0100 Ti Vendicherò – Cristina Portelli

0100 Ti Vendicherò – Cristina Portelli

Redazione
Protocollato il 30 Settembre 2026 da Redazione
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Quanto può essere letale qualcuno che conosce alla perfezione le nostre paure più intime e decide di usarle contro di noi? Attorno a questo inquietante interrogativo si sviluppa il romanzo che presentiamo oggi al Thriller Café: “0100 Ti vendicherò“, thriller di Cristina Portelli che trasforma l’ombra dei controviali torinesi nel palcoscenico di una catena di delitti apparentemente inspiegabili.

A guidare l’inchiesta sono Dana Fanni e Gabriele Santis, due giovani ispettori della Squadra Mobile messi di fronte a un enigma senza precedenti. Le vittime non sembrano avere nulla in comune: professioni differenti, ambienti distanti, nessuna traccia di legami pregressi. Eppure, il killer le seleziona con chirurgica precisione usando un modus operandi di rara spietatezza psicologica: non le uccide con la forza, ma ne conquista la fiducia. Ne studia i punti deboli e i desideri per orchestrare un inganno perfetto, spingendole a provocarsi da sole la morte prima ancora di rendersi conto di essere cadute in trappola. A scandire la scia di sangue è un’unica firma enigmatica lasciata sulle scene del crimine: quattro carte che compongono la sequenza “0”, “1”, “0”, “0”.

Da un lato, il lettore seguirà gli investigatori nel vivo della caccia, analizzando indizi e scartando false piste in una serrata corsa contro il tempo. Dall’altro, scivolerà direttamente nella mente dell’assassino, osservando la genesi del piano e conoscendo dettagli ancora ignoti alla polizia.

Se siete amanti del thriller psicologico, il romanzo di Cristina Portelli potrebbe essere la vostra prossima lettura. Per saperne di più continuate l’approfondimento con le nostre domande all’autrice e un breve estratto dal capitolo 1.

Tre domande all’autrice

Com’è nato questo libro?
“0100 Ti Vendicherò” è nato per rispondere a una domanda: quanto può diventare pericolosa una persona che conosce le nostre passioni, le nostre paure e le nostre fragilità e decide di usarle contro di noi?
Da lì ho iniziato a costruire la figura dell’antagonista, una persona apparentemente normale che porta dentro di sé una ferita del passato mai davvero superata. Quella ferita, col tempo, si trasforma in ossessione e poi in un disegno di vendetta.
Volevo però che il romanzo non fosse soltanto la storia di chi orchestra quel piano e delle persone coinvolte. Mi interessava costruire un vero gioco investigativo, fatto di indizi, sospetti e depistaggi, in cui il lettore potesse seguire da vicino sia il lavoro di Dana e Gabriele sia i pensieri di chi sta conducendo il gioco.
Il libro è nato quindi dall’incontro tra due elementi che amo molto: l’indagine e l’esplorazione della mente umana.

Qual è la cosa che i lettori potrebbero apprezzare di più nel romanzo?
Credo che uno degli aspetti che i lettori potrebbero apprezzare di più sia il fatto di non assistere all’indagine soltanto dall’esterno.
Il lettore segue Dana e Gabriele mentre raccolgono indizi, formulano ipotesi, si confrontano e percorrono piste che possono rivelarsi corrette oppure portarli nella direzione sbagliata. Allo stesso tempo, però, entra anche nella mente dell’antagonista, ne ascolta i pensieri e conosce dettagli che gli investigatori ancora ignorano.
Si trova quindi in una posizione privilegiata: ha accesso a entrambi i mondi, ma non possiede comunque la soluzione. Mi piace pensare che diventi una sorta di terzo investigatore, chiamato a osservare, sospettare, costruire teorie e lasciarsi depistare.
Ed è proprio questo coinvolgimento che ritrovo spesso nei messaggi dei lettori, quando mi raccontano di aver cambiato idea sul colpevole più volte o di non essere riusciti a smettere di leggere. In molti mi hanno detto che, arrivati alla fine di un capitolo, la curiosità di scoprire cosa sarebbe successo dopo li spingeva subito a iniziare quello successivo.
Tra i messaggi che mi hanno colpita di più ci sono poi quelli di alcuni lettori che mi hanno raccontato di essere riusciti, grazie a questo romanzo, a superare un periodo di blocco e a ritrovare il piacere della lettura. Sono parole che mi emozionano particolarmente, perché significano che il romanzo è diventato qualcosa di più di una semplice trama e ha generato emozioni che continuano a vivere anche oltre l’ultima pagina.

Quali riflessioni vorresti suscitare nei lettori attraverso questo romanzo?
C’è una riflessione che mi sta particolarmente a cuore. Spesso pensiamo che il tempo cancelli tutto, ma non sempre è così. Alcune ferite non scompaiono davvero: imparano semplicemente a nascondersi e a volte basta qualcosa di inatteso per riportarle in superficie.
Una delle riflessioni che vorrei lasciare al lettore è proprio questa: non è sempre ciò che ci accade, da solo, a cambiare le persone, ma il modo in cui ciascuno sceglie di convivere con ciò che ha vissuto.
Nel romanzo il passato continua a influenzare il presente, ma ciò che conta davvero è il modo in cui scegliamo di affrontarlo. Ognuno di noi si trova davanti a un filo sottile: possiamo fermarci prima di oltrepassarlo oppure superarlo e raggiungere un punto da cui diventa difficile tornare indietro. È proprio lì che entrano in gioco le nostre scelte. A volte il passato va compreso e affrontato; altre volte bisogna trovare la forza di lasciarselo alle spalle, prima che finisca per decidere al posto nostro chi diventare.

Estratto

“Mi sento strano, non so cosa mi succede, mi gira forte la testa.”
“È normale, stai morendo!”
Gli occhi dell’uomo davanti a me mi fissano sgomenti, in preda al terrore e ad un senso di confusione totale.
“Non respiro! Aiutami, ti prego!!”
Si agita convulsamente, i suoi muscoli si contraggono e con le mani cerca disperatamente di strapparsi i bottoni marroni della sua camicia bianca, appena inamidata, per liberarsi dalla loro stretta mortale. Il panico più viscerale appare nei suoi occhi neri come la pece e sorprendentemente spalancati.
Io invece sono piuttosto calmo e mi godo lo spettacolo seduto davanti a lui, sorseggiando un buon caffè caldo, dal sapore intenso.
Il suo respiro si fa strozzato ed il tremito sempre più affievolito delle sue membra lascia spazio ad un silenzio innaturale. Il suo viso diventa sempre più bianco, livido e i suoi occhi mi fissano con uno sguardo vuoto ed interminabile.
È la prima volta che vedo morire una persona nella vita reale e tutto ciò mi rende euforico e particolarmente eccitato.
Finalmente sono riuscito a vendicarti, anche se questo è soltanto l’inizio. Vedrai: uno dopo l’altro cadranno tutti sotto la mia falce tagliente, te lo prometto, te lo devo!
“118, come posso aiutarla?”
“Presto venite! Il ragazzo è… svenuto… morto… non so, non si muove, non mi risponde!”
“Si calmi, signora, si calmi e mi dica: dove si trova esattamente?”
Era un giorno di pioggia fitta ed intensa, il cielo era nero da far paura, squarciato da saette che sprigionavano un rumore talmente forte ed assordante da far vibrare i muri. La pioggia scendeva rigando i vetri delle finestre come se avesse le unghie e le gocce li attraversavano senza seguire un percorso preciso o stabilito: chi andava a destra, chi a sinistra, chi si scontrava, chi non riusciva a completare il cammino verso il fondo perché non aveva abbastanza acqua al suo interno.
“Che schifo di giornata!” disse ad un tratto Gabriele.
“Lascia perdere. Me ne sarei stata a casa più che volentieri”, replicò d’un fiato Dana, “non sto neanche tanto bene… Che cos’abbiamo quest’oggi?”
“Ragazzo morto in casa sua. La donna delle pulizie lo ha trovato nel salotto e ha chiamato subito il 118.”
“Era già morto quando è arrivata la squadra di soccorso?”
“Se non ho capito male sì. Ma adesso ci spiegheranno meglio la situazione. Ho sentito l’ispettore Treves al telefono poco fa e mi ha dato solo pochi dettagli.”

Cristina Portelli

Cristina Portelli si avvicina alla scrittura fin da adolescente, collaborando con un periodico locale di cui diventa successivamente caporedattrice. L’esperienza giornalistica le insegna il valore dell’osservazione, delle domande e della ricerca.
In seguito si dedica alla poesia, pubblicando alcuni componimenti e sviluppando una scrittura più intima, attenta alle emozioni e alle sfumature dell’animo umano.
L’approdo al thriller psicologico nasce proprio dall’incontro di queste due esperienze: da una parte il bisogno di indagare, ricostruire e comprendere; dall’altra, il desiderio di entrare nelle zone più profonde e contraddittorie della mente umana.
Con “0100 Ti Vendicherò“, pubblicato da Pathos Edizioni, debutta nel thriller psicologico su sfondo giallo, unendo tensione, introspezione e indagine in una storia che coinvolge il lettore in un gioco di indizi, sospetti e codici da decifrare.