Ormai noto a chi frequenta spesso il Thriller Café, Franz König torna oggi al nostro bancone con un suo romanzo della serie Doc Roversi, intitolato “Branco“. In questo libro tuttavia l’arguto Doc si fa da parte e vediamo protagonista l’ispettrice Angelina Carta, solitamente spalla ma qui al centro della scena per risolvere due casi.
Il primo riguarda la scomparsa di una tela di Caravaggio a Palermo, molti anni prima, uno dei più clamorosi furti d’arte mai risolti. Ancora oggi se ne parla e tema tornato scottante anche per la recente sottrazione delle tele di Antonello da Messina dal museo MuMe. L’ispettrice Carta si troverà a cospetto di boss mafioso che – forse – ne sa qualcosa.
L’altro caso invece è un presunto stupro di gruppo: due ragazzine riferiscono ambiguamente di essere state abusate da un branco durante una festa. Angelina per questa indagine si avvarrà del supporto di Marco, coetaneo delle vittime e aspirante artista. A mano a mano che i due si addentreranno nella vicenda, emergerà un quadro complesso e ricco di contraddizioni. Uno scenario difficile da accettare, ma soprattutto impossibile da risolvere.
Queste, in breve, le vicende che “Branco” racconta; come al solito se volete saperne di più su questo libro di Franz König vi riportiamo a seguire un estratto.
Estratto
Nina se ne tornò a casa, con in tasca i suoi appunti. Sul trenino aggiunse alcuni altri pensieri. Le dispiaceva vedere il Doc messo in quel modo, sembrava invecchiato. Gli occhi erano sempre gli stessi, ma la postura si era piegata, la barba leggermente ingrigita, qualche tremore alle mani. Per un attimo pensò, adesso lo sistemo io, lo iscrivo alla palestra e gli faccio fare due ore al giorno di pesi, corpo libero, tapis roulant, poi anche tanti bacini dove sapeva lei, e poi vedi se non dorme… altro che pillole e incubi. Mah… appena lo avesse visto uscire un attimo dal suo torpore… intanto aveva da fare. Due casi, tutti due da inquadrare, c’era da lavorare. Peccato… pensò, stasera mi sarebbe anche piaciuto… la prossima volta glielo dico espressamente.
La sera successiva, all’uscita dalla palestra incontrò le due fanciulle che l’aspettavano. Le diedero una busta piena di appunti e scapparono via sculettando come se avessero una musica di fondo da seguire, piccole leggere ballerine, una bionda, l’altra nera e riccia, perfettamente sincronizzate, come in un balletto con tanto di regia e costumista e scenografo. L’appuntamento successivo sarebbe stato sempre la sera all’uscita della palestra. Nina se ne andò a casa e cominciò ad aprire i due fascicoli.
1- Doppio stupro. Coinvolte:
Nicoletta Valli, detta Niky, morettina riccia, peso 40kg, alt. 150 cm, di Edgardo Valli commerciante in marmi pregiati, ed Eky Wande, fotomodella e indossatrice di origine eritrea. Incensurati.
Valeria Collina, detta Vally, bionda autentica, stessa corporatura, di Collina Ubaldo, dirigente bancario, e di Jeraldine Joubé, operatrice ONU. Incensurati.
Mila Vaccari padrona di casa durante la festa, in via dei colli 15, di Vaccari Emilio, produttore vini, e Monti Carmela, latifondista siciliana. Incensurati.
Seguiva una fila di nomi di ragazzi tutti identificati per diminutivi americaneggianti, una ventina in tutto privi di cognome e indirizzo.
Aggiunse al fascicolo il referto delle lesioni che aveva rilevato il Doc in ambulatorio.
Annotò il tema del Roipnol, delle bottigliette di Crodino, segnò di prendere contatto con la Narcotici.
2 – Caravaggio.
Turicchia Anselmo anni 79, ex malavitoso palermitano di provincia, ex pastore di pecore, sparato alle mani per uno sgarro e condannato al domicilio coatto. Attualmente indigente. Nulla facente, pensionato. Informatori lo definiscono dignitoso e innocuo ma omertoso. Rilievi telefonici negativi. Da interrogare la donna che l’assiste a casa. In Sicilia mantiene rapporti con la cognata e la nipotina. Sovrappeso (la nipote).
Turicchia Santino, morto due anni fa, a 78 anni, CA polmonare, ricorre l’anniversario fra qualche giorno. Informatori dicono che circa 4 anni fa ha trasportato con il suo furgone un rotolo di stoffa grande fuori da una villa di un boss della famiglia Badalamenti. Diretto al porto, verso nave in rotta per Sudamerica. Perse le tracce prima del porto. Informatore di scarsa affidabilità, nipote di Santino, fratello maggiore della nipotina cicciona. Dice per sentito dire ma… “cosa grande era!!”.
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– Non ho il costume.
– E come pensi di venire in acqua… in mutande?
– No. Io non vengo in acqua…
– Non sai nuotare?
– No… no… nuoto. È che io non mi metto in costume al mare.
– E come stai in spiaggia? Vestito?
– Non amo la spiaggia…
– Dai!!! Che mutande porti? Colorate? Vanno bene anche quelle!
– No… io non mi spoglio in spiaggia…
Nina si girò e corse verso le onde urlando.
– Dai! Vieni!! Anche in mutande!!
Raggiunse di corsa l’acqua e fece tre o quattro salti per incontrare la prima onda che si infrangeva con la schiuma tirata dal vento che veniva forte dai Balcani, la saltò, e si spinse oltre, in avanti fino a scontrare la seconda onda, alta, spumeggiante al bordo superiore, un muro d’acqua, e lei alzò le braccia e si tuffò dentro il muro, e nuotò in apnea sotto, fino a riemergere oltre l’ondone, si voltò verso riva e salutò con la mano alzata Marco che si era seduto su un moscone rosso da bagnino e fumava guardandola, poi si girò e incontrò l’altra onda grande, spumosa, spruzzata dal vento e di nuovo la attraversò con un tuffo emergendole dietro, e così fece ancora, fino a sentire che il contatto con i piedi per terra c’era solo nell’intervallo fra un’onda e l’altra, sufficiente però a prendere lo slancio per infilarsi a braccia tese nella massa d’acqua entrante e riemergere un attimo dopo in attesa dell’onda successiva.
Marco la vide correre leggera verso il mare in burrasca, con il costumino verde che si infilava fra le chiappe, graziosa come una farfalla, sollevata dagli spruzzi bianchi, la vide saltare la prima onda e lanciarsi a tuffo nella seconda, e riemergere dopo due bracciate sott’acqua, per poi scomparire dentro l’onda successiva. Le onde però erano troppo alte e la sua vista non gli permetteva di vedere la testolina nera della ragazza ricomparire. Salì in piedi sul moscone del bagnino, scrutò le onde che si infrangevano sulla sabbia e poi sempre più al largo, ma non rivide la testa dell’ispettrice. Strinse gli occhi per contrastare la luce e gli spruzzi di mare, ma la ragazza pareva scomparsa.
Ebbe paura. Corse verso la riva, e chiamò forte “Ispettrice!!!”.
Ma il rumore del mare copriva la sua voce. Si spostò un poco a destra e a sinistra urlando, e non ottenne risposta, solo il violento scroscio delle onde che si rompevano sulla riva. Ebbe ancora più paura. Si tolse le scarpe e gli occhiali e si lanciò in acqua vestito, fece le prime due o tre onde saltando, poi nuotò forte, spingendosi dove le onde erano più tonde, senza schiuma, si elevò al massimo girandosi attorno…
Franz König
Franz König è uno pseudonimo. L’autore ha deciso di rimanere in ombra. Ha vissuto in ospedale per oltre quarant’anni e conosce i sentimenti, le emozioni e le atmosfere della sala operatoria e della corsia. I suoi racconti e il Dr. Roversi (Doc per gli amici) sono frutto di fantasia. Ma tutto quanto scritto nei suoi libri, che non corrisponde al vero, è peraltro assolutamente verosimile. Da molti anni si diverte a disegnare, e le immagini incluse nei libri sono di sua produzione: matita, acquerello e qualche correzione con la grafica computerizzata.
Trovate più informazioni sul suo sito ufficiale.

