Un’ultima goccia di sole – Emma Stonex

Editore: Mondadori
Monica Bartolini
Protocollato il 16 Marzo 2026 da Monica Bartolini con
Monica Bartolini ha scritto 133 articoli
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Il riassunto
Un’ultima goccia di sole – Emma Stonex

Dopo l’esordio di successo con “I guardiani del faro”, torna la scrittrice inglese Emma Stonex con “Un’ultima goccia di sole” (Mondadori), un romanzo che sfugge alle consuete catalogazioni e dunque si rivela ancora più interessante!

“Non avevo mai usato una pistola. Non avevo mai sparato in vita mia. Non mi piaceva la violenza, per ovvi motivi. Non riuscivo a guardare i film horror o le serie tv ospedaliere, e svenivo alla vista del sangue. Non ero una carnefice, ero una madre. La pistola era il metodo più rapido.”

La vita di Bridget “Birdie” Doyle è apparentemente tranquilla, intenta com’è ad occuparsi dei due bimbi che lei e il marito hanno adottato e che finalmente hanno colmato il suo desiderio di diventare madre, ma un dolore sopito le toglie spesso il respiro, ricordando la promessa fatta a sé stessa quasi vent’anni prima: avrebbe dovuto sparare a Jim Maguire, responsabile di aver ucciso sua sorella Providence, appena questi avesse messo piede fuori il carcere.
Ha addirittura pagato per anni un’informatrice per avvisarla degli spostamenti di Maguire da un carcere all’altro, fino al momento in cui i cancelli dell’ultima prigione si fossero schiusi e lui fosse tornato libero.
Il giorno tanto atteso, infine, è giunto e Birdie ha sistemato i bambini dalla suocera, lasciato un biglietto al marito, preso la vecchia pistola della nonna ed è salita sul treno per Londra. Avrebbe aspettato Maguire fuori il carcere e lo avrebbe freddato alla prima occasione utile. Forse sarebbe rimasta un paio di giorni fuori casa, per rientrarne senza destare troppi sospetti. L’odio l’avrebbe guidata.

“Nessuna delle persone che passavano di lì è inciampata nel filo invisibile che di certo ci legava. Sembra incredibile che non si girasse e non mi vedesse, che non percepisse. […] E così, di punto in bianco, James Maguire era libero.”

La sua programmazione, però, subisce subito un brusco arresto, perché all’uscita dal carcere Maguire sale sulla macchina di una giovane donna e si dilegua nel traffico.
Birdie è attonita: chi sarà mai quella ragazza? E come fare per ritrovarlo? Con un colpo di fortuna inaspettato, lo individua presso un ostello e si apposta in macchina all’addiaccio per seguirlo l’indomani mattina, sperando sia solo.
Ma la giovane donna viene a prenderlo di nuovo e insieme si immettono sull’autostrada, in direzione della Cornovaglia.
A Birdie non resta che seguire quella piccola utilitaria rossa per cercare di individuare la destinazione finale dell’ex galeotto e sperare di poterlo affrontare presto.

“Avrei avuto un giorno, forse due. Non appena l’omicidio di Maguire fosse diventato di dominio pubblico, probabilmente Tom mi avrebbe guardata sopra le teste dei nostri figli, mentre faceva scuocere gli spaghetti, e magari una sera avrebbe anche osato dirlo, mentre ci preparavamo per dormire, io in bagno a mettermi la crema e lui che accennava con finta disinvoltura: “Strano, eh, che sia successo proprio quando eri via?”

Nella narrazione irrompe il punto di vista di Maguire che racconta la sua versione della storia, sempre proclamatosi innocente per l’uccisione della sua migliore amica Providence.

“Credevi di essertela cavata nei lunghi anni di carcere, credevi di aver mantenuto la lucidità ricordandoti le cose belle che ti aspettavano la fuori, i falò e i cavalli e le foglie autunnali, e invece no, stai solo barcollando insieme a chiunque altro sul filo teso tra pazzia e sanità mentale, ed eravate tutti uguali, dal primo all’ultimo, dal molestatore di bambini al truffatore al ladruncolo da quattro soldi – per finire con te, il peggiore in assoluto.”

La giovane donna venuta ad aspettarlo fuori dal carcere è la figlia Donna che lui ha potuto incontrare solo poche volte in carcere, ma alla quale ha scritto tantissime lettere.
La ragazza vuole finalmente avere un rapporto normale con il padre, anche se capisce da subito che i demoni dell’adolescenza turbolenta, uniti a quelli incontrati in carcere, lo abbiano reso un uomo disfattista e refrattario ad ogni tentativo di miglioramento.
Il peregrinare di Maguire e la figlia si snoderà in tutti i punti cruciali della sua vecchia esistenza, alla ricerca della pacificazione interiore che non aveva mai potuto avere.
Ultimo di una schiera di teppisti e poco di buono, figlio di un padre violento, “il Padrone”, e di una madre alcolista, Jim era vissuto creandosi un mondo di fantasia in cui immaginava di non essere il figlio del Padrone. L’unico raggio di sole della sua vita era sempre stata la piccola Providence, l’amichetta del cuore, l’essere vivente più empatico che aveva mai conosciuto, l’unica che aveva creduto della sua bontà d’animo. L’unica, peraltro, a condividere con lui – e con la sorella più grande Birdie – il grande dolore di non avere una madre presente. Birdie e Providence, infatti, erano figlie illegittime di una donna assente e inaffidabile, come la sua, benché presente.

“Tutti i bambini hanno bisogno della loro mamma, dicevano. Che peccato, che dispiacere, una creaturina abbandonata così, senza tante cerimonie, e immaginavo che la creaturina in questione fossi io.”

Il pedinamento di Birdie nei confronti di Maguire e della figlia, terminerà fatalmente nel campo di grano dove Providence era stata uccisa, all’ombra di un grande spaventapasseri.
Birdie avrà la sua vendetta o Jim riuscirà a convincerla di essere estraneo a tutta la vicenda, in modo che lei non spari?

“Eravamo entrambi orfani, in un certo senso. Entrambi abbandonati dai genitori. Lo era anche Providence, ma lei aveva avuto Birdie, perciò era diverso. Birdie rivedeva sé stessa in me, e non le piaceva, non voleva essere come me.”

Emma Stonex ci regala un viaggio di sola andata nei territori della devastazione familiare e degli effetti che questa produce nella psicologia dei minori.
Tutti i personaggi in questo romanzo, infatti, sono segnati da situazioni familiari atroci: Mary, la madre di Birdie e Providence, dipendente da alcool e droghe, ha delegato il suo ruolo alla propria madre, Nonna D; mamma Maguire, invece, completamente assoggettata al marito violento, tanto da non riuscire a difendere i quattro figli maschi dai soprusi e le percosse del padre, non attende alla minima incombenza familiare e fa vivere i ragazzi senza neanche le condizioni basilari di igiene.
Da bambini vulnerabili quali erano, sia Birdie che Jim sono ora adulti problematici e si specchiano l’uno nell’altra con dolore e ferocia, mentre a Providence la vita non ha concesso neanche di poter superare il diciottesimo anno di età.
Trovo rimarchevole – benché un po’ prolissa – la parte centrale del romanzo, incentrata sull’epistolario di Jim a sua figlia Donna e molto interessante la descrizione che l’Autrice fa dei metodi psicologici di recupero dei carcerati, effettuati negli anni ’80 dello scorso secolo in qualche istituto di pena virtuoso, ma su una cosa non posso transigere: l’incipit molto accattivante non corrisponde all’epilogo del romanzo.
Leggete tutto fino in fondo e ditemi cosa ne pensate.

“Le storie gli permettevano di sfuggire alle giornate vuote e alla solitudine della propria compagnia; al Wandsworth lo portavano lontano dalle scale di ferro, dalle alte recinzioni di sicurezza, dal muro di rumore vischioso e monotono che nessun suono riusciva a penetrare, dalla costante claustrofobia. Lo aiutavano a riempiere la mente di immagini diverse da Providence seduta a gambe incrociate nel campo dei Brewster, che gli chiedeva di tenere aperta la mano per posarci sopra una ghirlanda di margherite. Dalla sua risata che si riverberava in lui come una sinfonia di campanelli.”

Il titolo originale del romanzo è “The Sunshine Man” ed è riferito essenzialmente al modo in cui Providence chiamava Jim quando erano bambini: l’uno nell’altro trovavano conforto e sostegno, erano amici e confidenti, uniti molto più di quanto Providence fosse con sua sorella Birdie, che di questo soffriva.
Il grande odio nei confronti di Maguire aveva ragioni antiche e profonde, che l’epilogo scioglierà in un modo imprevisto, come solo la vita vera sa fare.