Al Thriller Café oggi superiamo il confine sottile tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Il thriller che vi presentiamo, “Lo Sciamano” di Daniela Giorgini, fonde le indagini forensi al mistero soprannaturale. Cosa succede quando il passato rifiuta categoricamente di restare sepolto?
La storia vede protagonista Alex, che fin da bambino ha convissuto con un dono che è a tutti gli effetti una maledizione: quando tocca un cadavere, entra in una sorta di trance che gli permette di vivere gli ultimi istanti di vita della vittima. L’origine di questo incubo risale alla sua infanzia, quando, cadendo in una buca, ebbe la terrificante visione di un uomo ucciso per lapidazione.
Oggi Alex è un anatomopatologo. Ha scelto la scienza e il rigore per incanalare il suo potere a fin di bene, aiutando la Polizia a risolvere i casi più complessi. Nasconde a tutti il suo segreto, ma l’essere così infallibile gli è valso il soprannome di Sciamano da parte dei colleghi e dell’astuto ispettore Raggini, che intuisce in lui qualcosa di speciale.
Il delicato equilibrio di Alex va in frantumi quando incontra Giada, un’archeologa che ha appena riportato alla luce uno scheletro. E non uno scheletro qualsiasi, ma uno rinvenuto esattamente nello stesso luogo dove Alex cadde da bambino. Convinto che si tratti dei resti dell’uomo della sua prima visione, Alex si getta a capofitto nel mistero. Quando le ossa e il professore di Giada svaniscono nel nulla, la ricerca si trasforma in un’indagine frenetica e pericolosa, che lo condurrà dritto verso i cancelli della maestosa Reggia di Colorno. Un luogo splendido ma dal passato oscuro: un ex manicomio diretto un tempo dal nonno dell’attuale direttore.
“Lo sciamano” è un medical thriller con guizzi di sovrannaturale che potrebbe essere perfetto per chi ha apprezzato The Dead Zone o Tru Calling, ma è anche un libro che potrebbe piacere a chi ama il gotico, con il passato manicomiale della Reggia di Colorno che porta il lettore in un’atmosfera in cui aleggiano orrori nascosti, esperimenti e segregazioni.
Volete saperne di più? Proseguite l’approfondimento con due domande all’autrice e un breve estratto.
Due domande all’autrice
Com’è nato questo libro?
Lo Sciamano nasce da un racconto scritto nel 2014 e ispirato dalla serie televisiva “Tru Calling”. Qualche anno dopo decido di avventurarmi sulla strada del romanzo e riprendo questa storia per iniziare.
Qual è la cosa che i lettori potrebbero apprezzare di più nel romanzo?
La storia di Alex, tra il passato che lo tormenta e il presente carico di dolore e compassione per i morti che incontra sulla sua strada.
Estratto
Un odore intenso, penetrante, di quelli che respiri in un fiato e poi sei costretto a cacciarli fuori, se non vuoi soffocare.
Gli agenti erano usciti dalla stanza, qualcuno aveva ancora le mani su naso e bocca, mentre il più giovane era corso fuori appena in tempo prima di vomitare.
Il medico legale sembrava immune, tanto che non portava la mascherina, nemmeno quando, come in questo caso, il cadavere da esaminare era vecchio di giorni e l’odore diventava insopportabile.
La stanza era in ordine, non era stato toccato nulla, la Scientifica si era limitata a fare le foto e ora aspettava l’ordine del medico per rimuovere il corpo, prima di continuare.
L’uomo era disteso sul divano, con gli occhi al soffitto, portava una camicia a quadri, un paio di pantaloni di velluto e i calzini spaiati, sicuramente viveva solo.
Nella mano destra stringeva un telecomando, mentre il braccio sinistro penzolava fuori sul tappeto, dove una bottiglia di birra aveva rovesciato metà del suo contenuto e dalle fibre saliva un odore amarognolo.
Il medico infilò un paio di guanti in lattice che custodiva in quella sua borsa piena degli strumenti di lavoro e dopo averli indossati, si avvicinò al cadavere. Inutile misurare la temperatura del fegato, il rigor mortis era completo e superato.
I vicini non vedevano l’uomo né lo sentivano da almeno tre giorni, se avesse avuto ferite scoperte ci sarebbero stati depositi di uova da parte delle mosche necrofaghe e forse si sarebbe saputo di più sul momento della morte, la stanza sigillata e l’abbigliamento invernale avevano protetto il suo corpo, ma non la sua vita.
Il medico lo osservò da capo a piedi senza toccarlo, confermando la mancanza di ferite visibili poi, gli afferrò il polso e un odore acido e pungente lo colpì alle narici, chiuse gli occhi.
Quattro uomini seduti intorno a un tavolo, un piccolo lampadario scendeva al centro, all’altezza delle loro teste. La luce fioca illuminava mazzette di denaro e bottiglie di birra.
Uno degli uomini, camicia a quadri e pantaloni di velluto, aveva grosse gocce di sudore che scendevano dalla fronte al mento, mentre guardava alternativa- mente le carte esposte sul tavolo e quelle che aveva nelle mani.
-Allora Mario, si può sapere cos’hai? – gli chiese l’uomo seduto di fronte.
-Niente – rispose, gettando tre donne e una coppia di dieci sopra le cinque carte che formavano una scala reale.
-Bene, allora è tutto – disse un altro, alzandosi.
-Ci sentiamo domani per accordarci sull’appuntamento dal notaio. – Poi infilò tutto il denaro in una borsa nera e se ne andò.
Mario asciugò il sudore con la manica della camicia e prese un’altra bottiglia di birra e uscì anche lui, seguito dagli altri due rimasti nella stanza.
-E adesso Mario, come farai? Ti sei giocato i soldi e la casa! – Mario fece spallucce e salì in auto sbandando un paio di volte lungo la strada, finendo sul marciapiede davanti a casa sua, rovesciando un bidone della spazzatura e spargendo i rifiuti sul vialetto calpestandoli senza nemmeno accorgersene.
Entrato nell’appartamento, si guardò intorno, appoggiò la birra sul tavolino accanto al divano, prese una manciata di pillole da una bottiglietta e le ingoiò, sdraiandosi infine sul divano con il telecomando in una mano e la birra nell’altra. E quando le pillole fecero effetto, la bottiglia rotolò sul tappeto.
-Si sente bene, dottore? – Una ragazza, da poco entrata nella squadra, gli si era avvicinata e lo aveva toccato su una spalla.
Il medico aprendo gli occhi, avvertì un profumo riposante e leggero provenire dai suoi abiti.
-Sto bene grazie, potete portarlo via, dopo l’autopsia ne saprò di più, ma quest’uomo si è suicidato. – Si tolse i guanti, li mise in tasca e prese la borsa, allontanandosi per fare spazio agli agenti; era ancora sulla strada quando si sentì chiamare. Voltandosi di scatto vide che l’Ispettore Capo lo stava raggiungendo, erano amici da lunga data ormai.
-Dopo passi da me in ufficio a raccontarmi il resto, vero? – Il medico lo guardò con un sorriso triste, annuì sospirando e se ne andò.
Daniela Giorgini
Daniela Giorgini nasce a Forlì il 16 marzo 1972, ama la sua città e non vorrebbe vivere da nessun’altra parte, fiera di essere Romagnola.
Diplomata in Ragioneria nel 1991, da ottobre dello stesso anno è tuttora impiegata presso uno studio di dottori commercialisti.
A ottobre 2006 diventa Redattrice del sito di poesia La Mente e il Cuore e con gli amici Redattori realizza le raccolte “Attimi di Poesia”, “Ti regalo una fiaba”, “Alda Merini e la Primavera”, “Dalla Terra spezzata nasce la Poesia”.
Pubblica in self (Ilmiolibro) “Le mie emozioni diventano poesie”, “Dell’amore della vita”, “VERDE GIALLO ROSSO BLU” e “SORRISI E NUVOLE”.
A ottobre 2012 esce “SEMPLICEMENTE” – raccolta di poesie – edito da Rupe Mutevole.
Pubblica ancora in self con StreetLib gli ebook: “I Giallini” – brevi racconti gialli – “La vera storia magica di Melvania” – racconto lungo – a cui si aggiungono la raccolta di poesie accompagnate da foto d’autore “IMMAGINI EMOZIONI”, i racconti “Dell’amore e altri delitti” e “Zambelli? Dica, Ispettore.”
Nell’ottobre 2021 esce una nuova raccolta di poesie – “Inevitabile come l’amore” – edita da Tempo al libro.
Ad aprile 2024 esce il suo primo romanzo, “Lo Sciamano”, seguito ad agosto 2025 da “Piramidi – La vendetta dello Sciamano”, editi entrambi dalla Nonsolopoesie Edizioni

