darknessUn thriller non è tale senza delle buone scene d’azione. Per imparare a scriverle al meglio, ThrillerCafe vi propone oggi un articolo di James Scott Bell su The Kill Zone. Nell’apposita sezione, vi ricordo, trovate anche tutte le altre lezioni di scrittura thriller.

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Recentemente ho partecipato a una tavola rotonda con alcuni colleghi scrittori di thriller. Durante le domande finali abbiamo ricevuto questo quesito: Come posso imparare a scrivere una bella scena d’azione?

Ho risposto per primo. Ho detto allo spettatore di sfruttare tutti gli elementi della scrittura narrativa – il dialogo, i pensieri interni, la descrizione e l’azione – e usarli per mostrare cosa sta succedendo dentro e fuori il punto di vista del personaggio.

Ho consigliato di leggere come lo fa Dean Koontz, soprattutto in quello che è considerato il suo romanzo migliore, Whispers (Sussurri, 1980). Qui Koontz scrive una scena d’azione (un tentativo di stupro) che dura 17 pagine (avete letto giusto: 17 pagine!). Tutto si svolgerĂ  entro i ristretti confini di una casa.

Un altro degli intervenuti ha protestato (in un modo educato e professionale). Ha detto che l’azione deve essere “realistica”. Per esempio, quando viene esploso un colpo di pistola, nessuno ha tempo per pensare. Succede tutto troppo in fretta. Se si viene colpiti, arriva il dolore, e non si rifletterĂ  su nulla. Ci sarĂ  solo il dolore.

Questo poteva essere il punto di partenza di una lunga discussione, ma, purtroppo, eravamo alla fine della tavola rotonda e dovemmo andare via. Non ho mai avuto la possibilitĂ  di rispondere. Lo faccio ora.

Avrei detto, in primo luogo, che un colpo di pistola non copre l’ampio spettro dell’Azione. Nella scena di Koontz da Whispers abbiamo qualcuno che insegue la protagonista. Nessuna pistola. Quindi quell’esempio ha un valore limitato. Ma ancora e soprattutto: la fiction non è la realtĂ ! E’ la resa della realtĂ  stilizzata da un effetto emotivo. La realtĂ  è noiosa. La realtĂ  non è drammatica. La realtĂ  è da evitare a tutti i costi ( “Dobbiamo essere ubriachi quando scriviamo,” Ray Bradbury ha detto una volta, “in modo che la realtĂ  non ci distrugga”). L’Assioma di Hitchcock sostiene che una grande storia è la vita con tolte le parti noiose. La realtĂ  ha molte parti noiose. La Fiction, se funziona, non è così.

Uno scrittore di thriller vuole che il lettore creda di star vivendo indirettamente la storia. Usiamo tecniche per coinvolgere le emozioni del lettore lungo tutto il percorso. Se non c’è il gancio emozionale, non c’è emozione, non importa quanto “reale” la scrittura sembri.

Diamo un’occhiata a un paio di brani da Whispers. Hilary Thomas, una sceneggiatrice di successo, torna a casa per scoprire che Bruno Frye, qualcuno che una volta aveva incontrato, è lì ad attenderla, e non per giocare a Scarabeo.

Si schiarì la gola nervosamente. “Che ci fai qui?”
“Sono venuto a trovarti.”
“PerchĂ©?”
“Solo per rivederti”.
“Riguardo a cosa?”
Lui sorrideva ancora. Aveva un aspetto teso, da predatore. Il suo era il sorriso del lupo poco prima di chiudere le sue fauci affamate sul coniglio in trappola.

Koontz irrompe nello scambio di battute per qualche descrizione. L’effetto è come al rallentatore, che è un altro tasto per una bella scena d’azione. In sostanza, si rallenta il “tempo reale” per creare il senso e il tono desiderato.

Fece un passo verso di lei.
Lei seppe allora, senza dubbio, quello che voleva. Ma era pazzesco, impensabile. Perché un uomo ricco della sua elevata posizione sociale aveva compiuto centinaia di miglia di viaggio per mettere a rischio la sua fortuna, la reputazione, la libertà per un breve violento momento di sesso forzato?

Ora Koontz inserisce un pensiero. Nel tempo reale, quando uno stupratore fa un passo verso una vittima, non ci sarebbe probabilmente alcuna riflessione. Ma migliorano la fiction, momenti come questo. Koontz sta allungando la tensione. Vuole che il lettore sia teso mentre sfoglia furiosamente le pagine. Ma, 17? Koontz è pazzo? O è uno degli scrittori più venduti nella storia per un motivo?

In realtà, Koontz è un professionista consumato che sa esattamente cosa sta facendo. Lo dice anche in un paio di pagine:

Improvvisamente, il mondo era un film al rallentatore. Ogni secondo sembrava un minuto. Lei lo guardò avvicinarsi, come se fosse una creatura in un incubo, come se l’atmosfera fosse improvvisamente diventata densa come sciroppo.

Questo, amici miei, è stilizzare la realtĂ . Se desiderate lamentarvi che non è “come realtĂ ”, potete inviare le vostre obiezioni direttamente a Dean Koontz, che dĂ  il suo indirizzo nella parte posteriore dei suoi libri. Fatemi sapere cosa dice…

Nel frattempo, se state cercando di vendere la vostra fiction, imparate ad utilizzare gli strumenti giusti. Soprattutto nelle scene d’azione.

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Che ne pensate, dunque: ha ragione Bell (e Koontz) o chi predica la fedeltĂ  alla realtĂ ?