Veleni e merletti – Julia Seales

Editore: Piemme
Redazione
Protocollato il 26 Aprile 2026 da Redazione con
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Il riassunto
Veleni e merletti – Julia Seales

Dopo “Delitto al ballo”, “Veleni e merletti” è il secondo libro di Julia Seales con protagonista Beatrice Steele.

Ambientato nella Londra del periodo Regency, un vortice di balli e ricevimenti con rosee fanciulle in cerca di marito e madri che, alla faccia dell’aplomb inglese, spingono le figlie ad accalappiare il miglior partito possibile, affamate di denari e scalate sociali.

Beatrice proviene dalla provincia, è decisamente fuori moda (Jane Austen docet), poco tollera le innumerevole regole dell’alta società, anela ad essere libera e indipendente.

Con il socio, l’affascinante Vivek Drake, ha aperto un’agenzia investigativa e i balli della Stagione della Rosa sono l’occasione perfetta per indagare su una serie di omicidi che colpiscono i membri della Società dei Gentiluomini di Sweetbriar.

Dai Bridgerton in poi è tutto un susseguirsi di romanzi fotocopia – gialli, rosa o, per non farsi mancare nulla, un mix dei due generi – che, attingendo ai classici (Jane Austen è stata ormai definitivamente immolata a musa ispiratrice) e scopiazzandosi fra loro, riproducono soltanto trame già lette.

Fermo restando che il libro è scritto bene, scorre, fa divertire e sorridere, la trama svela un intrigo con qualche colpo di scena ma resta una lettura leggera senza traccia alcuna di originalità.

Le fanciulle poco credibili che girano per Londra da sole e che salgono impunemente su carrozze, a qualsiasi ora del giorno e della notte, in compagnia di giovani seducenti eppur galanti.
I personaggi dell’alta società, stereotipati e noiosi: si salva forse soltanto Helene Bolton, la bizzarra chaperon di Beatrice dalle mille risorse e dagli improbabili cappellini.
Gli articoli di giornale, i biglietti misteriosi e le società segrete.

Tutto già scritto, tutto già letto, nessun valore aggiunto: finanche il titolo che nella traduzione in italiano ha nulla a che fare con la trama.

Recensione di Stefania Oluic.