Sull’orlo del baratro – Robbie Morrison
Essere poliziotti nella Glasgow del 1932 non è per nulla facile, e ne sanno qualcosa Jimmy Dreghorn e Archie McDaid; magro e nervoso il primo, gigantesco e pacato il secondo sembrano la più improbabile delle coppie, ma fanno il possibile in una città dove le gang cattoliche e protestanti si combattono, dove disoccupazione e ferite di guerra non ancora cicatrizzate aumentano la tensione, e la corruzione è altissima ad ogni livello della società
Quando il genero di uno dei più ricchi costruttori navali viene ripescato dal fiume Clyde con la gola tagliata, Jimmy sa che quello sarà un caso dal quale stare molto lontano: trascinato suo malgrado in un’indagine che riporta a galla vecchie vicende personali e un lontano amore finito male, Jimmy e il suo compagno si troveranno ad indagare su uno spietato assassino e pericolosi segreti nel cuore più nero di Glasgow.
Che la professione di fumettista di Robbie Morrison sia un indubbio vantaggio è evidente fin dalle prime pagine di “Sull’orlo del baratro“: ritmo incalzante, brutalità, una vena malinconica e nerissima che ben si adatta alla Glasgow del 1932 caratterizzano questo egregio esordio con un romanzo che richiama un immaginario visivo che sta tra la Chicago di Al Capone e la distopia futurista di Judge Dreed, tra Peeky Blinders e Batman.
Se Morrison si fosse fermato alla trasposizione in un noir di una sceneggiatura, saremmo di fronte a un romanzo d’azione inconsueto nell’ambientazione e di ottima fattura – e sarebbe già tanto – , ma c’è molto di più di questo: riecheggiano gli echi del tartan noir – corrente letteraria a cui l’autore espressamente si ispira – e delle opere di Raymond Chandler, portando la narrazione su un altro livello nel quale malinconia, fragilità, amarezza si fondono in un affresco storico popolato da personaggi affascinanti.
I ritratti dei protagonisti, in un certo modo, sono esattamente quello che ci si aspetta e nello stesso tempo il loro contrario: i poliziotti puri e duri, la femme fatale, i criminali, sicuramente, a una prima vista, corrispondono all’immagine che tanta letteratura e cinema hanno creato. Ma bastano poche pagine, basta andare al di là della facciata, per scoprire un’umanità ancora ferita dal ricordo di una guerra non così lontana, da una società travolta dalla crisi economica che corrompe gli animi, dai traumi personali.
Così Jimmy Dreghorn è il poliziotto eroe di guerra incapace di diplomazia, nato nei quartieri poveri e con trascorsi da ex pugile, mentre il suo compagno Archie McDaid è un figlio delle Highland conservatore, ottimo suonatore di cornamusa e di animo conservatore. La bellissima Isla è la ricca ed elegantissima ragazza dei quartieri alti e primo amore – finito male – di Jmmy, Sir Percy Stillitoe è il capo della polizia deciso a debellare la criminalità, e così via: ma dietro ogni personaggio c’è una persona che – a modo suo – conduce una propria battaglia esistenziale. E che per Draghorn e McDaid è l’eterna lotta tra il bene e il male, anche se questa non è una lotta che prevede necessariamente il bianco e il nero.
“Siamo tutti sull’orlo del baratro. Alcuni di noi ci cadono dentro, altri ci vanno di proposito, altri ancora vengono spinti. Ma il baratro è lì, che ci aspetta tutti. Quello che conta è il modo in cui lo affrontiamo.”
Glasgow è qualcosa più che lo sfondo per le vicende, è una città cupa e viva, attraversata dalle lotte tra gang rivali che si contrappongono per denaro e per religione: l’ottima scrittura di Morrison racconta uno squarcio d’epoca complesso, nel quale fonde fantasia e personaggi realmente esistiti (Sir Percy Stillitoe fu veramente il capo della polizia di Glasgow, e sarà il fondatore dell’MI6) si fondono in un racconto corale violento e struggente di una città dominata dai grigio degli edifici, dal nero del carbone e dal rosso del sangue.
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