Countdown – Valter Traversa

Countdown – Valter Traversa

Redazione
Protocollato il 17 Settembre 2026 da Redazione
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Al Thriller Café oggi presentiamo un noir metropolitano che affonda le mani (senza guanti) in ferite mai davvero sanate del nostro Paese: le zone d’ombra tra estremismo, curve degli stadi e apparati deviati dello Stato. Il titolo è “Countdown“, l’autore: Valter Traversa.

Siamo a Torino. Alle prime luci di un’alba, sulle sponde del Po viene ripescato il cadavere di un uomo senza identità. A prendere in mano il caso è l’ispettore Fossati, un poliziotto sconfitto ma non domato, punito con il trasferimento sotto la Mole per aver avuto il coraggio di denunciare i pestaggi e gli abusi del G8 di Genova. Un uomo relegato ai margini per aver preteso di fare la cosa giusta.

Quello che all’inizio sembra il solito regolamento di conti di provincia si rivela essere presto la punta di un iceberg ben più spaventoso. Seguendo le tracce, Fossati penetra il sottomondo oscuro delle curve calcistiche dominate dalle frange di estrema destra: una rete criminale fatta di reclutamenti, traffici illeciti e violenza squadrista, capeggiata da Masante, detto “Lupo”.

Ma il “Lupo” è solo la manovalanza. Affiancato dalla spietata e tenace sostituta procuratrice Elisa Baldelli, Fossati scoperchia un livello superiore di connivenze: funzionari dei servizi, politici ambigui e apparati deviati pronti a sfruttare la piazza e il terrore per un disegno eversivo. Tra depistaggi, minacce dirette, una caccia all’uomo verso il confine, e la rivelazione di un imminente attentato, la corsa contro il tempo si sposta da Torino a Milano, nel bel mezzo di un affollatissimo concerto allo stadio di San Siro. Tra la folla ignara e le luci del palco, uno zaino abbandonato e un boato lontano segnano il punto di non ritorno, lasciando il lettore con la sensazione agghiacciante che il vero pericolo stia guardando da un’altra parte.

Questa in breve la storia raccontata da “Countdown“, un noir metropolitano che potrebbe essere perfetto per chi ama le indagini che scavano negli apparati del potere.

L’amaro qui al bancone è servito; se volete approfondire, continuate la lettura con le nostre tre domande all’autore e un breve estratto.

Tre domande all’autore

Com’è nato questo libro?
Questo libro nasce, prima di tutto, da una profonda passione personale: quella per la letteratura noir, per i gialli e per la scrittura di impegno civile. Ho sempre creduto che il noir non sia solo un genere di intrattenimento, ma uno specchio formidabile per guardare dentro le crepe della nostra società e dentro all’animo umano. Volevo cimentarmi con una storia che mostrasse il lato oscuro del potere, quel potere che spesso mette a dura prova quelli che decidono di combatterlo. Non mi interessava però raccontare eroi senza macchia, ma qualcosa che lasciasse spazio ai dubbi profondi, le scelte difficili e i prezzi altissimi che bisogna pagare quando si decide di mantenere la schiena dritta. Ma siamo sicuri che siamo sempre disposti a pagarli fino in fondo? Esistono scorciatoie morali e compromessi al ribasso? Cosa succede quando in gioco c’è molto di più della propria carriera o di un risultato? Queste sono alcune delle domande che mi hanno guidato nella creazione. Per questo ho voluto inserire nel canovaccio del romanzo noir di azione, le emozioni e le riflessioni più intime dei protagonisti. Il mio obiettivo era dare vita a personaggi a volte lacerati dai dubbi, ma altre capaci di trovare punti forti a cui ancorarsi; uomini e donne tridimensionali, che spero possiate sentire reali, vivi, esattamente come tutti noi e che siano per il lettore molto più che semplici parole sulla carta.

Qual è la cosa che i lettori potrebbero apprezzare di più nel romanzo?
Credo che la cosa che i lettori apprezzeranno di più sia l’equilibrio tra un ritmo serrato e una profonda empatia. Da un lato, troveranno una storia intricata, tesa e ricca di suspense, dove c’è spazio per l’azione e l’impegno civile, e dove la scrittura scorrevole trascina senza mai appesantire il racconto. Dall’altro lato, però, questa corsa si ferma per lasciare spazio a pagine più intime, capaci di emozionare nel profondo. Il vero punto di forza sono i personaggi. Ho voluto che fossero percepiti come persone reali, incredibilmente vicine a noi, al lettore. Grazie a una scrittura fortemente empatica, chi legge non sarà un semplice spettatore, ma si sentirà attirato dentro le pagine, condividendo le vite, i dubbi e le battaglie di protagonisti così veri che sembrerà di conoscerli da sempre.

Se dovesse riassumere con una promessa l’esperienza di chi aprirà questo libro, cosa si porterà via il lettore dopo aver letto l’ultima pagina?
Chi sceglie questo romanzo non compra semplicemente una storia di suspense, ma un viaggio che interroga la coscienza, anche di questo paese. La promessa che faccio al lettore è quella di un’esperienza totale: da una parte il brivido dell’adrenalina, l’ansia di scoprire come si dipana un meccanismo noir completo di tutti gli ingredienti, teso e avvincente; dall’altra, l’incontro con personaggi così umani e tridimensionali che sarà impossibile non fare propri i loro dilemmi. Dopo aver chiuso l’ultima pagina, il lettore non si porterà via solo la risoluzione di un mistero, ma una domanda È un romanzo che appassiona la mente, ma che fa vivere forti emozioni al vostro cuore. Se cercate una storia avvincente per il ritmo, attuale ed inquietante, ma che vi arricchisca per la sua umanità, e per le risposte che inevitabilmente genera, ebbene questo è il libro che fa per voi. Chi lo ha letto ha chiesto a gran voce un seguito. Credo che questa sia la cosa che mi ha gratificato di più.

Estratto

Uscirono dal capannone e salirono in macchina, dirigendosi verso il confine.
Il testimone aveva parlato di un SUV BMW nero. Fossati e Musso scrutavano dall’elicottero ogni auto che si dirigeva verso il confine. Ogni SUV nero veniva analizzato e, se BMW, fotografato. Finalmente uno di questi sembrava avere tutte le caratteristiche e decisero di segnalarlo alle autopattuglie di terra, che si misero all’inseguimento ma senza sirene per non allarmare i fuggitivi. L’elicottero lo avrebbe seguito dall’alto.
L’auto si fermò appena fuori un villaggio alpino e scesero due uomini equipaggiati per un’escursione. I poliziotti dall’elicottero scattarono le foto e dopo qualche minuto ebbero la conferma dalla centrale che si trattava di Masante.
I due uomini si accorsero dell’elicottero e capirono di essere stati scoperti. Iniziarono a correre verso il bosco imboccando il sentiero che li avrebbe portati in Austria, dove un gruppo di camerati armati li avrebbe accolti e scortati in sicurezza. Quattro chilometri e sarebbero stati al sicuro.
In paese arrivarono a gran velocità tre pattuglie di carabinieri e due della polizia. Anche loro si diressero di corsa verso il bosco. Dall’elicottero non era più possibile dare supporto perché gli alberi coprivano completamente la visuale dei sentieri. Musso e Fossati si fecero portare a terra e anche loro si unirono alla ricerca.
I sentieri che portavano al confine erano tre e non potevano sapere quale avessero preso i fuggitivi. Chiesero a delle guide alpine quale fosse il più breve per arrivare in Austria. La guida più anziana rispose che, se avesse dovuto fuggire, avrebbe preso il sentiero D121, sicuramente un po’ più lungo ma meno ripido e quindi più rapido da percorrere. Musso decise che avrebbero concentrato le forze su quel sentiero, ma mandò ugualmente quattro uomini anche sugli altri due. Ormai i fuggitivi avevano quindici minuti di vantaggio, quindi Musso pensò che fosse meglio muoversi alla svelta.
Un paio di giovani carabinieri dissero di essere di quelle parti e che conoscevano bene quel sentiero e alcune scorciatoie che gli avrebbero consentito di recuperare lo svantaggio. Chiesero il permesso di andare avanti.
«Andate pure» disse Musso, «ma state attenti.»
I giovani carabinieri scattarono come atleti a una gara di mezzofondo e si misero subito sulle tracce dei fuggitivi. Gli altri li seguirono, ma ovviamente non riuscivano a tenere il loro passo.
Passarono circa quaranta minuti quando si sentirono degli urli: «Fermi! Gettate le armi! Lasciateli andare!»
Musso, Fossati e gli altri affrettarono il passo e dopo pochi minuti raggiunsero i colleghi riparati dietro un masso.
Masante e il suo autista erano in piedi in una piccola radura e tenevano in ostaggio una coppia di turisti atterriti dallo spavento. Si facevano scudo dei loro corpi, tenendoli con un braccio intorno al collo e la pistola puntata alla testa.
«Andate via o li ammazzo!» urlò Lupo.
La situazione era molto complicata e pericolosa. Il confine era ormai a poche centinaia di metri e il rischio che Masante uccidesse i due turisti era molto concreto.
«Lasciali andare!» urlò Fossati. «Loro non c’entrano niente. Non avete scampo, al confine vi aspettano i poliziotti austriaci!» mentì Fossati.
Per tutta risposta arrivò una risata. Masante sapeva perfettamente che quel confine non era pattugliato e che dall’altra parte aveva i suoi che lo aspettavano e che, se per caso fosse arrivata qualche guardia austriaca, sarebbe stata neutralizzata dai suoi compari.
«Adesso ti dico io cosa facciamo» urlò Masante. «Voi buttate le armi e vi allontanate, mentre io e il mio amico accompagniamo questa bella coppietta oltre confine. Diciamo che, se fate come vi dico, tra dieci minuti è tutto finito e questi due ragazzi avranno un’avventura da raccontare per tutta la vita. Altrimenti li dovrete raccogliere cadaveri e sarà stata solo colpa vostra. Buttate le armi sul sentiero in modo che le possa vedere.»
Disse quest’ultima frase con una durezza e un tono tanto autoritario quanto rabbioso.
Musso e Fossati si guardarono cercando di analizzare tutte le possibilità e purtroppo non ne vedevano nessuna che potesse funzionare. Il rischio era troppo elevato. Se si fossero avvicinati, gli ostaggi sarebbero stati uccisi e Masante sarebbe fuggito approfittando del caos.
Musso e Fossati si guardarono ancora una volta negli occhi, sconfitti e infuriati per la situazione. Fecero cenno ai colleghi di buttare a terra le armi.
«Bravi, ottima decisione» urlò Masante. «Adesso noi ce ne andiamo e voi state fermi lì con le mani ben in vista.»
I due criminali si calmarono e lentamente si incamminarono sul sentiero, camminando all’indietro per non perdere il contatto visivo con i poliziotti.
Due colpi d’arma risuonarono nel silenzio del bosco.

Valter Traversa

Valter Traversa è nato nel 1965 a Torino, città che ha profondamente influenzato la sua formazione culturale e umana, e che compare sempre nei suoi scritti nella sua parte più intima e segreta. Svolge attività di manager in ambito commerciale per una multinazionale, attività che gli ha dato l’occasione di sviluppare un approccio empatico e attento alle vite delle persone. La sua vera passione è la letteratura, con un focus viscerale per la narrativa civile, i gialli e le complesse dinamiche politiche e sociali dell’Italia contemporanea.
“Countdown” segna il suo fulminante esordio narrativo. Con questo romanzo, Traversa firma un noir tesissimo e avvincente, tra le cui pieghe ama inserire riflessioni e pagine di pura e forte emozione, scavando senza sconti nelle zone grigie del potere e offrendo una profonda riflessione sulle contraddizioni del nostro Paese e dell’animo umano.

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