Il Thriller Café vi presenta oggi “Autoritratto con delitto”, il nuovo romanzo di Paola Grandis che segna il terzo appuntamento con “Le indagini di Eva Graneris”.
La vicenda prende avvio dalla scomparsa di un autoritratto, forse opera della celebre pittrice Élisabeth Vigée Le Brun, e da una serie di tre omicidi. Il vicequestore Eva Graneris e la sua squadra, composta dai commissari Fabio Boldrin e Angela Tedeschi, si trovano così immersi in un caso che si preannuncia complesso e dai risvolti oscuri.
Ad affiancare le indagini interverranno anche Donovan Marin, un commissario veneto brillante ma tormentato, e la sua vice, Antonella Mancuso, ispettore di origini napoletane, pratica e schietta. Nel corso dell’indagine un ruolo significativo sarà ricoperto da un’associazione animalista e da quattro giovani, il cui impegno è quello di denunciare la crudele condizione di cattività degli animali negli allevamenti intensivi.
La narrazione procederà tra silenzi e segreti che si celano all’interno di una nota e influente famiglia di industriali torinesi della cioccolata. Graneris e Marin saranno chiamati a scoprire la verità, ma anche e soprattutto a cercare di ristabilire un senso di giustizia in un mondo che appare sempre più cinico.
Il tutto sullo sfondo di due città: Torino, con uffici prestigiosi e caffè storici, e Chioggia, con la sua via d’acqua principale, Rio Vena, i suoi ponti e la laguna veneta.
Come nei suoi precedenti lavori, anche in questo nuovo libro Paola Grandis regala ai lettori un giallo arricchito da curiosità storiche, inclusa la menzione del piccolo ruolo avuto da un caffè e da una bevanda tipica torinese nella nascita del Regno d’Italia.
Se la presentazione vi ha finora incuriosito, continuate l’approfondimento con le nostre domande all’autrice e un breve estratto.
Domande e risposte
Com’è nato questo libro?
È nato da una scena che mi si è affacciata nella mente, come del resto accade in tutti i miei libri.
Quella dell’attentato compiuto in pieno pomeriggio in un luogo affollato e iconico di Torino ad Amandine Argall, una dei protagonisti giovani di questo romanzo.
È nato anche dal desiderio di raccontare di una pittrice vissuta nel 1700, amica personale della Regina Maria Antonietta e oggi sconosciuta ai più.
Infine, volevo che i miei protagonisti fossero giovani donne e giovani uomini che si ritrovano a vivere in un mondo molto, molto complesso.
Qual è la cosa che i lettori potrebbero apprezzare di più nel romanzo?
Per prima cosa, spero la trama gialla: come autrice di crime mi prefiggo alcuni obiettivi il principale dei quali è quello di intrigare il lettore e di ingaggiare con lui una gara a scoprire chi è stato a far cosa e perché. Da lettrice, la gara con l’autore è uno degli aspetti per me più divertenti ed emozionanti del leggere giallo. Solo in seconda battuta vengono le sottotrame che mi permettono di sbizzarrirmi nel raccontare altre storie o nel toccare altri temi. La tutela dell’ambiente mi sembra sempre di più, nel mondo attuale, la vera sfida del futuro e in essa si inserisce il tema legato agli allevamenti intensivi, alle sofferenze degli animali ivi rinchiusi e al grande dispendio di energia che essi causano.
Quanto tempo dedichi alla ricerca?
Parecchio tempo. Si può dire che lo studio e la ricerca non finiscono mai fintantoché non ho terminato di scrivere il romanzo. Una volta avuta l’idea, spesso, come ho scritto prima, attraverso una scena e dopo aver costruito la trama, inizio a informarmi. Ogni volta che inserisco qualche nuovo elemento nella storia, personaggio, luogo o parte di plot, prima di scrivere m’informo e verifico le fonti. Del resto, per il lavoro che ho svolto, la formazione permanente ormai fa parte del mio DNA e mi diverte tanto quanto lo scrivere.
Estratto
Chioggia – Domenica 26 aprile 2026, mattino
Il commissario capo Donovan Marin osservava meravigliato il piede che ondeggiava lento sulle acque del canale, ricoperto da un calzerotto verde e infilato in un sandalo Birkenstock.
….
Renato Vincenzi, il commissario capo della Scientifica di Chioggia, osservava la scena, a sua volta allibito.
Si auguravano che fosse finto e che fosse opera di qualche buontempone locale che aveva riempito una calza con della paglia ma entrambi sapevano, d’istinto e per esperienza, che quel piede non era uno scherzo.
Tuttavia, finché quell’obbrobrio non fosse stato recuperato, tolto dal sandalo, denudato e studiato, non lo potevano sapere con certezza e dunque potevano sperare che non fosse umano.
Appena gli agenti l’ebbero trascinato verso l’argine della calle con un uncino, Marin e Vincenzi si avvicinarono per osservarlo. La calza era di un bel verde brillante e in tessuto tecnico, di quelle che si utilizzano per fare trekking.
Il calzettone, chiuso in cima con un comune elastico, impediva di scorgere cosa ci fosse all’interno. Il sandalo era stato inchiodato a un supporto bianco galleggiante.
«Posso, dottore?» domandò uno degli agenti, indicando l’oggetto.
…
Vincenzi annuì e l’agente, dopo essersi infilato i guanti in latex e aver predisposto le buste per la raccolta dei reperti, con molta cautela iniziò a sfilare il piede dal sandalo, aiutandosi con delle pinze.
Commissario e medico trattennero il fiato, mentre due agenti asportavano l’elastico e srotolavano la calza sulla quale non c’erano macchie di sangue, almeno all’esterno.
Per essere umano, il piede lo era.
…
Torino – Martedì 28 aprile 2026, sera.
Per essere bella, la nuova sala era bella.
Luminosa, spaziosa, anche troppo per i tempi di magra che correvano e dotata delle più moderne diavolerie: piastrelle del pavimento che si sollevavano con una lieve pressione e sotto le quali erano disposti fili e prese per collegare computer e quant’altro. Wi-Fi ovunque, pareti insonorizzate solo negli uffici chiave, come la sala riunioni e quella degli interrogatori. LIM, lavagne magnetiche e lavagne sulle quali scrivere con i pennarelli. Sedie comode, quasi ergonomiche. Tavolo da riunione grande il giusto.
Eva Graneris pensò a Gaetano Meinardi: questo posto avrebbe dovuto essere il suo paradiso, invece l’ispettore aveva scelto Torralto, con prese volanti ottenute mediante delle prolunghe e connessioni ballerine per le quali doveva ingegnarsi parecchio al fine di renderle efficienti.
Forse il motivo era stato proprio quello: troppa tecnologia disumanizza e lui voleva lasciarsi un margine umano d’intervento.
«Venga, Graneris. Per adesso saremo solo Tedeschi, io, lei e l’ispettore Castrovillari. Ho già avvisato anche Silvana Santopolo (n.d.r.: il magistrato), ma non so se riuscirà a intervenire.»
…
Donovan Marin scoppiò in una risata.
«Così hanno sparato ad Amandine Argall? Ed è viva?» domandò, prendendosi ancora del tempo prima di accettare o meno la proposta del vicequestore.
…
Davvero era stato un caso? Si domandò Graneris per la prima volta.
Un caso? Davvero? Si chiese Marin.
Biografia
Paola Grandis ha insegnato lettere per quarant’anni, coltivando in parallelo la passione per la scrittura e il romanzo giallo, nata durante l’adolescenza con le letture dei romanzi di Agatha Christie e John Dickson Carr. Nata a Torino, si è trasferita a vivere nella zona di Lanzo Torinese, un territorio a cui è profondamente legata e che ricorre spesso nelle sue storie.
È autrice della serie “Le indagini di Eva Graneris” pubblicate con Pathos Edizioni: “Autoritratto con delitto” ne costituisce il terzo capitolo.
“Danza macabra” è il primo poliziesco di una serie che vede come protagonista la poliziotta torinese Eva Graneris insieme alla sua squadra, alla ricerca di un assassino che si muove all’interno di collezionisti internazionali di libri rari e antichi. A ottobre 2025 è uscita la seconda indagine della poliziotta della Mobile torinese: “Non si uccide a Natale“. L’indagine si svilupperà in un paesaggio da fiaba, innevato e addobbato per il Natale.
In passato ha pubblicato il romanzo “Displaced Europe“, nato dopo un viaggio insieme ai suoi allievi nella Bosnia-Erzegovina post-bellica: anche in esso le vicende della guerra e della strage di Srebrenica sono raccontate in una cornice noir.

