Dopo essersi fatto conoscere dal pubblico con il suo romanzo d’esordio “Anna O”, Matthew Blake torna in libreria con un nuovo thriller psicologico: “Un omicidio a Parigi”.
Se in “Anna O” l’autore ha voluto indagare i crimini legati al sonno e alla misteriosa malattia conosciuta come “sindrome della rassegnazione”, in “Un omicidio a Parigi” scava nei ricordi, in quelli falsi e in quelli reali, per parlarci di memoria, verità e infine di amore.
In “Omicidio a Parigi” viviamo una trama che si svolge su tre piani temporali: il presente narrativo, fatti del lontano 1945 a fine guerra e ciò che è accaduto ai personaggi un anno prima del loro oggi.
Una donna anziana entra all’hotel Lutetia, a Parigi, e confessa di aver ucciso la sua compagna, in quello stesso hotel, nella stanza numero 11, nel 1945. Dopo averla uccisa ne ha poi rubato l’identità vivendo da allora con il nome e i documenti della sua vittima. La donna anziana è la nonna di una psicoterapeuta, esperta nel recupero dei ricordi per la cura dei traumi, che vive in Inghilterra, la dottoressa Olivia Finn. Chiamata dalla polizia francese, Olivia corre a Parigi per tentare di capire la verità: come sta mentalmente sua nonna? Ha davvero commesso un omicidio? E se sì, chi è la ragazza morta e chi la sopravvissuta? Come se questo non bastasse, gli echi di un processo per diffamazione dell’anno prima, dove Olivia ha rilasciato una testimonianza importante, si fanno risentire, perché c’è ancora un’indagine in corso. In una rete di ricordi, verità e menzogne, va in scena un thriller psicologico raffinato e da brividi, una lettura intensa.
Matthew Blake è uno scrittore particolare: si lascia affascinare da qualcosa e decide non solo di approfondire per suo interesse, ma di ricavare romanzi trascinanti. La trama è accattivante e attira immediatamente l’attenzione, suscitando nel lettore curiosità per elementi dalle molteplici interpretazioni. Tutto sembra lineare e logico, finché una parola, una descrizione, non fanno drizzare le antenne e allora si comprende che c’è da indagare e scoprire, che ci si sta addentrando in un gioco di specchi senza nemmeno capire dove sono queste superfici riflettenti e distorcenti.
I personaggi si svelano pian piano. Approfondiamo così la loro conoscenza, formando un’opinione. Sono figure interessanti, che appaiono genuine. Con alcune entriamo immediatamente in empatia, altre invece sono più distanti, ma tutte curate in ogni loro sfaccettatura, dal modo di vestire, ai comportamenti, fino ai vezzi.
I salti temporali non sono difficili da seguire e la trama si segue sempre con piacere. Certo, le interruzioni, volute, e i cambi di tempo, studiati con attenzione dall’autore, fanno provare un po’ di frustrazione, perché le storie che si intrecciano vengono interrotte sul più bello, avanzando per gradi. La voglia di leggere viene così alimentata, facendo divorare un libro di quasi quattrocento pagine in poco tempo.
Il tema della memoria e dei ricordi è centrale, e Blake ne indaga i lati più sconcertanti. Scopriamo cosa sono i ricordi reali e quelli falsi, cosa s’intende per ricordi sovrascritti o presi in prestito, quanto i ricordi siano influenzati dalle emozioni che abbiamo vissuto e come si modifichino ogni volta che ci ripensiamo. Se non possiamo fidarci nemmeno della nostra mentre, allora in chi possiamo confidare?
In “Omicidio a Parigi” c’è da risolvere un difficile caso di ottant’anni prima, con l’aggiunta della verità di un processo e la necessità di sopravvivere agli eventi del presente. La memoria diventa un labirinto e le persone possono essere al contempo alleati o nemici implacabili. Non c’è nulla di semplice in questo romanzo, tranne la facilità di lettura e la maestria con la quale la trama è portata avanti. Sorprese, rivelazioni, colpi di scena non mancano e al lettore viene offerta la possibilità di sbrogliare la matassa con la protagonista, Olivia, o di seguirla senza anticiparla: la bellezza del romanzo rimane intatta in ogni caso, insieme alle domande che suscita.
Con “Omicidio a Parigi” non solo abbiamo una lettura d’evasione, ma una storia di formazione che fa interrogare su chi siamo, il ruolo dei ricordi nella definizione del nostro essere e nella motivazione dei comportamenti e, in un mondo così mutevole, cosa ci sia di davvero importante. Matthew Blake, nel finale, offre la sua risposta. A noi dire se siamo d’accordo o meno.
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