Un corpo nel lago – Arnaldur Indridason

Un corpo nel lago – Arnaldur Indridason

Editore: Guanda
Giuseppe Pastore
Protocollato il 10 Febbraio 2009 da Giuseppe Pastore con
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Vincitore di diversi premi, tra cui due Glasnyckeln, un Gold Dagger Award e un Martin Beck Award per i suoi romanzi con protagonista Erlendur Sveinsson, Arnaldur Indridason torna in libreria e propone ora questo romanzo dal titolo “Un corpo nel lago“, in uscita per Guanda.

Tutto inizia con la terra che trema. Un terremoto, l’acqua del lago Kleifarvatn che inizia a scendere, a ritirarsi come un sipario strappato via da un palcoscenico vuoto. E lì, nel fango che non vedeva la luce da decenni, spunta qualcosa. Uno scheletro.

Ma non è un morto qualunque. Al torace ha legata una vecchia radio ricetrasmittente con scritte in cirillico.

Ed è qui che Indriðason fa quello che sa fare meglio: usa un “cold case” (letteralmente ghiacciato, in questo caso) per aprire una ferita nella storia del suo paese. Ci trascina indietro negli anni della Guerra Fredda. L’indagine si sdoppia con da una parte Erlendur, Elínborg e Sigurð Óli che raschiano il fondo del barile dei “scomparsi” negli anni ’60, e dall’altra veniamo catapultati a Lipsia, nella Germania dell’Est.

Scopriamo un gruppo di studenti islandesi, giovani, pieni di ideali socialisti, partiti per studiare oltre la Cortina di Ferro sognando un mondo più giusto e finiti invece stritolati nella morsa della Stasi, del sospetto, del tradimento. Dove il “compagno” di banco è quello che ti denuncia.

Ma parliamoci chiaro: il vero motivo per cui leggiamo Indriðason è lui: Erlendur.

Mai come in questo romanzo il nostro ispettore è lo specchio del paesaggio che lo circonda. Erlendur è un uomo che preferisce il buio dell’inverno alla luce perenne dell’estate artica. È ossessionato dagli scomparsi perché lui stesso è un sopravvissuto a una sparizione: quella del fratellino, perso nella neve durante una tormenta quando erano bambini.

Erlendur cerca nello scheletro del lago le risposte che non può dare a se stesso, né alla figlia Eva, tossicodipendente, che lo guarda e vede solo un padre assente, un uomo che cerca i fantasmi degli altri per non affrontare i propri.

La trama è solida, anche se il meccanismo “cadavere vecchio di 50 anni che riemerge” può sembrare un deja-vù per chi ha letto il precedente “La signora in verde“. Ma qui c’è un respiro diverso. C’è la politica, c’è la disillusione di una generazione che ha creduto in un’utopia e si è ritrovata con un pugno di mosche (e una radio russa) in mano.

Un corpo nel lago” è un noir lento, malinconico, atmosferico. Non aspettatevi inseguimenti hollywoodiani. Qui si scava. Nel fango del lago e nelle miserie umane.

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