Umane bugie – Romy Hausmann
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Romy Hausmann (Turingia, 1981), torna in libreria con un nuovo thriller psicologico, “Umane bugie“. Tradotta in trenta paesi, i suoi romanzi sono usciti in Italia con Giunti: “La mia prediletta“, “La mamma si è addormentata” e “Perfect day“. Tutte opere avvincenti, appassionanti e “Umane bugie” si rivela un ennesimo successo già dalla trama.
Julie Novak è scomparsa da casa una notte di vent’anni fa. Ora, un podcast riporta al pubblico il suo caso proprio in occasione dell’anniversario. Liv, una dei due podcaster, contatta il padre di Julie per ottenere un’intervista, senza sapere che Theo Novak soffre di demenza. Theo sa che non ha molto tempo per fare l’ultima cosa importante della vita, scoprire cosa è accaduto tanti anni prima. Contro le insistenze della figlia minore Sophia, decide di collaborare non solo all’intervista, ma di indagare in prima persona e arrivare alla verità.
La prima cosa che colpisce di “Umane bugie” è come l’autrice ha costruito il personaggio di Theo Novak. Tutto in lui è perfetto: la memoria, dove si alternano fasi di lucidità ad altre di confusione, come se si accendesse o spegnesse un interruttore, gli oggetti di cui fatica a trovare il nome, le parole dette in modo sbagliato, la docilità e l’aggressività. Questa attenzione ai particolari lo rende reale, umano, comprensibile, per una figura toccante e tragica, che smuove emozioni e domande in egual misura.
Oltre a Theo, anche gli altri personaggi sono tratteggiati con cura e, ad alcuni, viene affidato il compito di raccontare la vicenda nei capitoli che cominciano con il loro nome. Anche se non sempre la Hausmann utilizza la prima persona narrativa, l’impatto è forte, diretto, immersivo. Ancora una volta le sensazioni umane diventano protagoniste tramite figure che il lettore comprende e sente vicine.
Il caso di Julie è affascinante. Viene descritto più volte, man mano che la storia prosegue e nuovi particolari emergono. A volte gli elementi che si aggiungono sono frutto delle indagini dirette di Liv, altre volte il merito va a Theo che ricorda aneddoti e momenti da solo, o rispondendo alle domande giuste che si sente rivolgere.
Appassiona il fatto che la narrazione non sia incentrata solo sul padre di Julie e la sorella, insomma la ristretta cerchia famigliare, ma che coinvolga anche le altre vittime collaterali delle misteriosa vicenda: l’ex fidanzato, il padrino, gli amici, in un cerchio che si allarga a tutti coloro che, per un motivo o per l’altro, hanno orbitato nella scia della vittima o presunta tale.
Inoltre c’è un dubbio anche su Julie, su cosa sia successo la sera della scomparsa. Lei non c’è più e questo è un fatto, ma quale sia il motivo che l’ha fatta scomparire no: rapita? Scappata? Da sola o con l’aiuto di qualcuno? Fuga volontaria prima e crimine poi?
Con il dipanarsi della trama si fanno sempre più insistenti le domande e la voglia di ottenere risposte. Chi è colpevole e di cosa? Julie è ancora viva, o è morta e comunque dov’è?
Mentre si vive una vera corsa contro il tempo, per Julie, ma anche per la memoria di sua padre, entriamo sempre più in un romanzo di tensione, profondamente umano. Le vicissitudini dei personaggi, raccontate con maestria, offrono una vasta messe di esempi nei quali ci si può ritrovare, di comportamenti più o meno noti, tutti connotati da una costante. Nella vita si mente, con diversi gradi di gravità e per i motivi più disparati. Certo, tutto sarebbe più semplice se dalle nostre bocche uscisse solo la verità, ma poi si dovrebbero affrontare le conseguenze della sincerità e sono proprio queste ultime a spaventare così tanto, da preferire una rete di menzogne a maglie sempre più strette e con conseguenze che vanno oltre il soggetto che mente.
Con “Umane bugie”, indaghiamo anche lo strano meccanismo che si instaura tra una vittima e il suo carnefice. Tra chi non riesce a chiedere aiuto per vergogna e tace anche quando potrebbe parlare, o resta fermo quando nessuno gli proibisce una fuga, fino a coloro che non si rendono conto di essere prede, manipolate e controllate da altri.
Il thriller offre diversi spunti di riflessione, per una componente profonda che piace e dà ulteriore valore al testo.
Alla fine conosciamo la verità oltre le bugie e leggiamo varie interpretazioni su quello che è la vita, dove ogni lettore aggiungerà la sua.
Un romanzo avvincente, intelligente e inquietante.
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