Dopo “Il canto della falena”, con il quale ha vinto il Premio Tedeschi 2021, Maria Elisa Aloisi, siciliana, avvocato penalista, torna con “Sto mentendo, un caso per Ilia Moncada”, Edizioni Mondadori.
Ilia, abbreviazione confidenziale di Emilia Moncada, è la brillante avvocatessa che si ritrova a sostituire un collega più anziano nella difesa di Damiano Crisafulli nel processo in cui è imputato per omicidio. Tutto è contro di lui, le prove a suo carico sono molteplici e pesantissime. L’uomo assassinato è Carlo Spadaro, geriatra sul cui capo pendeva una accusa abominevole: pedofilia e abuso ai danni della sua stessa figlia.
È il 9 novembre, siamo a Catania, e due donne che stanno cercando Kevin, il bambino che un attimo prima giocava nel cortile con il pallone, trovato il corpo di Carlo Spadaro, assassinato da qualcuno che, almeno apparentemente, non ha lasciato tracce di sé. Una delle due donne muove un passo verso il cadavere e, preso atto dell’accaduto, dice: “Ora te la do io l’estrema unzione” e gli sputa addosso.
L’argomento è tra i più difficili, viscidi e dolorosi da affrontare, ma la Aloisi ci riesce con professionalità. Riesce a evitare i luoghi comuni, non cade nelle trappole del politicamente corretto ad ogni costo, riesce a prendere le distanze da tutto e da tutti. L’unica cosa che le interessa è la verità. Pur sapendo che il suo compito è difendere il suo cliente, non si impone di farselo piacere né lo chiede al lettore. “Nel rispetto della toga che indossa” diventa il suo avvocato difensore, dentro la storia e fuori dalla storia.
“Sto mentendo” è un legal thriller che si snoda un passo alla volta, senza fretta, dentro le aule del tribunale, dentro le case, dentro la vita dei tanti personaggi che passano sotto gli occhi. La vita della protagonista è lo sfondo a tratti pesantissimo della vicenda e non sempre è semplice per lei tenere i propri dolori personali sufficientemente lontani dal lavoro. Non lasciarsi inquinare non è facile. Conservare la lucidità a tratti è davvero un’operazione complessa, ma non impossibile.
Colleghi, amici veri e amici falsi, professionisti appartenenti ad aree diverse, che si muovono ciascuno nel proprio ambiente e portano con sé il lettore dentro situazioni talvolta disumane. Non si riesce a restare indifferente, la tentazione di schierarsi è forte, intensa, quasi necessaria, ma Ilia Montada ci riporta sempre al nocciolo della questione: la verità che nessuno dice.
E allora la formula che ogni testimone recita nel sedersi sul banco degli imputati, alle sue orecchie, così come alle nostre, diventa, semplicemente: “Sto mentendo”.
L’autrice è avvocato penalista, la toga la indossa davvero, e si sente, si capisce bene, si intuisce ad ogni passaggio, ad ogni snodo, ma questo non è un limite, anzi, è un potente arricchimento per il lettore. Nulla è approssimativo o lasciato al caso. In quelle aule di tribunale ci siamo anche noi, insieme a lei. I dialoghi scorrono talmente veloci da confondersi con la realtà e mai è necessario fermarsi per capire meglio chi sta parlando, segno inconfondibile della padronanza della Aloisi possiede delle strutture migliori strutture narrative.
Scrivere un giallo è difficile, il rischio di violare qualche regola di base è sempre altissimo, ma lei riesce a rispettarle tutte così agevolmente da farle sembrare semplici. Anche quando nella storia appaiono personaggi secondari, essi non lo sono mai davvero, perché il loro tratteggio è intenso, preciso, adeguato, sia quando sono funzionali alla storia, sia quando servono, invece, a meglio rendere, con profondità di campo, la vita della protagonista e il senso delle sue scelte.
Ilia Moncada ama vincere, ma non a ogni costo. Vuol vincere giocando una partita pulita che conduca, possibilmente, all’assoluzione del suo cliente, ma solo se lo merita davvero. Perciò viene meno il motto del penalista medio, che è quello di non chiedersi nemmeno se il proprio cliente è colpevole davvero. Anche la Moncada vuole salvare il cliente che la paga per essere condotto verso l’assoluzione, ma alla nostra penalista sta più a cuore far emergere la verità, pezzo dopo pezzo, dovunque essa conduca.
Un romanzo che parla di bambini e di vecchi, due argomenti apparentemente agli antipodi, ma in realtà vicinissimi, che si congiungono quando Ilia Montada dice: “sono i più deboli, i più indifesi”. Così come gli animali.
Lo stile della Aloisi è secco, ma non scarno, delicato, ma non leggero. Adeguato di volta in volta alla materia trattata, capace di rappresentare sia la forza che la debolezza umana. E quando la protagonista dichiara: “In tutte le storie che avevo amato da bambina era stata sempre affascinata dai personaggi forti, avevo ammirato la loro tenacia capace di capovolgere il destino. Ogni volta che la vita mi si metteva di traverso, io, invece, schiacciavo un pisolino” noi lettori, che abbiamo imparato ad amarla, sappiamo che ciò che le mette le manette non è veramente l’incapacità d’agire, ma la sua assoluta necessità di vincere rispettando le regole.
Per riepilogare: i temi sono difficili, ma trattati con coraggio. Affrontare argomenti come la pedofilia, la giustizia e la verità in modo diretto, ma rispettoso, è cosa rara. Il fatto che l’autrice riesca a non scivolare nel melodramma o nel moralismo gratuito è un punto di grande forza. La struttura è solida, il ritmo controllato. La narrazione procede con consapevolezza, senza cadute di tensione. Ilia Moncada emerge come una figura complessa, umana e forte, che non ha bisogno di eroismi per essere credibile. La sua integrità morale, unita alla fatica di mantenerla, è uno dei tratti più interessanti. La competenza giuridica dell’autrice si sente, ma non pesa. Al contrario, conferisce realismo e autorevolezza ai dialoghi e alle dinamiche processuali. La “toga” non è un travestimento, ma parte dell’identità narrativa. Scorrevole, fluida, veloce, la storia scorre pagina dopo pagine, conducendo tutti, giudice compreso, alla soluzione finale, l’unica possibile, l’unica in grado di unire tutti i puntini senza trucchi che il lettore non accetterebbe.
La riflessione sulla verità come concetto sfuggente, spesso sacrificato sull’altare del pregiudizio o del bisogno di semplificare, è centrale. Ilia non vuole vincere a ogni costo, bensì “capire com’è andata veramente”. I più deboli – bambini, anziani, animali – sono il cuore etico del romanzo. Il legame tra vulnerabilità e giustizia è trattato senza paternalismi, ma con empatia autentica.
Recensione di Simona Conte.
Maria Elisa Aloisi
Maria Elisa Aloisi, nata a Lentini e vive a Catania, dove esercita la professione di avvocato penalista. Ha pubblicato nel 2019 “Fiutando il vento“, con il quale si è aggiudicata il premio Il Borgo Italiano, nel 2021 “Il canto della Falena“, con il quale ha vinto il Premio Tedeschi e nel 2024 il giallo per ragazzi “Il mistero di Villa Polifemo“. È sposata e ama gli animali.
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