Uomini a pezzi – Alessandro Bongiorni

Serie: Rudi Carrera
Editore: Mondadori
Giuliano Muzio
Protocollato il 23 Febbraio 2026 da Giuliano Muzio con
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Il riassunto
Uomini a pezzi – Alessandro Bongiorni

Alessandro Bongiorni è uno degli autori emergenti nel panorama italiano della narrativa crime. Il suo ultimo lavoro esce per Mondadori nella prestigiosa serie del Giallo Mondadori e si intitola “Uomini a pezzi”.  E a pezzi, a dire il vero, è anche il cadavere che viene ritrovato dal Vice Commissario Rudi Carrera (uno dei personaggi preferiti di Bongiorni, qui alla quarta comparizione) al cimitero di Lambrate, Milano.

Un momento difficile per Rudi. Lasciato dall’ennesima compagna, Marta Terrasanta, incapace di proteggere la confidente Teresa Caimi, risucchiata dalle bande di trapper e dalla schiavitù dell’eroina, ora deve anche decifrare un giallo per nulla semplice. Un giovane ragazzo nero fatto a pezzi e pronto per essere cremato clandestinamente da un inserviente della cooperativa che gestisce il cimitero di Lambrate, anch’egli morto di infarto mentre si accingeva a compiere la cremazione. Ma basta poco per dare qualche indizio a Carrera: dall’autopsia del ragazzo nero emergono infatti ricuciture fatte in modo sommario che fanno pensare a un trapianto di organi.

Carrera comincia così un tour de force investigativo tra trapper, carcerati, tossicomani e ricchi sfondati che comprano organi al mercato nero. Ma, come nelle migliori tradizioni di gialli metropolitani, nulla è come appare e alla fine, insieme alla soluzione del caso, ci sarà molto amaro in bocca da sopportare per Rudi Carrera.

Una Milano cupa, disperata e marginale è quella che fa da sfondo alle scorribande del Vice Commissario Carrera. Direi quasi una città consumata, ferita, sventrata. Mai bella. Se non in qualche raro scorcio, che l’autore ci regala nelle mattine in cui il suo eroe si trova a passare dai palazzi storici del centro che ovviamente non si possono non apprezzare. Ma gli “Uomini a pezzi” che popolano il suo romanzo non li frequentano. Sono invece relegati nelle periferie dai palazzi popolari fatiscenti, spesso occupati abusivamente, frequentati da bande criminali di varia tipologia.

I negletti protagonisti della vicenda di Bongiorni non sono tuttavia privi di una loro umanità e dignità. Anzi, proprio nei momenti difficili, alcuni dei personaggi che paiono più abietti rivelano un lato solidale e altruista che non ci si aspetterebbe. Sono invece i ricchi, anzi gli arricchiti, quelli contro cui l’autore si scaglia. Profittatori, viscidi e melliflui, cercano sempre di orientare gli avvenimenti a proprio esclusivo vantaggio e pensano che qualsiasi cosa si possa comprare, perché tutto è mercificabile nel loro universo. Potere, denaro, successo, sono loro ad aver distrutto Milano, sembra dirci Bongiorni. Non certo gli attori e le comparse più misere che alla fine si trovano a dover recitare un copione che altri hanno scritto per loro.

Rudi Carrera soffre per questo. Non è mai quieto, ma ha una passione che lo divora perennemente, ha un’ansia di riportare il mondo a una dimensione più accettabile di come non sia attualmente. Non in virtù di un’adesione ideologica a un programma politico preciso, ma spinto da sentimenti che potremmo definire primordiali, essenziali, basici. Cinico e disilluso nei confronti delle istituzioni (anche nei confronti della propria), è nei sentimenti delle donne e degli uomini semplici che lui crede, quasi fosse da lì che bisogna ripartire per fare tabula rasa di quello che c’è e costruire un mondo nuovo.

Mondo nuovo che però lui stesso dimostra di non aspettarsi. Sospeso tra la ricerca di una giustizia desiderata a pelle e la voglia di mollare tutto e tutti, rimane sospeso a mezza strada e lascia anche noi lettori sospesi a metà. Senza capire se questo mondo sgangherato nel quale i deboli sono fatti a pezzi perché non hanno nessun potere, mentre i furbi e i violenti prosperano, possa essere in qualche modo modificato, riparato, ricostruito.

E come nei romanzi più belli, alla fine si rimane un po’ con l’amaro in bocca, come è giusto che sia, perché gli antieroi di Bongiorni non possono adattarsi alla comodità di un lieto fine, ma devono lasciarci con quel filo di rabbia non consumata che è la vera benzina che ci permette di non darci mai per vinti veramente.

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