D’io ti assolvo – Chiara Frassoni

D’io ti assolvo – Chiara Frassoni

Redazione
Protocollato il 12 Agosto 2026 da Redazione
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Al Thriller Café oggi presentiamo “D’io ti assolvo“, un noir psicologico di Chiara Frassoni che ci porta dritti tra i boschi, le nebbie e le valli della provincia bergamasca. Sotto la superficie di uno scenario apparentemente tranquillo, un incubo di strettissima e inquietante attualità.

Siamo in una verde valle bergamasca, uno di quei luoghi dove il tempo sembra scorrere lento, scandito da riti antichi, comunità ristrette e silenzi rassicuranti. Un posto dove tutti si conoscono e dove, teoricamente, non dovrebbe mai accadere nulla di male.

Eppure, la quiete montanara viene squarciata da un incendio devastante che riduce in cenere la baita della devota famiglia De Sanctis. Tra le fiamme muore Angelica, mentre sua sorella gemella Benedetta viene estratta in fin di vita, sospesa tra la vita e la morte. Due sorelle identiche nello sguardo ma agli antipodi nell’anima: Angelica ribelle, selvatica e anticonformista; Benedetta riservata, devota e perfettamente integrata nel tessuto sociale del paese. Due esistenze legate da un affetto fragile e complesso che la tragedia riporta brutalmente a galla.

A dover fare luce su questo inferno arrivano l’ispettore Tommaso Zanini e la PM Rachele Bremi. I due si ritroveranno subito a brancolare in un muro di gomma fatto di omissioni, perbenismo e segreti sepolti. Come se non bastasse, la valle viene presa d’assalto dalle telecamere dei media alla ricerca del mostro da sbattere in prima pagina, mentre la gente del posto inizia a spargere i propri veleni. Chi ha appiccato il fuoco? E soprattutto, perché? La caccia al colpevole è aperta, ma in un posto così piccolo il mostro potrebbe sedere al banco della chiesa proprio accanto a te.

Come si può intuire già dal titolo, con il suo gioco di parole su “D’io“, il libro di Chiara Frassoni approfondisce un tema complesso: l’uso strumentale della fede e della figura divina per giustificare la discriminazione e la violenza, mentre la propaganda istiga all’odio, le tutele per le minoranze vengono smantellate e si cerca sempre un capro espiatorio fragile a cui imputare le colpe della comunità.

 Se amate le indagini che scavano sotto la patina del conformismo di provincia, questo romanzo potrebbe essere quello giusto per voi. Per approfondire ulteriormente continuate a leggere le tre domande all’autrice e il breve estratto che segue.

Tre domande all’autrice

Com’è nato questo libro?
Nella mia pratica clinica più di una volta mi sono trovata a riflettere su come, in certe circostanze, la religione rappresenti una fonte di profondo malessere.
“D’io ti assolvo” nasce prefiggendosi i seguenti obiettivi: quello di dare voce alla sofferenza delle vittime degli abusi commessi da membri appartenenti al clero oltre che far riflettere sulle conseguenze di determinati dogmi.
Ho voluto, inoltre, mettere in evidenza l’ipocrisia dei fanatismi religiosi che, strumentalizzando la figura di Dio, alimentano un clima di propaganda che porta a uno sdoganamento collettivo dell’odio e della violenza.

Qual è la cosa che i lettori potrebbero apprezzare di più nel romanzo?
Diversi lettori mi dicono di aver particolarmente apprezzato il taglio ironico del romanzo, malgrado la drammaticità delle vicende narrate. Inoltre, chi deciderà di acquistare una copia contribuirà attivamente a sostenere le vittime di abusi commessi da membri appartenenti al clero dato che ho scelto di destinare la metà dei miei proventi all’associazione “Rete L’ABUSO”.

Cosa ti aspetti dal tuo romanzo?
Come per ogni mio romanzo spero che, oltre a essere un buon compagno di viaggio, “D’io ti assolvo” possa invitare a riflettere e contribuire a sensibilizzare l’opinione pubblica su temi che, ancora oggi, sono considerati dei tabù.

Estratto

Era quasi tutto pronto.
Pietro avrebbe trascorso l’ultima notte nell’appartamento in cui risiedeva da dodici anni. Si sedette sul divano Chesterfield in cuoio e, con lo sguardo fisso sull’ampia vetrata di fronte a sé, passò in rassegna tutto quello che il proprietario di casa gli aveva raccomandato di fare prima della partenza: chiudere il gas, spegnere il riscaldamento, inserire l’antifurto e consegnare le chiavi di casa al bar sottostante.
Dalla finestra della zona giorno si poteva scorgere il Naviglio Grande che, in quel periodo dell’anno, rifletteva la luce dorata delle luminarie natalizie nelle sue acque. La città sembrava essere caduta in uno stato di catalessi a seguito della frenesia dei giorni di festa. Pietro si sentiva al contempo malinconico, pensando a tutto quello che stava per lasciare, ed eccitato considerando la grande opportunità professionale che aveva deciso di cogliere. L’azienda per cui lavorava, in qualità di Chief Financial Officer, aveva deciso di espandere i suoi mer- cati nel Sud-Est asiatico e, pertanto, l’amministratore delegato gli aveva proposto di trasferirsi a Singapore: avrebbe dovuto seguire i diversi passaggi burocratici per avviare la nuova sede. Si domandava se tale offerta fosse stata dettata più dai meriti o dal fatto che, a differenza dei suoi colleghi, non era coniugato e non aveva figli. Un simile cambiamento, un trasferimento per un periodo temporale non chiaramente definito – sicuramente si parlava di anni – dall’altra parte del mondo, non era da tutti. Si ricordava bene l’ultimo colloquio a cui era seguita la sua assunzione; la responsabile delle risorse umane gli aveva chiesto quali fossero i suoi tre principali punti di forza. Aveva risposto: «Ambizioso, flessibile e dinamico». Era stato di parola. E quanta strada aveva fatto da allora!
Prese in mano il cellulare per puntare la sveglia. L’indomani si sarebbe dovuto alzare di buonora per prendere il taxi che lo avrebbe accompagnato all’aeroporto di Malpensa; in quel preciso istante iniziò a squillare. Era Marta, sua sorella. Erano le 23.00 e gli parve strano che lo cercasse a quell’ora; non era sua abitudine chiamarlo, né tanto meno in tarda serata. Inoltre, sapeva che il giorno successivo avrebbe dovuto affrontare un viaggio molto impegnativo. Si erano visti la stessa mattina: si era recato a Bergamo, sua città nativa, dai loro genitori per salutarli prima della partenza. Cosa doveva dirgli di tanto importante?
«Marta, tutto bene?»
«Sei a casa?» domandò mentre ansimava.
«Ti ricordo che tra poche ore ho un volo con destinazione Singapore».
«Scusami per l’orario, ma è davvero urgente».
«Non farmi stare sulle spine, cosa succede?»
«Sei seduto?»
Pietro inclinò la schiena in avanti e appoggiò energicamente entrambi i piedi sulla superficie del pavimento, come se cercasse la posizione più salda per poter reggere il colpo di quella che, aveva intuito, non doveva essere una buona notizia.
«Sì, dimmi».
«È successa una cosa davvero terribile» iniziò a singhiozzare.

Chiara Frassoni

Chiara Frassoni è un’autrice e psicoterapeuta italiana. Nasce nel 1983 a Bergamo, città dove risiede e svolge la libera professione. Motivata da una forte passione per le relazioni di cura e affascinata dagli studi sul comportamento umano decide di iscriversi alla facoltà di psicologia clinica e di proseguire gli studi specializzandosi in psicoterapia.
Vive con il marito Luca, i loro tre adorati cani e una calopsita. La sua principale passione è viaggiare e nutre una particolare predilezione per i paesi del sud est asiatico