di musica live nei night club di Svizzera, Austria e Italia.
Dal 2007 trasferisce la propria esperienza nel mondo della consulenza d’impresa, della finanza agevolata e delle energie rinnovabili. È Amministratore Delegato di Finply srl, società di consulenza alle imprese con sede a Milano.
Da questo doppio percorso, artistico e imprenditoriale, nasce anche la sua scrittura: un noir contemporaneo attraversato da business, finanza, rapporti di potere, ambiguità morali e fragilità affettive.
Con “Testa o Croce. Il gioco dell’inganno“, pubblicato nel 2025 da Europa Edizioni, inaugura la saga incentrata sulla magistrata Laura Predetti. Il secondo romanzo, “Il gioco si chiude“, è completato e in fase finale di revisione editoriale.
Il sito ufficiale è www.dionisiobotti.com.

