Svegliare i leoni – Ayelet Gundar-Goshen

Svegliare i leoni – Ayelet Gundar-Goshen

Editore: Feltrinelli
Nicola Mira
Protocollato il 27 Ottobre 2016 da Nicola Mira con
Nicola Mira ha scritto 99 articoli
Archiviato in: Recensioni libri

Svegliare i leoni” dell’autrice israeliana Ayelet Gundar-Goshen è una creazione letteraria audace e che sfida i generi. Anche se sapessi l’equivalente ebraico del termine noir (come nel genere), esiterei ad applicarlo a questo straordinario romanzo, così ricco di significati, prospettive e intuizioni. Gundar-Goshen, autrice di “One Night, Markovitch“, vincitore del Premio Sapir per il miglior debutto, ha conseguito un master in Psicologia Clinica. Non sorprende quindi che sia in grado di intrecciare un racconto sui lati della nostra mente che spesso, consapevolmente o meno, ci nascondiamo.

Il dottor Eitan Green è un neurochirurgo quarantenne che lavora presso l’ospedale Soroka a Beersheba, la quarta città più grande di Israele, situata ai margini del deserto del Negev. È dedicato, intelligente e onesto, tanto che ha abbandonato una carriera di successo a Tel Aviv per essersi rifiutato di essere coinvolto in uno scandalo di corruzione con il suo mentore scientifico, l’eminentissimo prof. Zakai.

Di conseguenza, vive come molti altri professionisti medici che lavorano in piccole cliniche, lavorando duramente sotto forte stress ma riuscendo comunque a condurre una vita familiare serena con sua moglie Liat, un’ispettrice di polizia locale, e i loro due giovani figli.

Una notte, mentre Eitan torna a casa dal lavoro, il tessuto della sua vita viene brutalmente lacerato da nessun altro se non da lui stesso. Investe un uomo, un immigrato eritreo illegale che camminava lungo la strada nel deserto. Spaventato e confuso, vedendo l’uomo ferito morire, fugge senza riferire a nessuno dell’incidente.

Per Eitan, è l’inizio di un incubo. C’è l’incredulità per questo comportamento completamente fuori dal personaggio, c’è il suo straziante senso di colpa per non aver confessato l’incidente a Liat, con la quale ha una relazione stretta e soddisfacente. C’è la vergogna di aggrapparsi all’apparenza di una vita normale, come medico compassionevole, marito affettuoso e padre devoto, dopo aver ucciso un uomo. E, improvvisamente, c’è Sirkit, la bellissima e enigmatica moglie eritrea dell’uomo che ha praticamente ucciso, che arriva a casa sua senza preavviso. La sua apparizione ha qualcosa di magico, anche se è solo la conseguenza prosaica del fatto che Eitan abbia perso il portafoglio sul luogo dell’incidente.

Per Eitan, l’apparizione di Sirkit è l’inizio di un incubo ancora più angosciante. Perché lei è decisa a vendicarsi per la morte di Asum, suo marito. Incontrandola di nuovo il giorno successivo, Eitan le dà dei soldi, che lei in realtà non aveva chiesto. La donna li prende ma poi chiede qualcosa in più. Qualcosa di sorprendente e oneroso, a cui Eitan non ha alternativa se non cedere, mettendo a rischio la sua carriera, la sua stessa esistenza e la sua vita familiare.

La richiesta di Sirkit non è certo l’ultima delle sorprese che Gundar-Goshen riserva ai suoi personaggi e al lettore, ma sarebbe riduttivo descrivere questo romanzo solo in termini di trama, per quanto avvincente possa essere. Ciò che ho trovato seducente è l’abilità, la cura e persino la passione con cui Gundar-Goshen crea i suoi personaggi. Ognuno di loro, per quanto piccolo possa essere il ruolo che ricopre nella storia, viene rappresentato con meticolosità. Ognuno è un originale, di ognuno conosciamo quegli aspetti della personalità e piccoli dettagli che rendono un personaggio intensamente reale.

Non è un’impresa da poco, poiché il cast di “Svegliare i leoni“, oltre a Sirkit, Eitan e la sua famiglia di tre persone (senza contare l’ombra del fratello morto), include un sospettoso proprietario di kibbutz, una famiglia beduina – persone che sono accettate malvolentieri dal resto della società israeliana, e mai a pari condizioni – e un gruppo desolato di immigrati illegali eritrei e sudanesi, che vivono ancora più lontani dal centro della vita comune rispetto ai beduini.

Questo nugolo di persone è uno dei principali successi del romanzo: tutti sono ben resi, con le loro diverse vite, costumi e aspirazioni. Tale profondità di prospettiva è occasionalmente ipnotica, poiché Gundar-Goshen, oltre a farci vedere il mondo dagli occhi dei suoi personaggi, aggiunge la sua intuizione autoriale, come un ulteriore strato di percezione che, sebbene affascinante, ogni tanto rallenta il ritmo.

Ma, come ho scritto all’inizio, ciò che ammiro di questo libro è la sua energia che sfida i generi. Etichettarlo come un thriller piuttosto che qualsiasi altra cosa, e valutarlo secondo gli standard della scrittura di thriller occidentali contemporanei, sarebbe fuorviante. “Svegliare i leoni” ha il potere magico di portarci in un luogo diverso e affascinante, sia geograficamente che psicologicamente, e solo per questo è un romanzo straordinario. Che sia anche una narrazione appassionante, con una serie di colpi di scena drammatici ben orchestrati, aggiunge solo al piacere del lettore, ed è ulteriore prova delle abilità di Ayelet Gundar-Goshen come autrice, una delle cui opere spero di leggere nuovamente molto presto.

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