La saracinesca del Thriller Café si alza oggi su una Bologna livida e flagellata da piogge torrenziali che gonfiano i fiumi e nascondono i segreti. È qui che inizia “Un delitto bolognese” di Mariel Sandrolini, edito da Fratelli Frilli Editori.
La storia comincia con un corpo annegato. Sembra un incidente, una fatalità del maltempo. Un caso da archiviare in fretta per tornare all’asciutto. Ma il vicequestore Marra ha quel tipo di fiuto che non si spegne con l’acqua. E quello che sembra un tragico scivolone si rivela presto l’inizio di una partita a scacchi giocata su scala internazionale. La vittima non è un semplice sfortunato. Gestiva una ditta di abbigliamento, faceva la spola con Londra, muoveva soldi e passioni. Marra tira il filo e il gomitolo si srotola fino al Tamigi. Qui entra in scena la Femme Fatale di turno: Evelyn Barone. Top model. Bellissima. Irraggiungibile. La relazione tra lei e la vittima era passione, incontri fugaci, “senza vincoli”. Fino a quella telefonata nella notte che rompe l’incantesimo e fa sparire la ragazza nel nulla.
Il colpo di scena arriva da Londra, sotto il ponte di Southwark, trovano un cadavere. I documenti dicono “Evelyn Barone”. Caso chiuso? Scotland Yard vorrebbe dire di sì. Ma l’identità a volte può essere una maschera che si indossa e si toglie all’occorrenza. Evelyn non è morta. E allora, chi è la ragazza sotto il ponte?
Questa in sintesi la storia che Sandrolini narra in “Un delitto bolognese“; se volete saperne di più vi lasciamo delle domande all’autrice e un estratto del romanzo.
Domande all’autrice
Come è nato questo libro?
“Un delitto bolognese” è nato, come spesso accade nei miei romanzi, da una notizia reale. Quando a Bologna il torrente Ravone è esondato, allagando una delle vie principali della città, quell’evento mi ha colpito profondamente. Non solo per l’impatto materiale, ma per quello emotivo: una città ferita, sorpresa, vulnerabile. Da lì è scattata la scintilla narrativa. Ho preso un fatto vero, concreto, e l’ho trasformato in una storia di finzione, chiedendomi cosa potesse nascondersi sotto la superficie di quell’acqua: segreti, tensioni, colpe sommerse. Il thriller nasce proprio così, dal confine sottile tra realtà e immaginazione, dove un evento quotidiano può diventare il punto di partenza per un delitto.
Qual è la cosa che i lettori potrebbero apprezzare nei tuoi romanzi?
Credo che i lettori possano apprezzare il fatto che le mie storie partono sempre dalla realtà. Anche quando il racconto diventa thriller, resta ancorato a situazioni, luoghi ed emozioni riconoscibili. Nei miei romanzi non c’è solo il delitto da risolvere, ma anche l’atmosfera di una città, le sue contraddizioni, le sue fragilità, e soprattutto i personaggi, che non sono mai eroi perfetti, ma persone comuni con ombre e debolezze. Mi piace pensare che chi legge trovi una storia che coinvolge, che crea tensione, ma che allo stesso tempo lascia spazio alla riflessione, perché dietro ogni crimine c’è sempre qualcosa di profondamente umano.
Quanto conta Bologna nelle tue storie?
Bologna non è solo l’ambientazione dei miei romanzi, è un vero e proprio personaggio. Le sue strade, i portici, le piazze, ma anche le sue zone meno raccontate contribuiscono a creare l’atmosfera delle storie. È una città accogliente e colta, ma come tutte le città ha anche un lato oscuro, fatto di segreti e contraddizioni. Per un thriller è un terreno perfetto, perché permette di muoversi tra bellezza e inquietudine, tra ciò che si vede e ciò che resta nascosto.
Estratto
Prologo
Nel tranquillo contesto estivo del nord-est, il cielo si prepara a un tramonto radioso, ma le previsioni metereologiche avvertono imminenti nubifragi.
Il sole che lentamente si immerge nell’orizzonte sereno sembra sfatare tali pronostici
All’improvviso, un forte vento si alza e, nuvole nere coprono il bagliore rosso del tramonto.
La natura sembra trasformarsi in un perverso folletto impazzito: un mulinello solleva la polvere da terra, mentre le fronde degli alberi oscillano e un lampo improvviso squarcia il cielo seguito da un tuono assordante. La visione idilliaca si rompe, sostituita dalla violenza della tempesta e nuvole nere oscurano il tramonto annunciando un uragano imminente.
Tac… tac… gocce di pioggia, poi grandine, colpiscono tetti, case e asfalto mentre fulmini danzano nel cielo come demoni impazziti.
Le strade si trasformano in fiumi minacciosi, inondando il quartiere e lasciando gli abitanti terrorizzati di fronte alla metamorfosi improvvisa del loro ambiente.
Il suono di una sirena squarcia l’aria, segnalando l’arrivo dei mezzi di soccorso. Tuttavia, l’impeto dell’acqua impedisce loro l’accesso, rendendo la situazione sempre più simile a un’apocalisse.
Due elicotteri sfidano la pioggia battente per sorvolare tutta la zona e valutare l’estensione della catastrofe.
Giornalisti e addetti stampa cercano disperatamente notizie, apprendendo che il torrente Ravone, che in quel punto è tombato, rigonfiandosi è esondato inondando via Aurelio Saffi, sommergendo strade e edifici di detriti e fango trasformando le strade in fiumi in piena.
Pattuglie della Polizia locale e operatori della Protezione Civile si affannano per monitorare la situazione critica, mentre il sindaco di Bologna Matteo Lepore, invita la popolazione a limitare gli spostamenti.
La pioggia incessante rende la situazione in continuo mutamento, mantenendo alta l’allerta meteo rossa.
Le scuole rimarranno chiuse per garantire la sicurezza dei cittadini.
Il chiarore dell’alba del secondo giorno porta con sé una tregua apparente, ma il cielo rimane carico di nuvole minacciose.
I vigili del fuoco lavorano senza sosta anche di notte alla luce dei generatori con le pompe idrovore, per liberare le strade dall’acqua.
All’improvviso, un grido squarcia l’aria, così potente da sovrastare il rumore assordante dei macchinari in funzione.
«Aiuto… Aiuto… c’è un corpo che galleggia».
Gli operai interrompono immediatamente il loro lavoro, alzando di scatto le teste abbassate per orientarsi verso la fonte della richiesta di aiuto.
Un piccolo gruppo si dirige verso due uomini che agitano freneticamente le braccia per attirare l’attenzione.
«Da questa parte» indicano.
«Dio santo, è annegato» esclama un pompiere.
«Dobbiamo tirarlo fuori. È un uomo. Forse stava scendendo in garage per salvare l’auto, posizionata sul terrapieno esattamente dove la forza dell’acqua ha traboccato all’esterno. Poveretto».
«Portate una barella» grida qualcun altro.
Il povero individuo viene sollevato e trasferito sulla lettiga di un’ambulanza parcheggiata nelle vicinanze del disastro, per essere poi trasportato all’obitorio cittadino.
Un gruppo di giornalisti, venuti a conoscenza della vittima, si presentò davanti all’istituto di Medicina Legale nella speranza di ottenere informazioni da inviare alle redazioni. Nel frattempo, le autorità competenti furono prontamente avvisate. I patologi decisero di dare la priorità al corpo dell’annegato, posizionandolo sul tavolo delle autopsie per una prima valutazione.
Denudato, l’anatomopatologo chinò il capo, lasciando che la luce proveniente dall’alto gli permettesse di valutare se il foro sotto il costato, all’altezza del cuore, fosse compatibile con le sue supposizioni. Ad un tratto, dalla sua bocca sfuggì un’esclamazione di sorpresa.
«Per l’amor del cielo, questo non è un annegato, è stato colpito da un proiettile. Fermate tutto, dobbiamo avvisare la polizia immediatamente».
È solo l’inizio di un mistero oscuro e complesso!1.
Alla Mobile di piazza Galilei giunse una chiamata urgente per un intervento. Il vicequestore Marra, nel dare istruzioni ai suoi uomini, si permise un tono ironico: «Ci stanno chiamando in tutta fretta per un uomo deceduto, già steso sul tavolo delle autopsie. Chissà perché hanno richiesto l’intervento della Mobile, andiamo a vedere».
Un quarto d’ora dopo, il vicequestore Marra fu annunciato. Il nominato spuntò dallo spiraglio della porta a vetri.
«Posso entrare?».
«Certo che sì, caro Marra» rispose il medico legale.
«Cos’è così urgente?».
«Guarda anche tu. Uomo di nazionalità caucasica, senza documenti. Ha circa quarant’anni ed è presumibilmente emerso con l’esondazione del torrente Ravone, in via Saffi. Ma vedi qua? Questo foro sotto il costato sembra essere di calibro 22. Esatto?» proseguì il medico legale.
Il vicequestore Marra si mise i guanti e osservò attentamente il punto indicato in rosso. In quel momento, entrò il magistrato di turno.
«Ciao Marra, sempre pronto?» lo salutò.
«Sempre!» rispose Marra.
«Se hanno chiamato anche te, significa che non è morto annegato» concluse il magistrato.
«Esattamente! Quest’uomo è stato ucciso. Dovete raccogliere con urgenza elementi per identificarlo e consentirci di avviare le indagini» affermò con fermezza il vicequestore.
«A questo punto, Marra, attendo tue notizie per poi autorizzare la procedura giuridica di prassi» rispose il magistrato.
Usciti dalla Medicina Legale, la squadra della sezione omicidi non perse tempo e si diresse verso via Saffi per interrogare gli abitanti dei civici colpiti e verificare se qualcuno fosse scomparso. Dopo visite estenuanti e interrogatori a tutti i condomini, non risultava alcuna persona dispersa tra i residenti. Quindi, chi era l’annegato? Da quale scantinato era emerso? Il caso sembrava avvolto da un grande mistero.
Mentre la serata volgeva al termine, in un bar del Pratello due uomini discutevano sottovoce tra un sorso di birra e l’altro.
«Non avrei mai immaginato che reagisse così, non era un novellino ha detto il capo al telefono» ribadendo: «Ci ha visto in faccia, quindi, la regola ferrea è caput! Abbiamo dovuto eliminarlo. Voi siete i pulitori, provvedete a fare sparire il corpo».
«Sono terrorizzato, il lavoro sporco tocca sempre a noi» disse uno.
«A chi lo dici?» rimandò l’altro.
«Calmiamoci amico mio. Ci vorrà del tempo prima che arrivino a beccarci. Per precauzione, dobbiamo cambiare aria. Ho già contattato degli amici che ci aiuteranno a fuggire all’estero. Lo scantinato era inutilizzato da anni ed era un rifugio sicuro. E se un giorno il cadavere fosse stato scoperto, sarebbe stato irriconoscibile, ormai mummificato. Chi avrebbe mai previsto che il temporale avrebbe gonfiato il torrente fino a farlo traboccare? Una situazione fuori dall’ordinario. Vai a casa, prepara una borsa con il necessario e non uscire fino a quando non verrò a prenderti. Capito? Potrebbe essere anche tra un paio di giorni».La tensione tra di loro aumentava man mano che pianificavano la fuga, consapevoli che il tempo a disposizione si stava esaurendo rapidamente, prima che le autorità li rintracciassero.
Mariel Sandrolini
Mariel Sandrolini è una delle voci più amate del noir Bolognese, ha dato vita al personaggio del vicequestore Marra, protagonista di una serie di romanzi che intrecciano indagine, introspezione psicologica e forti riferimenti sociali. La sua scrittura è visiva, ritmata, capace di trasformare le atmosfere urbane e i paesaggi in veri e propri personaggi letterari. Bolognese, è nota come la “Jessica Fletcher Italiana”. Ha iniziato a scrivere da bambina dopo che in terza media ha vinto un premio nazionale su un tema.. È autrici di “Le prime indagini di Marra”, “La Chiusa del Battiferro”, “Delitto in libreria”, “Burlesque e delitti”, “Una calda estata gialla”, “Vortice di terrore”, “Il caso Bondage”, “Indagine ad alto rischio”, “La morte è un brivido inatteso”, “Il mistero della giacca blu notte”, “Operazione Chinatown”, “Enigmatici delitti”, “Il caso del Ghetto Ebraico”, “Bisturi di Morte”, “Morte sotto la Mole”. I suoi racconti appaiano in diverse Antologie. Quest’anno ha celebrato venti anni di carriera. Nell’ambito del giallo e della narrativa, le sono stati assegnati diversi premi e riconoscimenti.
Il suo sito ufficiale è www.marielsandrolini.it.
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