Le mani della farfalla – Nicoletta Fortunato

Le mani della farfalla – Nicoletta Fortunato

Redazione
Protocollato il 10 Ottobre 2026 da Redazione
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Una bufera di neve che paralizza la provincia di Potenza, un casolare isolato tra le campagne di Melfi e una tavola imbandita che si trasforma nel palcoscenico di un incubo. È questo il claustrofobico scenario di “Le mani della farfalla“, il thriller di Nicoletta Fortunato che inaugura una nuova trilogia e che presentiamo oggi al Thriller Café.

La protagonista è Nicole, una giovane donna fragile che convive con i postumi di un brutto incidente e con attacchi di panico sempre in agguato. Vive da pochi mesi in quella casa sperduta insieme al marito, di cui è profondamente innamorata. Quando la tempesta cancella ogni strada e interrompe le comunicazioni con l’esterno, la dimora si riempie di un gruppo eterogeneo di persone: volti familiari legati da vecchi affetti e sconosciuti arrivati in modi bizzarri e inspiegabili. L’apparente cordialità iniziale e la calura del focolare cedono però rapidamente il passo al terrore quando un membro del gruppo viene barbaramente ucciso. Intrappolati mentre le temperature crollano e la casa si fa via via più ostile, i superstiti scoprono che l’assassino si nasconde tra di loro e la diffidenza comincia a divorare ogni certezza.

Parallelamente, la narrazione segue l’ex maresciallo in pensione Carmine Fortiello. L’incontro casuale con una figura del passato riapre per lui le ferite mai rimarginate di un cold case irrisolto da vent’anni. Affiancato dall’appuntato Antonio, Fortiello segue una pista dimenticata che lo conduce lentamente proprio verso il casolare di Melfi. Quello che il vecchio investigatore non sa è che dentro quelle mura si sta già consumando una drammatica catena di delitti e che il tempo a sua disposizione sta per scadere.

Questa in breve la storia che “Le mani della farfalla” racconta, intrecciando la paranoia del delitto della camera chiusa (e decise similitudini con “Dieci piccoli indiani” di Agatha Christie) con la tenacia di un’indagine che viene dal passato. Nicoletta Fortunato orchestra un romanzo cinematografico, un gioco di specchi e colpi di scena che ci fa riflettere su come, anche nell’ambiente più protetto, il dubbio possa diventare l’arma più letale.

Volete saperne di più? Continuate ad approfondire il romanzo con le nostre domande all’autrice e un breve estratto.

Tre domande all’autrice

Com’è nato questo libro?
“Le mani della farfalla” è nato innanzitutto dall’amore per la mia terra d’origine, la Basilicata, che ho voluto trasformare non in un semplice sfondo ma in una presenza viva all’interno della storia. Accanto al giallo classico desideravo affrontare alcuni temi che sento profondamente miei, come la disabilità, la fragilità psicologica e la salute mentale. Io stessa, come la mia protagonista, soffro di attacchi di panico e conosco il peso di paure che, pur essendo invisibili agli altri, possono condizionare la vita quotidiana.
Per questo Nicole non è la classica protagonista perfetta e invincibile ma è una donna segnata nel corpo e nello spirito, una donna che però non si arrende.
Le sue fragilità convivono con una determinazione profonda e la Nicole che conosceremo all’inizio del romanzo non sarà la stessa che troveremo alla fine.

Qual è la cosa che i lettori potrebbero apprezzare di più nel romanzo?
Credo che i lettori possano apprezzare soprattutto l’atmosfera di crescente tensione e il senso di isolamento che attraversano il romanzo.
E’ ambientato nel 1998, il mondo non era connesso come oggi quando una brutta bufera di neve blocca delle persone in una casa di campagna senza che nessuno di loro possa comunicare con l’esterno.
C’è una protagonista ma è un romanzo corale.
Quando cominciano gli omicidi, ciascuno di loro può essere la prossima vittima, ma anche il colpevole.
I miei personaggi sono per la maggior parte imperfetti, vulnerabili e portatori di segreti. Non esistono personaggi interamente forti o interamente deboli ma ognuno di loro mostra qualcosa e nasconde qualcos’altro.
Il lettore viene così spinto a dubitare di tutti e, nello stesso tempo, a immedesimarsi nelle loro paure e fragilità.

Che cosa vorresti rimanesse al lettore dopo l’ultima pagina?
Vorrei che, oltre al piacere del mistero rimanesse l’idea che la fragilità non coincide con la debolezza.
La mia protagonista affronta il dolore, gli attacchi di panico e una disabilità che ha cambiato la sua esistenza, ma non permette che siano queste condizioni a definirla.
Vorrei, inoltre, che il romanzo invitasse a guardare oltre le apparenze perché ciò che una persona mostra non sempre corrisponde a ciò che sente dentro.
Dietro un comportamento, un silenzio o una paura possono nascondersi ferite profonde. Se il lettore, chiudendo il libro, conserverà un’emozione legata ai  miei personaggi insieme all’inquietudine del giallo, allora la mia storia avrà raggiunto il suo scopo.

Estratto

(Da pag. 11)
(…) Un particolare attrasse la sua attenzione fino a farlo fermare.
C’era qualcosa di strano, in fondo al vicolo.
Una figura insolita si muoveva lenta, ritta sulle gambe, ancheggiando e muovendo velocemente le mani, come se facesse una strana danza quasi sospinta dal vento.
Non riusciva a capire se si trattasse di un uomo o di una donna, ma chiunque fosse aveva un’aria familiare.
Aguzzò la vista ma non riusciva a mettere bene a fuoco, infastidito dal vento.
Si fermò dunque e l’attese, incuriosito, sforzandosi di ricordare dove avesse già visto una scena simile.
La figura si avvicinò continuando la sua strana danza con le mani e con le gambe.
Aveva il volto interamente coperto da una sciarpa, ma nonostante questo gli era familiare.
Dove ho già visto questa scena? Perché la ricordo? si domandò mentre la figura si avvicinava a lui lentamente, sempre di più.
All’improvviso un gruppo di bambini che urlavano festanti dopo essere usciti dal catechismo lo fece sobbalzare e quasi perse l’equilibrio.
Pochi secondi; poi si ricompose, si girò.
E la vide. La figura misteriosa.
Le guardò le mani, erano così familiari.
Si muovevano velocemente nell’aria volteggiando, fino a fermarsi vicino alla gola.
Gli occhi lo fissavano con sfida, maligni.
Le mani smisero di muoversi.
L’indice si mosse all’improvviso, mimando uno sgozzamento.
Carmine sbiancò, immobile, facendo cadere la videocassetta che fece un rumore sordo girando su se stessa quasi al rallentatore, prima di assestarsi a terra.
Secondi interminabili lo tennero vicino alla figura, faccia a faccia, tanto che quasi si potevano toccare.
Ne udiva il respiro.
Dopodiché, con un sogghigno, la figura si allontanò, proseguendo la sua piccola danza fino a ricomporsi per mimetizzarsi tra la gente che era uscita dalla chiesa di San Michele.
Sparì così come era apparsa, lasciando Carmine immobile.
Iniziò a tremare, cosa che non gli succedeva mai.
– Le mani – balbettò – il taglio della gola… com’è possibile?
Con movimenti innaturali raccolse la videocassetta e si voltò all’indietro, dove in lontananza vide i bambini in compagnia dei loro genitori e di padre Graziano.
Come può essere? si chiese mentre stringeva nervosamente la videocassetta. Non è possibile. Perché ritornare qui?
Il vento gelido gli fece perdere per un attimo l’equilibrio, ma lui quasi non ci fece caso e si ricompose subito.
Le mani. Sara… Si fermò. Le mani che erano sulla piccola Sara, sul suo povero corpicino. Il sangue, tutto quel sangue e i suoi occhi che ancora si fanno beffe di me, di tutti noi.
Un ragazzo improvvisamente lo urtò e lo riportò alla realtà.
– Mi scusi, non l’ho fatto apposta – gli disse, ma Carmine non rispose.
Ogni suono era sparito, non sentiva neanche le urla festanti dei bambini.
Nella sua testa ogni movimento appariva rallentato, ovattato, come in quei vecchi film muti che gli piacevano tanto.
– Va tutto bene? – chiese il ragazzo, preoccupato.
– Sì, sì… tranquillo, tutto bene, grazie.
Si girò per cercare la figura: doveva inseguirla prima che fosse troppo tardi.
Cercò, correndo, tra i pochi genitori che si trovavano davanti alla chiesa, ma era ormai sparita dalla sua vista.
La strada era quasi deserta, i bambini non c’erano più e le loro urla si sentivano solamente in lontananza.
Padre Graziano si diresse verso la chiesa, la chiuse e arrivò il silenzio.
Carmine scrutò il cielo pieno di grosse nuvole foriere di cattivi presagi e, ancora tremando, si incamminò verso la fermata dell’autobus, visibilmente scosso.
– La piccola Sara… è tornato.

Biografia

Sono insegnante e scrittrice, da sempre appassionata di narrativa gialla e delle opere di Agatha Christie.

Coltivo la scrittura come passione e ricerca narrativa.
Nel 2025 ho pubblicato il romanzo “Le mani della farfalla” con Delos Digital nella collana Odissea Crime. Il libro è un giallo a camera chiusa ambientato in Basilicata durante una violenta bufera di neve e si inserisce nella tradizione del mystery classico, con particolare attenzione alla costruzione psicologica dei personaggi e all’intreccio investigativo. L’opera ha ottenuto attenzione da parte della stampa nazionale con una recensione sul Corriere della Sera e un’intervista radiofonica nel programma Il Timone Libri di GR1 Rai.

Ho inoltre partecipato a eventi e iniziative dedicate alla narrativa di genere, tra cui il Festival del Giallo di Napoli, promuovendo la lettura e la valorizzazione della Basilicata come scenario letterario.

Attualmente sto lavorando a nuovi progetti narrativi nel campo del giallo e del thriller psicologico.