Tutti i racconti – Ellery Queen

Redazione
Protocollato il 14 Marzo 2026 da Redazione con
Redazione ha scritto 931 articoli
Archiviato in: Recensioni libri
Il riassunto
Tutti i racconti – Ellery Queen

Dopo una gloriosa media di 3.25 libri recensiti al mese sono svanito dalla home page del TC per ben 90 giorni, senza postare nulla di nuovo.
Sono forse stato vittima di qualche forma di tremenda punizione da parte del Barman? No, tutt’altro; semmai si è trattato di un gran bel premio, dato che mi sono ritrovato a recensire un’opera a dir poco enciclopedica.
Ellery Queen – Tutti i racconti“, è un volume da ben 1272 pagine uscito per la collana Oscar Moderni Baobab di Mondadori, curata dall’instancabile Franco Forte che, come già racconta il titolo, raccoglie tutte le storie brevi di uno degli scrittori che più amo in assoluto.
Nella mia classifica personale del giallo iper-deduttivo, infatti, subito dopo il genio di Conan Doyle c’è Ellery Queen.
Quest’ultimo eredita da Sherlock Holmes le capacità analitiche, l’intuizione, quel miracoloso spirito di osservazione che gli permette di vedere tutto ciò che sfugge all’attenzione altrui, una rapidità di pensiero sconvolgente e una buona dose di egocentrismo.

Indovinare? Mio caro Mason, questa parola è considerata un insulto in casa Queen. Io non ho proceduto per supposizioni. Il mio è stato un lavoro di puro ragionamento. E molto ben fatto, anche.” (p. 62)

Rispetto al detective con la mantellina non accusa debolezze, cosa che talvolta ce lo rende meno umano. Non si droga, seppur sia un incallito tabagista, non soffre di depressione ne sbalzi d’umore. Purtuttavia difetta anche di quella serie di capacità da uomo d’azione che invece erano di casa a Baker Street: non è un maestro dei travestimenti, non pratica il pugilato e il baritsu, non è un esperto schermidore ma, d’altro canto, nella New York degli anni ’30 si girava con un revolver in tasca, e non con un bastone da passeggio.
Quando il caso richiede forza e mascolinità ecco che a occuparsi del lavoro sporco ci pensa il corpulento sergente Velie, mentre a fare la parte del dottor Watson troviamo l’ispettore Richard Queen, padre del nostro eroe e l’unico a possedere un vero distintivo da poliziotto.
È lui che si occupa di ingaggiare il figlio durante i sopralluoghi dei delitti che lo vedono coinvolto, conscio delle sue spiccate doti intellettive. Ellery, di fatto, non è nemmeno un professionista del settore. La sua vita, almeno nei racconti iniziali, si alterna tra il lavoro di professore di Criminologia Applicata e quello di scrittore.
Per chi si fosse perso le avventure di questo straordinario personaggio (ma c’è davvero qualcuno sul TC che ancora non lo conosce?) una precisazione risulta doverosa: Ellery Queen è sia il nome del protagonista di questi racconti, che lo pseudonimo utilizzato da chi li ha scritti.
Due Queen coinvolti nelle vicende narrate – padre e figlio – e due scrittori che si propongono con un unico nome. Frederick Dannay e Manfred Bennington Lee sono infatti i due cugini che hanno dato vita a queste avventure, spesso coadiuvati da uno stuolo di ghost writers ai quali hanno prestato il monicker.
L’opera qui proposta è giunta alla sua settima ristampa, targata novembre 2025. Avrei di gran lunga preferito rilasciare questa recensione per il periodo prefestivo, in modo da suggerirvi quanto questo volume sarebbe stato un gran bel regalo di Natale per tutti gli appassionati del genere, ma, come già anticipato, la corposa foliazione non mi ha permesso di essere così celere.
Qui dentro c’è tutto: ben otto distinte sezioni per un totale di 91 racconti e, udite udite, sceneggiature per radiodrammi.
Avrete modo di conoscere Ellery Queen fin dai suoi esordi e, se non fate parte del pubblico dell’ultima ora, potrete recuperare tutto quello che vi è sfuggito nel corso degli anni. Rarità, persi e ritrovati, racconti apparsi solo su riviste o storie prodotte solo per la radio.
Una disamina puntuale di ogni racconto renderebbe questa recensione mastodontica, togliendovi forse il piacere di addentravi tra le tante pagine che compongono l’intera opera e scoprirla secondo il vostro ritmo. Nulla mi vieta però di riassumere il contenuto delle varie frazioni di cui è composta, e magari segnalare i racconti che più mi sono piaciuti.

Si parte con “Le avventure di Ellery Queen“, e subito si vede l’impronta di Conan Doyle.
Ellery Queen scrittore ricicla infatti la medesima struttura dei titoli che hanno reso celebre Sherlock Holmes, ovvero “L’avventura de…”.
Anche il numero medio di pagine che compongono le singole storie è lo stesso, e due indizi come ben sappiamo fanno una prova.
Le similitudini, però, si fermano qui. A conti fatti c’è una sostanziale differenza tra le trame ordite dai due cugini newyorkesi e quelle di Sir Arthur, e ve ne accorgerete subito dopo i primi racconti.
Qui non vi viene nascosto nulla: ogni racconto è una fotografia, della quale vi vengono forniti anche i più piccoli dettagli, di una scena del crimine. Mentre Sherlock Holmes ci stupiva con le sue brillanti deduzioni, per poi ragguagliarci sulle circostanze che lo avevano portato a tirare le somme, Ellery Queen procede in maniera inversa, lanciando di fatto una sfida al lettore.
Nel primo racconto, intitolato: “L’avventura del viaggiatore africano“, Ellery raggruppa alcuni allievi del suo corso per trasformarli in novelli detective.
Tra poco sarete tutti degli Sherlock Holmes” (p. 11) – dice loro, ma l’impressione è che si stia rivolgendo direttamente a chi legge.
Ce la farete a risolvere il caso prima del protagonista? Nel caso vogliate provarci, sappiate che dovrete fare ben attenzione: ogni elemento che vi è stato presentato è necessario! Se anche uno solo degli oggetti elencati non è stato tenuto in considerazione nella vostra ipotesi… beh, preparatevi a perderete la sfida.
C’è da dire che, talvolta, la spiegazione è così complessa da fare a cazzotti con la sospensione dell’incredulità, come avviene ad esempio nel racconto “L’avventura dell’orologio sotto la campana di vetro“. D’altro canto, visti i paragoni precedenti, lo stesso avveniva nei dintorni di Baker Street con storie quali “La lega dei capelli rossi” o “L’avventura del carbonchio azzurro“.
Non mancano i racconti d’atmosfera, a mio avviso quelli più riusciti. Un esempio è “L’avventura del cane a due teste“, dove pare di trovarci tra le nebbie della campagna inglese, tra cottage isolati, notti buie e tempestose, e lugubri taverne popolate da sinistri personaggi. Se non sentite la necessità di andare in ordine, cominciate da qui.

La seconda sezione si intitola “Le nuove avventure di Ellery Queen“, e già c’è una novità.
La lampada di Dio“, il racconto d’apertura, consta di ben 52 pagine, ed è anche l’unico a presentarsi con un titolo diverso dal solito formato.
… la più notevole avventura in cui Ellery Queen, lo smilzo e infaticabile agnostico, sia mai stato coinvolto.” (p. 186)
Qui c’è del genio, ancor più che negli altri racconti. Si narra di un intero edificio che scompare, senza lasciare traccia, tra la sera e la mattina, proprio sotto gli occhi di Ellery.
Magia? Superstizione? No, c’è una spiegazione logica, e il nostro detective non si darà pace fino a che non avrà messo tutti i tasselli al loro posto.
Dopo questa chicca si torna ai racconti formato “L’avventura de…” e alle consuete quindici pagine per storia. Anche qui non mancano le storie d’atmosfera, tra le quali segnalo “L’avventura nella Casa delle Tenebre” e “L’avventura del ritratto che sanguina“.
Ora ditemi che questi titoli non stuzzicano il vostro appetito letterario.

Si procede con la raccolta “Il calendario del delitto“, composta da dodici bei racconti ambientati in diversi mesi dall’anno, da cui il titolo della sezione.
La novità è data dall’introduzione del personaggio di Nikki Porter, segretaria personale di Ellery Queen e mai apparsa fino a questo punto, che si rivelerà una spalla importante per il nostro detective.
Ci viene raccontato inoltre qualcosa in più sul passato studentesco del protagonista, laureatosi alla prestigiosa università di Harward, e non mancano riferimento storici, come nei racconti “L’avventura del mezzo decacent del Presidente“, “L’avventura dei dadi dell’Imperatore” o “L’avventura della tromba di Gettysburg“.
Miglior racconto di questa sezione, a mio avviso, “L’avventura della bambola del Delfino“.

Di “Agenzia investigativa Ellery Queen” – la quarta sezione – ci sorprende la brevità dei racconti.
Diciotto storie da non più di sei pagine l’una, da leggersi quando si è di fretta e il tempo stringe, o quando non si ha voglia di impegnare troppo la testa.
Pochi, in questo caso, gli elementi a disposizione del lettore per farsi un’idea del problema, nella maggior parte dei casi basato su giochi di parole.
Una delle raccolte più scanzonate e divertenti, dove le note del traduttore si rendono spesso necessarie per interpretare correttamente i modi di dire locali (le cosiddette “figure of speech“). Da notare anche l’abbandono dei titoli nella forma “L’avventura de…

Nel frattempo giungiamo a pagina 647, poco oltre la metà del tomo.
Ad attenderci una cinquina di racconti intitolata “Full di Queen” che, nemmeno a farlo apposta, rappresenta proprio la quinta sezione.
Un racconto lungo, “La morte di Don Juan“, molto avvincente, seguito da quattro racconti brevissimi, di cinque pagine l’uno, che ricalcano un po’ quanto già visto nel raggruppamento precedente.

Esperimenti deduttivi di Ellery Queen” è un’altra raccolta introdotta da un racconto lungo (“Parola d’ordine: mum“, forse non uno dei migliori) seguito da quindici racconti brevi che oscillano tra le quattro e le dodici pagine.
Si tratta di storie pubblicate a suo tempo su varie riviste, e cominciano a emergere alcune somiglianze con quelle presentate in precedenza, anche se le vicende restano godibili e ben scritte.
A scuola con Ellery Queen“, “La lettera rotta“, “Il club dell’enigma” tra i migliori, secondo il mio gusto personale.

L’ultima sezione per quanto riguarda i racconti (ma non l’ultima del volume) è “Il milionario assassinato e altre storie“.
Un racconto di media lunghezza, “Il movente“, molto interessante, seguito da una manciata di altri racconti brevissimi, tra i quali spiccano “Anniversario di nozze” e “I tre studenti“.

L’ultimo raggruppamento richiede una spiegazione a parte. Ne “Le falene assassinate e altri delitti” troverete infatti le sceneggiature dei radiodrammi trasmessi a partire dal 1939. È possibile che vi ci voglia un po’ di tempo per entrare nel meccanismo di una sceneggiatura, dove il raccontato è completamente sostituito dai dialoghi e poche stringate note riguardanti il tono che gli attori dovrebbero usare.
Stiamo parlando di una sezione da ben 300 pagine, che tutto è fuorché un riempitivo. A mio avviso è la degna chiusura di un volume che si propone come l’opera più completa di questa coppia d’autori, che hanno visto il loro successo crescere proprio grazie alle trasmissioni radiofoniche di allora. Non potremmo capire a fondo Ellery Queen, senza passare per i radiodrammi.

Stavo quasi per dimenticarmene, e qui sì che meriterei una punizione. Il volume si apre con una bellissima prefazione firmata da Carlo Lucarelli, scritta con quel suo stile unico e intrigante. In chiusura, invece, una postfazione di Mauro Boncompagni, che vi illustrerà le similitudini tra Ellery Queen e Philo Vance, la creatura di S.S. Van Dine.

Recensione di Mauro Piva.