The Good Girl – Michelle Dunne

The Good Girl – Michelle Dunne

Giuseppe Pastore
Protocollato il 7 Luglio 2026 da Giuseppe Pastore
Giuseppe Pastore ha scritto 967 articoli
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Cari avventori del Thriller Café, oggi vi versiamo un cocktail a base di whiskey irlandese e caffè estratto a freddo (come quello che vi servirebbe una tranquilla barista alle sette del mattino). Alziamo la saracinesca a Cork per esplorare “The Good Girl” di Michelle Dunne (Nua Edizioni), un thriller psicologico in cui la domanda non è chi sia l’assassino, ma fino a che punto la mente umana possa spingersi prima di spezzarsi definitivamente.

La protagonista è Grace, ventisette anni, barista, la definizione stessa di invisibile. La sua intera esistenza ruota attorno a un unico scopo: prendersi cura della sorella minore Amber, offrendole pasti caldi e una casa pulita. Cose che nella loro infanzia devastata dai traumi non hanno mai conosciuto.

Ma dietro la facciata di brava ragazza, Grace nasconde un “piccolo” segreto: a casa sua c’è un uomo, legato a una sedia, lasciato morire lentamente.

Sarà solo la prima sparizione in città. Uomini apparentemente scollegati tra loro scompaiono nel nulla, accomunati solo da un’inquietante somiglianza fisica con un fantasma del passato di Grace. A indagare è, il detective Jerry Hughes, un uomo che conosce fin troppo bene la brutale infanzia delle sorelle Murphy, un passato che ha segnato profondamente anche la sua stessa vita.

Viaggio dentro la mente di una serial killer al femminile, “The good girl” è un thriller psicologico cupo e viscerale; se amate il true crime narrativo e non avete paura di guardare in faccia i mostri creati dalla società, continuate l’approfondimento con due domande all’editore e un breve estratto.

Due domande

Qual è la cosa che i lettori potrebbero apprezzare di più nel romanzo?
Spesso si pensa che il Male sia qualcosa di distante, ma la verità che Michelle Dunne ci sbatte in faccia con “The Good Girl” è molto più inquietante: il Male può avere il volto rassicurante della ragazza che ci serve il caffè ogni mattina.
Grace Murphy non è la solita protagonista. È una brava ragazza che ha imparato a sopravvivere in un mondo che non le ha regalato nulla, se non dolore e fame. Ma è proprio questa sua apparente normalità a rendere la storia così magnetica e disturbante.

Perché leggerlo?
L’autrice ha costruito un meccanismo narrativo in cui la vendetta non è un impulso improvviso, ma un piatto preparato con una cura metodica e agghiacciante. Il suo è un romanzo che scava nel passato, trascinandoci in una ricerca della verità che è anche una discesa negli abissi della mente umana.
The Good Girl” si distingue per la sua voce cruda e per la capacità di trasformare un quartiere degradato in un palcoscenico dove ogni ombra nasconde un segreto inconfessabile.

Estratto

«Che cosa ho fatto?» Lui biascicò e sbavò mentre parlava, cosa che cercava di fare spesso. Anche se non diceva nulla di interessante. Solo diverse varianti di “Non ho fatto niente”.
Di solito, non lo faceva. Non restava ad ascoltarlo concedendogli un pubblico. Ma aveva provato a ignorarlo. Aveva provato a farlo morire di fame, a drogarlo, a purificare il suo corpo da tutto ciò che lo sosteneva. Aveva provato a dargli una lezione e aveva fallito. Sembrava che a uomini come lui non si potesse insegnare nulla. Eppure, la faceva arrabbiare sentirsi ripetere la stessa domanda, come se lui non ricordasse nulla. Come se distruggere la vita di Grace e di sua sorella potesse essergli semplicemente svanito dalla mente.
«Per favore… dimmi cos’ho…»
Lei balzò in piedi prima di sentire un’altra parola e lo colpì sulla testa con l’attizzatoio di ferro battuto. La guancia si squarciò, lasciando uscire un fiotto di sangue, mentre il corpo sussultava con violenza. La testa gli ciondolò, prima di lato e poi in basso, così che il mento si posò sul petto. Grace rimase in piedi sopra di lui per alcuni istanti, con l’arnese tenuto mollemente al fianco. Ricordava la paura che l’aveva divorata incombendo sopra di lui tanti anni prima. Paura che non le avrebbero creduto. Paura di ciò che aveva fatto e delle conseguenze che avrebbe portato. Paura che l’avrebbero incolpata. Che avrebbero incolpato Amber.
Ora non provava più quella paura. Non c’era niente che potessero fare per ferire sua sorella più di quanto lei non stesse già facendo a se stessa, e con Grace avevano già scoperto le loro carte. Eppure, si trattenne dal picchiarlo, cosa che desiderava disperatamente. Questa volta non sarebbe tornato a casa, ma avrebbe sofferto. Lasciò cadere l’attizzatoio e usò due dita per aprirgli un po’ di più la ferita sul viso, per fargli uscire altro sangue, strappandogli un urlo. Aveva già usato l’attizzatoio per colpirlo sugli stinchi. Forse gli aveva spezzato le ossa, il che non era nelle sue intenzioni, ma non ci avrebbe di certo perso il sonno. Il sangue formò una pozza intorno ai suoi piedi, insieme alla diarrea che lei gli aveva causato. Era un vero disastro.
Perfetto.
Prese un paio di calzini neri arrotolati e glieli infilò in bocca. Li fissò con del nastro adesivo che gli avvolse intorno alla testa, evitando la lacerazione sulla guancia. Voleva che fosse esposta. Fece un passo indietro e lo osservò. Soddisfatta, andò a rannicchiarsi contro il muro di fronte a lui e aspettò che smettesse di piangere. Doveva rendersi conto di cosa stava per succedere.
«Sono cresciuta in una casa piena di topi.» Grace parlò a bassa voce, catturando immediatamente la sua attenzione, perché lui smise subito di piagnucolare. «Molti la riterrebbero una situazione orribile. Ma non lo è.»
Fece una pausa per cogliere la sua reazione. Per percepire la sua paura, che ora era palpabile.
«La gente vede un topo e si spaventa. Pensa che siano delle bestie disgustose, puzzolenti e portatrici di malattie. Ma sapevi che un topo si prende sempre cura di un suo simile ferito o malato nel gruppo?» proseguì. «Vedi, i topi si preoccupano gli uni degli altri. Fanno tutto il necessario per la loro famiglia. I cinesi li conoscono e hanno dedicato loro un anno intero. Dicono che i topi siano creativi, intelligenti e onesti. Cosa ne pensi?»
Lui faticò ad alzare la testa e guardarla, ma non sembrava voler esprimere un’opinione. Non che potesse farlo con il bavaglio sulla bocca.
«Non preoccuparti, non mi aspetto che tu risponda. So già cosa pensi dei topi. Ne vedi uno e il tuo istinto è di prenderlo a calci, magari inchiodarlo a terra e torturarlo. Ma sapevi che i topi hanno anche un’ottima memoria? Non dimenticano mai niente.» Si alzò, gli girò lentamente intorno e prese una piccola scatola di cartone che aveva messo in un angolo della stanza.
«A differenza tua, a quanto pare. Tu hai una memoria molto corta, vero?»
Sul momento, lui socchiuse gli occhi, ma poi li spalancò quando lei si accovacciò di nuovo contro il muro di fronte con in mano una scatola contenente quattro bellissimi topi marroni.
«Quando ero piccola, ti consideravo un topo. Ma questo è stato prima di capire che fosse un insulto verso queste incredibili creature.» Si alzò e si avvicinò di nuovo. Si chinò, in modo da avere il viso più vicino al suo di quanto avesse mai desiderato. Ma voleva essere sicura che la sentisse e la comprendesse. «I topi sono dei sopravvissuti. Noi siamo sopravvissute a te. Ma tu riuscirai a sopravvivere a noi?»
Fece un passo indietro e posò la scatola sul pavimento. La aprì con un calcio e osservò gli animaletti curiosi e affamati annusare il nuovo ambiente e iniziare a esplorare la loro libertà. Poi si diresse verso la porta. Scrutò per un ultimo istante le bestiole che prendevano confidenza con lo spazio. Rimase giusto il tempo di vederli annusare l’aria e poi correre verso le ferite aperte. Sorrise, sapendo che se ne sarebbero nutriti come se la loro vita dipendesse da quello, poi chiuse la porta e fece scattare la serratura.

Michelle Dunne

Michelle Dunne è un’autrice bestseller di thriller psicologici, horror e suspense e domestic noir ambientati in Irlanda.
I lettori amano i personaggi unici che guidano le sue storie dalla trama serrata, spesso descritte come oscure, piene di colpi di scena e ricche di suspense. Perfette per i fan di John Marrs, Jason Rekulak e Frieda McFadden. Tra i suoi libri figurano “The Good Girl“, “The Imaginary Friend” e “A Good Mother. Le sue opere sono state tradotte in diverse lingue e opzionate per la televisione.
Michelle è anche la fondatrice e organizzatrice dello “Spike Island Literary Festival“, oltre a collaborare al festival internazionale del crimine di Dublino, “Murder One“.