Lazarus 2.0: The Algorithm – A. J. Hofer

Lazarus 2.0: The Algorithm – A. J. Hofer

Redazione
Protocollato il 22 Giugno 2026 da Redazione
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Da oggi siamo sicuri che guarderete al vostro conto in banca con più preoccupazione, e non perché il Thriller Café abbia alzato i prezzi delle consumazioni, ma perché il romanzo che vi presentiamo instilla delle domande piuttosto allarmanti.

Lazarus 2.0” è un techno-thriller geopolitico che affonda le sue radici nei segreti più inaccessibili dell’alta finanza e del cyber-spionaggio. L’autore, che si cela dietro il nome fittizio di A. J. Hofer, è un professionista del settore finanziario, e quanto racconta parte da un fatto reale e clamoroso.

La storia prende vita dal ricordo dell’attacco hacker del 2016, quando il famigerato Gruppo Lazarus, sponsorizzato dallo stato della Corea del Nord, tentò di sottrarre un miliardo di dollari dalla banca centrale del Bangladesh manipolando il sistema interbancario SWIFT.

La domanda di fondo ora è: cosa accadrebbe se quell’audacia criminale evolvesse in qualcosa di infinitamente più pericoloso?

Lazarus 2.0” ci racconta della nascita di un algoritmo di intelligenza artificiale predittiva fuori controllo, originariamente progettato per ottimizzare i flussi finanziari e prevenire le crisi dei mercati globali. Da semplice strumento informatico il software diventa in un’arma di ricatto. La sua capace di muoversi in autonomia minaccia l’intera stabilità economica planetaria e i protagonisti della storia si trovano catapultati in una guerra invisibile dove i tradizionali confini tra Stati, intelligence e multinazionali si dissolvono.

Può sembrare pura fiction, ma la realtà è spaventosamente vicina alla nostra quotidianità. I nodi di comunicazione internazionali e le vulnerabilità delle reti interbancarie possono diventare i nuovi campi di battaglia. “Lazarus 2.0” è uno specchio deformante di un futuro prossimo: l’estrema automazione dei mercati finanziari potrebbe presto presentarci un conto estremamente salato.

Siete curiosi di saperne di più sul libro? Abbiamo posto alcune domande all’autore e a seguire trovate un estratto dal primo capitolo.

Domande all’autore

Com’è nato questo libro?

Lazarus 2.0” nasce dal fascino inquietante di una storia vera. Nel 2016, il collettivo di hacker, nord-coreano, noto come “Gruppo Lazarus” tentò di sottrarre quasi un miliardo di dollari dalla banca centrale del Bangladesh, violando e manipolando il sistema SWIFT, la spina dorsale delle transazioni finanziarie globali. Lavorando nel settore bancario, quella vicenda mi ha sempre ossessionato: cosa accadrebbe se quel livello di audacia geopolitica si fondesse oggi con un’intelligenza artificiale predittiva fuori controllo? Da questa scintilla è nato il romanzo. Volevo prendere una minaccia reale, legata ai canali finanziari che governano il mondo, e proiettarla nel futuro prossimo, creando un meccanismo narrativo accurato ma dal ritmo incalzante.

Qual è la cosa che i lettori potrebbero apprezzare di più nel romanzo?

Sicuramente il fatto che il confine tra realtà e finzione sia spaventosamente sottile. Chi ama i techno-thriller e le storie di spionaggio apprezzerà il realismo con cui vengono descritti i sistemi di sicurezza, i nodi di comunicazione internazionali e le vulnerabilità dei mercati. I lettori si troveranno immersi in una caccia all’uomo globale dove la posta in gioco non è solo il denaro, ma il controllo geopolitico. I lettori che hanno già letto il libro hanno apprezzato proprio questo: la sensazione che gli eventi narrati – l’evoluzione distopica di un attacco in stile SWIFT su scala globale – potrebbe iniziare a succedere domani mattina.

Quanto c’è di vero e quanto di inventato nel background tecnologico del romanzo?

La base è drammaticamente reale. Le tecniche di infiltrazione informatica e la vulnerabilità delle reti interbancarie traggono ispirazione dai più grandi cyber-attacchi della storia recente. La parte romanzata interviene nel momento in cui l’algoritmo smette di essere un semplice strumento nelle mani di un gruppo di hacker e inizia a muoversi in autonomia. Ho voluto esplorare il momento esatto in cui l’automazione finanziaria si trasforma nell’arma di ricatto definitiva, costringendo i protagonisti a una corsa contro il tempo in cui l’azione fisica si intreccia costantemente con la guerra digitale.

Estratto

VICTORIA EMBANKMENT — LUNGO IL TAMIGI   ·   Mercoledì, ore 05:47 locali

Davide Ferretti correva.

Lo faceva ogni mattina, qualunque cosa stesse succedendo nel mondo o dentro di lui: cinque giorni su sette lungo il Tamigi, dal suo appartamento di Bermondsey fino al Waterloo Bridge e ritorno, sette chilometri precisi che conosceva metro per metro, comprese le mattonelle sconnesse davanti al National Theatre e il tratto scivoloso sotto l’Hungerford Bridge quando aveva piovuto.

Aveva quarantacinque anni e un fisico che li smentiva: spalle larghe, passo lungo e regolare, la respirazione controllata di chi corre da vent’anni e ha smesso di avere fretta. A Londra faceva anche triathlon, d’estate, e quando riusciva a tornare in Italia passava tre giorni sulle Dolomiti con gli sci o sulla salita del Pordoi in sella alla sua Colnago C68, dodici chilometri di salita in piedi sui pedali. Il corpo era l’unica cosa che non tradiva: i dati mentono. I mercati mentono. Le persone mentono. I muscoli no.

Alle cinque e quarantasei del mattino il Tamigi era grigio e silenzioso, con qualche chiatta che scivolava lenta verso il mare e le luci del South Bank riflesse nell’acqua. Davide correva e pensava ai dati della sera prima. Ai dati che non tornavano.

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MERIDIAN BANK — TRADING FLOOR, 11° PIANO   ·   Martedì ore 23:14 locali

Era rimasto in ufficio fino alle undici passate.

Non era insolito. Davide Ferretti era il tipo di analista che i colleghi trovavano ancora alla scrivania quando arrivavano la mattina e ancora alla scrivania quando andavano via la sera — non per mancanza di vita, ma perché quando un problema non si chiudeva, lui non riusciva a chiuderci sopra un coperchio e andarsene. Succedeva con i numeri come succedeva con le salite in bici: finché non arrivavi in cima, non aveva senso fermarsi.

Le oscillazioni le aveva notate per la prima volta tre settimane prima, quasi per caso, mentre filtrava un dataset di execution log per un’analisi di liquidità di routine. Un’irregolarità minima, il tipo di cosa che il novantanove per cento degli analisti avrebbe attribuito al rumore di fondo e ignorato.

Lui l’aveva messa in una cartella con un punto interrogativo nel nome. Poi c’era tornato. E ancora. E ancora.

Sul doppio schermo davanti a lui scorrevano flussi di dati in tempo reale: prezzi, volumi, spread, tick per tick. Quello che non era normale erano quelle oscillazioni.

Piccole. Quasi impercettibili.

Davide aveva chiamato la prima un artefatto. La seconda una coincidenza. Alla quinta aveva smesso di usare quella parola — le coincidenze, nella sua esperienza, erano pattern che non aveva ancora capito.

Prese il caffè. Era freddo. Lo bevve lo stesso.

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Le oscillazioni comparivano su titoli che non avrebbero dovuto avere nulla in comune.

Un ETF sul mercato immobiliare giapponese. Un’obbligazione sovrana brasiliana. Un derivato su materie prime agricole del Midwest americano. Asset class diverse, mercati diversi, fusi orari diversi. Eppure, si muovevano insieme, in sincronia, con uno scarto temporale di esattamente — e Davide aveva misurato tre volte — esattamente 340 millisecondi.

Trecentoquaranta millisecondi.

Nessun trader umano era abbastanza veloce. Nessun algoritmo legittimo aveva motivo di collegare quei titoli. Eppure, qualcosa li stava toccando, con la precisione di un metronomo, da settimane.

Aprì un nuovo foglio di analisi e cominciò a risalire a ritroso. Settimane diventarono mesi. I dati comparivano già a febbraio, flebili, quasi inesistenti — ma c’erano. Prima di febbraio, nulla. Come se qualcosa si fosse svegliato.

O come se qualcosa aspettasse.

L’autore

Professionista nel settore bancario, A.J. Hofer unisce la profonda conoscenza delle dinamiche finanziarie e dei sistemi interbancari internazionali alla passione per la scrittura e la geopolitica. Da qualche anno studia l’evoluzione del cyber-crimine e l’impatto delle nuove tecnologie sui mercati globali, elementi che lo hanno spinto a esplorare i territori del techno-thriller. Con il suo romanzo d’esordio, “Lazarus 2.0: The Algorithm“, ha voluto unire l’accuratezza tecnica dei meccanismi finanziari reali – come il funzionamento della rete SWIFT e le imprese storiche del Gruppo Lazarus – a una narrazione serrata e adrenalinica. Vive e scrive tra le Alpi italiane e l’Umbria, dove continua a sviluppare trame incentrate sulle zone d’ombra della modernità digitale e sui rischi legati all’automazione e all’intelligenza artificiale.