Una strada tranquilla – Seraphina Nova Glass
Seraphina Nova Glass è un’autrice piuttosto conosciuta negli Stati Uniti, dove è stata due volte in lizza per il prestigioso Edgar Award. Ora Fazi la pubblica anche in Italia nella collana Darkside, con il suo “Una strada tranquilla” (traduzione di Daniela De Lorenzo), uscito in inglese nel 2022 e forse il suo romanzo di maggior successo.
Siamo a Brighton Hills, nello stato dell’Oregon, in una cosiddetta “comunità indipendente” (unincorporated community), ovvero una comunità che è fuori da ogni giurisdizione comunale, che è un concetto abbastanza strano per l’Europa, dove invece a volte succede il contrario e ci sono comuni senza abitanti. Ma, tant’è, così funzionano gli States. In questa sorta di non luogo, c’è un misterioso investimento in auto che porta alla morte di un giovane ragazzo, Caleb. Qualcuno assiste alla scena, ma decide di non intervenire e la polizia non può che derubricare il caso come incidente. Paige, la madre di Caleb, non è convinta che non ci siano colpevoli e insieme alla sua vicina di casa Cora decide di investigare in autonomia. Sarà grazie alle loro indagini che, quella che apparentemente potrebbe sembrare una comunità tranquilla, si rivelerà un luogo assai inquietante.
L’autrice decide di raccontare la storia attraverso i punti di vista delle tre protagoniste, Paige, Cora e Georgia, alternando brevi capitoli nei quali uno dei personaggi si fa carico di far progredire la narrazione. Con varie sovrapposizioni, così che otteniamo una sorta di “effetto cartina” e ci orientiamo grazie al fatto che la mappa degli avvenimenti viene costruita giustapponendo i diversi contributi. Molto efficace, anche grazie a un ritmo che cresce con la vicenda e arriva a un finale pirotecnico. Non che i personaggi siano solo tre in questo romanzo, ma le tre donne al centro della storia ne diventano protagoniste, mentre gli uomini vivono solo grazie al loro racconto. E non si tratta ovviamente di una scelta casuale, ma di una precisa presa di posizione che vuole rendere l’universo femminile protagonista.
“Una strada tranquilla” è un vero e proprio pamphlet contro il patriarcato. E contro una certa deriva della società americana che lo consente, lo difende (più o meno consapevolmente) o lo costruisce. In particolare, diversi aspetti di questo romanzo mi sembrano particolarmente riusciti. C’è una capacità di disegnare personaggi in modo non banale o didascalico, cioè non esistono i buoni e i cattivi, ma esistono esseri umani in carne e ossa, che sono un complicato impasto di volontà, convinzioni e sentimenti e proprio per questo vanno apprezzati non in astratto ma per il loro carico di umanità. Nessuno quindi è da santificare, tutti commettono peccato, ma l’importante è riconoscerlo e sapere per quale causa si sta agendo.
C’è poi una grande capacità di disegnare una narrazione molto vivida, quasi cinematografica, presentando situazioni emblematiche, in tutta la loro drammaticità. Nulla è sottinteso o lasciato a metà, le azioni si manifestano nella loro radicalità. Ed emerge tutto quello che solitamente non deve emergere per quieto vivere, per amore del politically correct o di un malinteso dovere estetico. “Una strada tranquilla” non è, in altre parole, il romanzo del “vogliamoci bene” o del “tanto poi tutto si aggiusta”. In ultimo, un plauso alla scelta di ambientare questo romanzo in una comunità chiusa, che è la metafora della prigione a cui troppo spesso ci condanniamo quando vogliamo aderire a canoni astratti, a modelli dominanti, rinunciando a una vita piena e all’accettazione di quello che vorremmo essere ma non abbiamo il coraggio di diventare.
Per finire, due piccole considerazioni che ho tratto da questa lettura e che spero servano ai nostri avventori come stimolo. Primo, mai negare le proprie aspirazioni naturali per convenzioni astratte, ma sempre seguire il proprio istinto, che alla fine è una strategia che paga. Secondo, questo, seppur tragico e radicale, è un romanzo pieno di speranza. In una società più equa e meno maschilista, per ottenere la quale, però, occorre dare battaglia fino in fondo. A meno che noi uomini non accettiamo di metterci in discussione, cosa che ritengo sempre più necessaria. Buon romanzo.
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