La seconda guerra di Corea – Ted Halstead

La seconda guerra di Corea – Ted Halstead

Giuseppe Pastore
Protocollato il 14 Agosto 2026 da Giuseppe Pastore
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Al Thriller Café oggi serviamo una miscela geopolitica da bollino rosso, “La seconda guerra di Corea“, thriller firmato da Ted Halstead. L’autore è uno che sa esattamente di cosa scrive: ex funzionario del Dipartimento di Stato americano con un quarto di secolo di esperienza diplomatica alle spalle, tra missioni a Seul e Riad, Halstead ci racconta una crisi nucleare nell’Estremo Oriente così realistica da essere quasi davvero preoccupante.

Per presentarvi il libro, partiamo come sembre dalla trama.

In Corea del Nord la storia ha preso una piega devastante: Kim Jong Eun è morto e l’esercito ha preso il controllo totale. Al comando c’è il spietato maresciallo Ko, un dittatore militare convinto che una guerra lampo sia l’unica strada per conquistare Seul, a sole 35 miglia dal confine, e unificare la penisola sotto un unico, sanguinoso stendardo.

Ma come fermare l’incredibile potenza di fuoco degli Stati Uniti? Il piano di Ko è di una diabolica genialità. Sfruttando i servigi di Timoshenko, un trafficante d’armi senza scrupoli che ha sottratto un vecchio ordigno nucleare tattico da un deposito russo vicino a Vladivostok, la Corea del Nord ha piazzato la bomba direttamente nel cuore dell’America: a Los Angeles. A sorvegliare l’arma, nascosta nell’ombra della metropoli californiana, c’è Chung Hee Moon, uno spietato soldato delle forze speciali nordcoreane. La minaccia è chiara: se Washington interviene, la West Coast salta in aria.

Nel frattempo, la situazione precipita su scala globale. Il regime mette in scena la falsa distruzione del sito di Yongbyon per aggirare le sanzioni, mentre attacchi terroristici orchestrati ad arte colpiscono una portaerei, un aeroporto e un volo civile americano. Il Pacifico bolle: il sommergibile USS Oregon affonda un battello nordcoreano, e le superpotenze — Cina, Russia, USA e Giappone — si ritrovano sul baratro del conflitto totale.

Mentre a Los Angeles la bomba attende l’ordine, a Mosca sanno bene che se quell’ordigno esplode, la firma radioattiva russa scatenerà l’Olocausto nucleare. L’FSB invia così due uomini sui generis a recuperarla: il colonnello Alexei Vasilyev e il detective della omicidi di Vladivostok Anatoly Grishkov. Due uomini disillusi, che non credono più nei rispettivi governi ma che sanno che dalla loro missione dipende la sopravvivenza del genere umano.

E mentre l’attenzione globale è divisa tra gli USA e Mosca, un’altra minaccia mortale striscia sotto terra. Nelle profondità del misterioso “Tunnel No. 1”, scavato verso Seul, un’altra testata nucleare si muove al buio. Qui vive e soffre Lee Ho Suk, un prigioniero politico ribattezzato dalle guardie “Scommessa Persa” perché si ostina a non morire. Sarà lui, insieme a Shin Yon Young, l’unica e disperata spia sudcoreana rimasta attiva a Pyongyang, l’ultima e sottilissima linea di difesa prima che Seul venga cancellata dalla mappa?

Questo in breve “La seconda guerra di Corea”, un thriller geopolitico la cui vicenda pare degna del miglior Tom Clancy. Se siete amanti di alto tasso di adrenalina, complotti su scala mondiale, e conti alla rovescia, potrebbe essere il romanzo giusto per voi.

Per saperne di più continuate la lettura con le tre domande che abbiamo posto all’autore, un estratto e il booktrailer.

Tre domande all’autore

Com’è nato questo libro?
Durante i quattro anni in cui ho prestato servizio presso l’Ambasciata USA a Seoul, pensavamo spesso alla possibilità di un attacco da parte della Corea del Nord. Ecco alcuni episodi verificatisi dopo la fine della guerra di Corea:
Il conflitto della DMZ (1966–1969): un’escalation localizzata e non dichiarata, caratterizzata da centinaia di imboscate, scontri a fuoco e incursioni, che causò la morte di 397 militari nordcoreani e circa 380 militari sudcoreani e statunitensi.
Il raid della Blue House (gennaio 1968): un tentativo di attentato nordcoreano contro il presidente sudcoreano Park Chung-hee a Seoul, che portò a un violento scontro a fuoco costato la vita a 26 sudcoreani, 3 americani e 28 commando nordcoreani.
L’incidente della Pueblo (gennaio 1968): la cattura di una nave spia statunitense da parte della Corea del Nord, che causò la morte di un membro dell’equipaggio americano durante il sequestro.
L’incidente dell’ascia (agosto 1976): un fatale confronto nell’Area di Sicurezza Congiunta della DMZ, in cui soldati nordcoreani uccisero a colpi d’ascia due ufficiali dell’esercito statunitense durante un’operazione di potatura di un albero.
L’attentato di Rangoon (ottobre 1983): un tentativo di attentato nordcoreano contro il presidente sudcoreano Chun Doo-hwan in Birmania (Myanmar), che causò la morte di 21 persone (tra cui diversi alti ministri e funzionari del governo sudcoreano).
A dimostrare che non si trattava solo di storia passata erano le esercitazioni antiaeree mensili, proseguite fino al 2017.
Eravamo inoltre ben consapevoli che l’Ambasciata USA era alla portata dell’artiglieria nordcoreana, contro la quale non esisteva alcuna difesa.
Il “Centro di Ricerca Nucleare di Yongbyon” era stato completato nel 1964. Sapevamo che era solo questione di tempo prima che la Corea del Nord sviluppasse armi nucleari.
Così, tutti noi abbiamo avuto tutto il tempo e tutte le ragioni per riflettere su come potrebbe verificarsi la seconda guerra di Corea.

Qual è la cosa che i lettori potrebbero apprezzare di più nel romanzo?
Mi sono deliberatamente proposto di scrivere un thriller con una prospettiva diversa da quella americana, britannica o dell’Europa occidentale, che domina il mercato. I protagonisti russi del libro non sono “eroi” e il governo che servono non è perfetto, come mi sono affrettato a sottolineare in questo brano a pagina 11:
Beh, l’URSS di suo padre adesso era la Russia. Se poteva essere glorioso fare il poliziotto in uno stato di polizia, fare il detective in un paese pseudo-capitalista governato insieme da membri attuali ed ex del KGB (ora FSB), dalla criminalità organizzata e dagli oligarchi che controllavano l’industria petrolifera e del gas era tutt’altra faccenda.
Una delle prime cose che imparai come diplomatico fu che, per raggiungere un accordo, bisognava comprendere il punto di vista della controparte. Questo non significava condividere quel punto di vista. Significava però comprenderlo abbastanza bene da individuare interessi comuni, così da rendere possibile un compromesso.
Spero che i lettori apprezzino la possibilità di vedere gli eventi da una prospettiva diversa e la trovino più coinvolgente del consueto punto di vista americano, britannico o dell’Europa occidentale.

Avevi intenzione di scrivere una serie di dieci libri sugli Agenti Russi?
No, non era affatto nei miei piani. Anzi, sono rimasto sorpreso dal successo del primo libro. Essendo un autore esordiente, vendere migliaia di copie non mi era mai sembrata una possibilità concreta. Ancora più sorprendente è stato il numero di persone che hanno letto il libro tramite Kindle Unlimited. A oggi, il numero complessivo di pagine lette ha superato i 10 milioni.
Sono profondamente grato ai miei lettori per il sostegno che mi hanno dimostrato nel corso degli anni da quando ho pubblicato il mio primo libro, e spero che anche i lettori italiani lo apprezzino quanto quelli del mondo anglofono.

Estratto

Capitolo Sessanta

In viaggio verso la costa nordcoreana

All’inizio Shin Yon Young fu completamente disorientato. Spalancando gli occhi, si rese conto che svegliarsi con un calcio nelle costole dopo aver dormito su un pavimento di terra poteva avere quell’effetto. La prima cosa che mise a fuoco furono i rebbi metallici affilati di un forcone puntato a pochi centimetri dal suo viso.

Shin fece la cosa più intelligente che potesse fare in quelle circostanze: rimase completamente immobile e non disse nulla.

Dopo qualche istante, il forcone si sollevò di scatto e una voce d’uomo chiese:

«Chi sei e cosa ci fai qui?»

Shin si guardò bene dal muoversi. «Sono una guardia di un importante edificio governativo a Pyongyang e sto andando a trovare la mia famiglia in un villaggio vicino a Haeju. Ho i documenti, se mi permette di prenderli».

L’uomo col forcone annuì e aggiunse: «Lentamente».

Shin tirò fuori i documenti e li porse all’uomo, che li lesse e poi lo guardò con un’espressione ancora tutt’altro che amichevole.

«Non vedo niente in questi documenti che ti autorizzi a rubare da me».

Shin si irrigidì. «Non ho fatto niente del genere!»

L’uomo scosse la testa. «Pensi che sia uno sciocco? Ho controllato la tanica della benzina ed è completamente vuota. Era piena quando l’ho messa qui ieri».

Shin annuì e disse: «Sì, ho usato la benzina per il mio scooter, quello laggiù. È con quello che sto raggiungendo la mia famiglia. Ha sollevato la tanica?»

L’uomo inclinò la testa di lato. «No, l’ho solo scossa per vedere se era vuota». Continuando a puntare il forcone su Shin, allungò l’altra mano e sollevò la tanica. Shin lo sentì trattenere il respiro quando vide i soldi che aveva lasciato lì sotto. Aveva stimato che valessero circa il doppio della benzina usata, e vide l’uomo fare lo stesso calcolo.

L’uomo allontanò il forcone dal viso di Shin e gli tese la mano per aiutarlo ad alzarsi. «Errore mio», disse brusco. «Vieni, puoi fare colazione prima di andare».

Il cuore di Shin riprese a battere normalmente mentre spingeva lo scooter dietro al contadino. Una delle tante lezioni che i suoi istruttori gli avevano inculcato era quella di pagare sempre tutto ciò che prendeva, quando possibile.

Shin era contento di aver prestato attenzione.

Booktrailer

L’autore

Ted Halstead ha prestato servizio per venticinque anni presso il Dipartimento di Stato americano come Foreign Service Officer, per la maggior parte all’estero, ed è stato promosso al Senior Foreign Service dopo il suo secondo incarico presso l’Ambasciata USA a Riyadh. I suoi incarichi hanno incluso quattro anni presso l’Ambasciata USA a Seoul e due anni presso l’East Asia Pacific Bureau a Washington DC. È laureato presso il National War College e ha prestato servizio per tre anni presso un comando militare regionale statunitense.

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