The Waterfall – Gareth Rubin
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Oggi al Thriller Café serviamo qualcosa di molto più complesso del solito. Preparatevi a un cocktail a strati, dove ogni sorso ha un sapore diverso e appartiene a un’epoca diversa. La recensione odierna è per “The Waterfall”, la nuova opera di Gareth Rubin (Longanesi, 2025).
Se avete amato l’architettura impossibile di “The Turnglass – La clessidra di cristallo“, sappiate che Rubin ha deciso di alzare la posta in gioco. Qui non abbiamo solo due storie che si specchiano, ma un vero e proprio gioco di scatole cinesi letterarie.
La trama è una spirale. Tutto ruota attorno a un manoscritto misterioso intitolato, appunto, The Waterfall. La storia si dipana su quattro linee temporali distinte, ognuna contenuta nell’altra come in una matrioska.
Londra, 1593: Siamo nei giorni oscuri della morte (o presunta tale) di Christopher Marlowe. Un drammaturgo rivale di Shakespeare si imbatte in un testo che potrebbe cambiare la storia del teatro e della politica inglese.
Inghilterra, 1892: In un isolato priorato trasformato in clinica per malattie mentali, Amos Sacher, un uomo tormentato, cerca di decifrare lo stesso testo, mentre attorno a lui le morti sospette si moltiplicano in stile puramente gotico.
Venezia, 1931: Tra i canali nebbiosi e l’ascesa del fascismo, una donna cerca la verità sulla morte del marito, trovando indizi nascosti proprio in quella vecchia storia.
Hollywood, 1944: In piena atmosfera noir, tra registi esuli e femme fatale, il cerchio si chiude.
Scendendo nella struttura narrativa, Gareth Rubin compie un esercizio di stile impressionante. Ogni sezione è scritta con il tono e il linguaggio dell’epoca di riferimento: si passa dal dramma elisabettiano al romanzo gotico vittoriano, dal giallo classico della Golden Age fino all’hardboiled americano anni ’40.
Il vero protagonista qui non è una persona, ma la “Storia” stessa (con la S maiuscola) e il potere che le narrazioni hanno di influenzare la realtà. Il libro pone una domanda affascinante: siamo noi a scrivere le storie, o sono le storie a scrivere noi?
Tuttavia, è necessario un avvertimento: non è un libro che si può leggere in metro. Richiede attenzione. I rimandi interni sono continui e il lettore deve trasformarsi in un investigatore attivo per collegare i fili che uniscono la Venezia del ’31 alla Londra elisabettiana. La sensazione di disorientamento iniziale è voluta, parte dell’esperienza di perdersi in questa “cascata” di eventi.
In conclusione, “The Waterfall” è un trionfo per chi ama la metaletteratura e i puzzle complessi. Un omaggio colto e divertito ai generi che hanno fatto la storia della narrativa popolare.
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