Tommy il pentito – Mirko Bodini

Tommy il pentito – Mirko Bodini

Redazione
Protocollato il 26 Maggio 2026 da Redazione
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Il Thriller Café oggi alza la saracinesca a Palermo, dove tra tra i neon tremolanti dei bar, finte fondazioni benefiche e magazzini immersi nel silenzio, prende forma Tommy il pentito di Mirko Bodini.

Come il titolo lascia intuire siamo di fronte a una storia di mafia, narrata nei suoi dettagli impercettibili. Una tazzina spostata, un pezzo di nastro su un vetro, un badge segnato da un punto argento: la lingua segreta che regola traffici illeciti e silenzi omertosi. A indagare su questa grammatica criminale sono la medico legale Rizzo, il maresciallo Paternò, e il ghostwriter: la voce narrante che deve mettere ordine nei frammenti. Imparando questo codice oscuro, scoprirà sulla propria pelle che comprenderlo significa diventare parte stessa della rivelazione.

Al centro di questa ragnatela c’è Tommy, un mafioso stanco, pentitosi dopo aver toccato con mano la verità quando ormai era troppo tardi.

Spogliandola di ogni spettacolarizzazione televisiva, in questo libro Bodini ci propone una Cosa Nostra che agisce in modo chirurgico e inesorabile. Trovare il coraggio per far emergere la realtà dei fatti sarà l’unico modo per non farsi inghiottire dal buio.

Se siete curiosi di saperne di più, continuate a investigare con le nostre tre domande all’autore e un estratto dal libro.

Domande all’autore

Com’è nato questo libro?
Tommy il pentito” è nato dal bisogno di raccontare il peso del silenzio. Non volevo scrivere la solita storia di mafia, ma la confessione di un uomo che ha vissuto dentro quel mondo e che trova il coraggio di parlare. Ho cercato di creare un romanzo umano, cupo e realistico, dove la paura, i ricordi e i sensi di colpa contano più della violenza stessa. Tommy, in fondo, è la voce di chi per troppo tempo è rimasto in silenzio.

Qual è la cosa che i lettori potrebbero apprezzare di più nel romanzo?
Credo che i lettori possano apprezzare soprattutto l’atmosfera del romanzo e la voce di Tommy. Non è il classico personaggio perfetto: è umano, pieno di paure, errori e sensi di colpa. Questo lo rende vero. Molti potrebbero ritrovarsi anche nel tema centrale del libro: il peso del silenzio e il coraggio di dire la verità, anche quando fa male.

Cosa speri rimanga al lettore dopo aver finito “Tommy il pentito“?
Spero che al lettore resti soprattutto una sensazione di verità. Non quella perfetta o comoda, ma quella che pesa dentro anche dopo aver chiuso il libro. Vorrei che rimanesse Tommy, con le sue paure, i suoi errori e il suo bisogno di parlare. Perché, in fondo, il romanzo parla anche di questo: trovare il coraggio di non nascondersi più.

Estratto

La mattina del processo cominciò prima dell’alba. Non avevo dormito. La paura camminava con me, ma non mi rallentava.
Palermo era ancora scura quando la scorta bussò. Due colpi secchi. Aprii.
«È ora», disse l’agente che tossisce prima di ogni curva.
La macchina tagliò la città come una lama. Strade vuote, semafori gialli, saracinesche abbassate. Il mare restava un’ombra.
L’aula bunker spuntò dal cemento come un dente. Fredda, ferma, inamovibile. Le guardie aprirono il varco. Entrammo.
Dentro sapeva di metallo e polvere vecchia. Sedie imbullonate, microfoni muti, vetri spessi. Ogni rumore arrivava spezzato.
Sul lato destro, la gabbia degli imputati. Tre uomini seduti, due in piedi. Giacche scure, camicie chiare. Sguardi senza fretta.
Davanti, il banco della Corte. Il Presidente guardava come chi pesa e non come chi giudica. Accanto, i giudici popolari con le mani ferme sulle ginocchia.
La dottoressa Elena Rizzo mi vide e fece un cenno breve. Il maresciallo Paternò rimase un passo dietro. La sua presenza era una cintura.
Mi sedetti vicino al PM. Le carte odoravano di inchiostro e mani. Ogni foglio aveva il mio respiro addosso.
Il Presidente aprì l’udienza. La voce fu chiara.
«Si dia corso all’esame del testimone Angelo Tommaso».
Il cancelliere mi guardò.
«Le generalità».
Le dissi. Le conoscevo a memoria da quando ho deciso di parlare.
Giurai di dire la verità.
La parola verità fece un rumore diverso dentro di me.
La Rizzo cominciò piano.
«Angelo, partiamo dai luoghi».
Descrissi il Bar Aurora. Il bancone, i tavoli, la radio bassa. Le mattine che iniziavano troppo presto per essere pulite.
Parlai della Cala. Il pavimento scorticato, i doppi fondi, il quadro che si apriva con un gancio.
Raccontai l’Addaura. I cani grandi, i cancelli bassi, le macchine che arrivavano senza targhe in vista.
La penna del Presidente non faceva rumore. I giudici popolari seguivano con lo sguardo, attenti come lettori che non vogliono perdere una riga.
La Rizzo passò alle persone.
«Zio Michele?».
Dissi dell’abito pulito, della voce bassa, del modo di spostare le sedie senza farle stridere.
«Carmine Bellomo?».
Il quaderno nero, la matita, i sette minuti d’anticipo sull’orologio.
«Nino Sciarra?».
Il silenzio che fermava il gioco. L’aria che cambiava quando entrava. Le sedie che smettevano di fare rumore.
La Rizzo mi chiese dei segni. I codici al bancone, il cucchiaino a destra, il posacenere girato. Spiegai tutto senza girarci attorno.
Poi mi fermò con una domanda sola.
«Perché sta parlando, Angelo?».
Sentii tornarmi davanti il bambino ferito al Capo, la camicia sporca di sangue, le urla della madre.
Presi fiato.
«Per coraggio. E perché non voglio più scuse».

Mirko Bodini

Mirko Bodini, nato a Cremona, lavora come operatore socio-sanitario. L’esperienza quotidiana a contatto con la fragilità, il dolore e la dimensione più autentica dell’essere umano ha profondamente influenzato la sua visione narrativa.

Nel tempo libero si dedica alla scrittura di romanzi gialli, noir, horror e fantasy, generi attraverso i quali esplora le zone d’ombra dell’animo umano, il conflitto morale e la tensione psicologica. La sua narrativa si distingue per un linguaggio diretto ma evocativo, atmosfere intense e una forte attenzione alla costruzione dei personaggi. Nei suoi racconti convivono realtà e inquietudine, introspezione e ritmo, in un equilibrio che mira a coinvolgere il lettore sul piano emotivo e narrativo.