The travelers – Chris Pavone

The travelers – Chris Pavone

Nicola Mira
Protocollato il 13 Gennaio 2017 da Nicola Mira
Nicola Mira ha scritto 99 articoli
Archiviato in: Libri in lingua originale

The Travelers” è il terzo thriller di Chris Pavone, dopo il grande successo dei precedenti “The Accident” (“Il manoscritto“) e “The Expats” (“Il sospetto“). Quest’ultimo, il suo esordio, ha ricevuto sia l’Edgar che l’Anthony Award per il miglior primo romanzo. L’ultimo lavoro di Pavone è un labirinto ben costruito, pieno di specchietti per le allodole, sotterfugi e inganni, che trascina il lettore a capofitto in un mondo popolato da uomini e donne che si mentono costantemente. Perché è il loro mestiere farlo.

I protagonisti, Will Rhodes e sua moglie Chloe, sono apparentemente una coppia newyorkese della classe media piuttosto ordinaria, sulla trentina: gli yuppie di una volta ma con meno soldi, più debiti e carriere più incerte. Will è un giornalista di Travelers, una storica rivista di viaggi cartacea che fatica a competere nel mondo dell’editoria online, dove tutto viaggia a velocità supersonica. Anche Chloe lavorava per Travelers, ma per ridurre le probabilità che entrambi finissero in esubero ha lasciato la rivista e ha intrapreso una precaria carriera da freelance.

Poi Will, durante una delle sue missioni all’estero in una location glamour, commette un’imprudenza: si innamora di una donna bellissima, Elle, e si ritrova in grossi guai. Elle e un suo robusto socio, sfruttando il ruolo di inviato di Will, lo costringono a lavorare segretamente per un’agenzia governativa americana non specificata. Minacciato dalla rovina del suo matrimonio e della sua carriera, Will è costretto a diventare una risorsa per un’organizzazione che potrebbe benissimo essere la CIA. Il mondo di Will crolla quando deve iniziare a mentire alla moglie, agli amici, ai colleghi e al suo datore di lavoro. È quando scopriamo che quest’ultimo, nella figura del carismatico direttore di Travelers Malcolm Somers, nasconde a sua volta un oscuro segreto, che improvvisamente ci rendiamo conto che l’intero mondo costruito da Pavone fino a quel momento è un’illusione, un segreto dentro un segreto. Proprio come Will, brancoliamo nel buio. Chi sta spiando cosa, e per chi?

Partendo da questa premessa intrigante e ben costruita, The Travelers ha tutti gli ingredienti — e Chris Pavone le capacità narrative e l’acuta comprensione della natura umana — per trasformarsi in un classico dello spionaggio contemporaneo. Pavone si prende i suoi tempi e confesso che a metà romanzo mi sono chiesto se non mancasse un elemento: quel sapore in più dato dalla consapevolezza che c’è in ballo qualcosa di essenziale, che l’esito del gioco (di spionaggio) ha un significato morale. Giusto contro sbagliato, bene contro male, noi contro loro. Qualcosa che tocchi la vita dei personaggi nel profondo, ben oltre il portafoglio, la carriera o le dinamiche matrimoniali. Qualcosa che abbia un valore emotivo o, oserei dire, ideale.

È una prospettiva “vecchio stampo”, lo so. E l’osservazione non dovrebbe sminuire l’intuizione cruciale che Pavone ci offre sul mondo dell’intelligence: ovvero che i giorni del bene contro il male chiaramente definiti, se mai sono esistiti al di fuori di John le Carré, sono ormai acqua passata. La Guerra Fredda è morta e sepolta, nonostante le recenti previsioni apocalittiche del signor Lavrov. Vecchi nemici possono essere nuovi amici e viceversa, e la raccolta di informazioni non segue più i confini nazionali.

Inoltre, lo spionaggio non è, per la maggior parte, roba da 007: è fatica e noia, monotonia piuttosto che adrenalina, piccole infrazioni piuttosto che imprese epiche per salvare il mondo. E la rete di sorveglianza globale (e la contro-sorveglianza) svelata da Edward Snowden tocca la vita degli occidentali in modo diverso, ma non meno insidioso, rispetto alla minaccia del cosiddetto Stato Islamico.

Se c’è un elemento morale di cui Pavone non fa mistero, è che la smania di sapere a tutti i costi, anche per il Santo Graal della sicurezza nazionale (e talvolta non solo per quello, come la storia dimostrerà…), è un mostro che si autoalimenta, capace di perdere ogni misura e danneggiare chiunque si trovi sul suo cammino. I buoni, i cattivi e la miriade di innocenti che vogliono solo vivere in pace la propria vita. Lì risiede il rischio dell’intelligence segreta, e The Travelers è spaventosamente chiaro su questo punto.

Ideali e moralità a parte — The Travelers non si fa scrupoli nel mettere da parte entrambi — la trama è eccellente e funziona come un orologio svizzero. È un meccanismo complicato, l’equivalente di un calendario delle maree aggiunto a un cronografo a fasi lunari con doppio fuso orario. Ma il ritmo del romanzo è veloce e la storia è piena di colpi di scena spiazzanti. A volte c’è relativamente poca azione per un thriller, se si esclude il fatto che i personaggi percorrono interminabili itinerari per individuare eventuali pedinamenti, ma Pavone non lesina sugli altri elementi di una vera spy story: location scintillanti, donne seducenti, qualche uomo affascinante e sorveglianza hi-tech. Meno inseguimenti ad alto numero di ottani e meno acrobazie al 72° piano: il massimo che Will Rhodes riesce a fare è calarsi e saltare da circa sei metri su una scala antincendio in un malandato appartamento di New York (almeno fino alle ultime pagine…).

Il romanzo è innegabilmente appassionante, avvincente, e sfida costantemente il lettore ad anticipare l’intricato complotto di Pavone. The Travelers appartiene infatti a una nuova classe di thriller di alta qualità che non ha paura di mescolare il glamour con l’ordinario, l’azione con l’osservazione. E se ai miei occhi “vecchi”, o forse semplicemente europei, può mancare qualcosa a livello emotivo, certamente l’autore non fa sconti sulla tensione e sulla suspense. Fino all’ultimo il lettore rimane col fiato sospeso, chiedendosi chi sia dalla parte di chi e perché. E quale sia il motivo, la giustificazione di tutto, morale o meno. Soprattutto, però, The Travelers è l’opera di un autore elegante, perspicace e diabolicamente intelligente che non vedo l’ora di leggere di nuovo.

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